Il governo Conte ha ottenuto la fiducia al Senato

È successo un po’ di tutto, da un “momento Var” per il voto in extremis del senatore Ciampolillo alla polemica politica fra Conte e Renzi. I Sì sono stati 156: ma ora l’esecutivo è debole, ed è difficile dire che succederà da qui in avanti

(foto: ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ottenuto una fiducia al Senato con 156 voti favorevoli e 140 voti contrari, oltre a 16 astensioni. Fino all’ultimo istante prima del voto, arrivato in serata, i retroscena degli esperti e i commentatori avevano previsto un conteggio variabile tra i 152 e i 158 voti favorevoli al governo in carica, minore dei 161 necessari alla maggioranza assoluta nella camera alta. Il premier è riuscito a non andare sotto, ma il suo governo ha ottenuto una maggioranza debole e Giuseppe Conte sarà costretto a interloquire col Quirinale e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: le ipotesi in campo sono un nuovo incarico – il cosiddetto Conte ter – un rimpasto o, in caso di una mancanza di accordo tra i gruppi parlamentari, le dimissioni del premier e un possibile prossimo ritorno al voto.

Alla fine della seconda chiama, Palazzo Madama è stato testimone di una diatriba procedurale piuttosto insolita: il senatore pugliese ex 5 stelle Lello Ciampolillo, assente alla prima e seconda chiama, ha chiesto di poter esprimere la sua preferenza in extremis, creando il caos in aula. La presidente Maria Alberti Casellati si è consultata con i questori del Senato tra le proteste generali, ha chiesto di poter rivedere “il video” delle votazioni e si è creata un’attesa di decine di minuti. Alla fine dall’analisi delle immagini registrate è stato accertato che Ciampolillo e Riccardo Nencini (del Psi, che ha prestato il simbolo a Italia viva per la costituzione del suo gruppo parlamentare) sono arrivati in Senato prima dell’annuncio dell’inizio delle votazioni, dunque sono stati riammessi al voto. Sia Ciampolillo che Nencini hanno poi votato a favore della fiducia.

Tra i voti più discussi ci sono stati quello dell’ex assistente e consigliera personale di Silvio Berlusconi, la forzista Mariarosaria Rossi, che ha scelto di votare Sì e lascerà Forza Italia. Tiziana Drago e Michele Giarrusso, ex Movimento 5 stelle ora al Gruppo Misto, hanno invece negato la loro fiducia al governo. Anche Carlo Martelli e le forziste Anna Carmela Minuto e Laura Stabile hanno scelto di votare No.

Dopo il minuto di silenzio alla memoria di Emanuele Macaluso, nel suo intervento di apertura ella mattinata Conte ha replicato il discorso di ieri alla Camera, attaccando Italia viva e definendola “irresponsabile” per aver aperto una crisi durante la pandemia. Ha poi ribadito la sua rinuncia alla delega ai servizi segreti e all’interim al ministero dell’Agricoltura, replicando di fatto – e non solo su questi punti – il discorso tenuto ieri alla Camera. Più tardi, il premier si è rivolto direttamente ai parlamentari “volenterosi”, chiamandoli anche per nome in molti casi, e ha detto che la bozza del Recovery Plan è stata modificata in Consiglio dei ministri anche grazie a Italia viva: “Quando mai non si è discusso?”, è tornato a chiedere polemicamente a Renzi il premier.

Le prese di posizione nel corso della lunga giornata di Palazzo Madama sono state molteplici: alcune decisamente attese, altre, si diceva, meno. I senatori Mario Monti e Gregorio de Falco hanno confermato la loro volontà di votare per la fiducia, motivando la loro scelta con la necessità di stabilità per affrontare la pandemia. Emma Bonino di +Europa ha accusato Conte di non avere un piano sui vaccini “serio e dettagliato” e l’ha criticato per il suo uso dei dpcm. Motivando il suo voto contrario alla fiducia ha concluso dicendo “serve un governo forte e reponsabile e il suo non lo era prima e non lo sarà domani”.

Ma uno dei centri nevralgici della giornata è stato certamente l’intervento di Matteo Renzi: il grande artefice della crisi è intervenuto nella seconda parte della discussione e ha espresso la necessità di un “governo più forte”. Secondo Renzi, Palazzo Chigi non avrebbe ascoltato le proposte di Italia viva per fronteggiare la crisi economica, sanitaria ed “educativa”, e il premier in particolare avrebbe preferito “l’arrocco” in parlamento. “Ora o mai più” ha risposto l’ex premier alle critiche che gli sono state mosse rispetto al tempismo scelto, perché “ora ci giochiamo il futuro, non tra sei mesi”, facendo riferimento alla nuova presidenza degli Stati Uniti, agli accordi con la Cina e le istituzioni europee e al G20 di quest’anno. In seguito le posizioni renziane sono state ribadite dalla ormai ex ministra Teresa Bellanova, che ha rincarato la dose dicendo che “il tempo perso è imperdonabile” ma poi ha annunciato l’astensione di Italia viva, che dopo il discorso di Renzi era sembrata in forse (e avrebbe complicato parecchio le cose all’esecutivo.

Il leader della Lega Matteo Salvini è intervenuto a sera inoltrata durante le dichiarazioni di voto: ha parlato di ciò di cui parla di solito (dicendo che Conte “fa regali agli scafisti”, tra le altre cose), ma si è anche espresso con veemenza contro il blocco degli sfratti e alcune ipotetiche condizioni imponibili da Bruxelles per lo sblocco dei fondi europei, come il taglio delle pensioni. In merito alla crisi ha detto “è tutta in casa vostra”, rivolgendosi a Pd e 5 stelle.

Fonte : Wired