Il governo Conte ottiene la fiducia al Senato ma non la maggioranza assoluta

Redazione 19 gennaio 2021 21:22

Il governo Conte ottiene la fiducia ma non la maggioranza assoluta al Senato e si ferma a quota 156 voti raggiunti nonostante qualche sorpresa dell’ultim’ora. I no sono stati 140 e gli astenuti 16. Si apre ora una fase nuova per l’esecutivo: il presidente del Consiglio dovrà sostituire i ministri di Italia Viva e cercare i voti per i suoi provvedimenti in Senato di volta in volta. Decisivo il voto del senatore Lello Ciampolillo. Il senatore ha chiesto di votare ma la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, lo ha fermato: “Avevo già chiuso la votazione della seconda chiama”. Successivamente Casellati ha validato il suo voto e quello di Riccardo Nencini, anche lui assente alle prime due votazioni, e la quota di voti da 154 è arrivata a 156. Sono stati comunque decisivi i voti dei senatori a vita e di due esponenti di Forza Italia. 

Il governo Conte ottiene la fiducia al Senato con 156 voti

Il risultato è il frutto di alcune sorprese. La senatrice di Forza Italia Mariarosaria Rossi del gruppo Forza Italia-UdC ha votato la fiducia, così come Andrea Causin. Laura Stabile, sempre di Forza Italia, ha invece votato no, così come Tiziana Drago, ex M5s. Da Gregorio De Falco è invece arrivato l’ok, così come da Elena Fattori. Mario Michele Giarrusso ha invece votato no, così come Carlo Martelli, Marinella Pacifico e Gianluigi Paragone. Subito dopo Antonio Tajani ha fatto sapere che Rossi e Causin sono fuori dal gruppo di Fi. Per Rossi si tratta di una defezione che ha del clamoroso, destinata a far discutere all’interno e fuori dal partito. Uno strappo che coglie di sorpresa i vertici di Fi, inaspettato fino ad ora, mentre l’addio di Causin era nell’aria da qualche giorno e la sua assenza dell’Aula sin da stamane non aveva fatto altro che destare sospetti.

Italia Viva si è astenuta, anche Comencini, Conzatti e Cucca che erano in bilico. Mauro Marino, senatore di Iv, non ha votato la fiducia, ma è assente giustificato per Covid. Riccardo Nencini era assente ma poi è stato riammesso al voto. Ciampolillo invece durante il voto di fiducia a palazzo Madama non ha risposto alle prime due chiamate, ma sul filo di lana, quando la presidente del Senato aveva già chiuso le votazioni ha chiesto di poter esprimere il suo voto. Casellati ha deciso di fermare tutto e ricorrere alla registrazione della seduta prima di decidere se riaprire o meno il voto all’ex senatore del M5S. Alla fine Ciampolillo è stato ammesso e ha votato sì come Nencini, che quindi salva il governo come aveva annunciato. “Ho votato la fiducia convinto dall’apertura di Conte alle forze liberali, popolari e socialiste. Una casa utile per sostenere il governo. Lo avevo deciso da un pezzo”, ha detto dopo il voto il senatore Nencini. Quanto al ritardo nel voto, “ero in una riunione”. E Renzi sapeva del suo voto? “C’è ottimo rapporto con Renzi”, ha chiuso Nencini. 

Riccardo Nencini: chi è l’uomo che ha salvato Conte

Prima, nelle repliche al dibattito sulla fiducia, il presidente del Consiglio – forse anche complice il fatto che poco prima a lanciare l’affondo era stato direttamente Renzi guardandolo in faccia dai banchi di palazzo Madama – aveva citato espressamente “il senatore di Italia viva Matteo Renzi” e si era tolto  qualche sassolino dalle scarpe e risponde fermo, ma per le rime. La premessa sembra essere una replica all’accusa di “arrocco”: “Se questo governo non avrà i numeri andrà a casa”. Quindi, cita la Costituzione e alla difesa di Iv che ha sempre rivendicato di non tenere alle poltrone, a differenza di altri, Conte scandisce: “Parlate sempre di poltrone, io non mi vergogno di dire che siamo seduti su queste poltrone, non è importante dire che non si è interessati alle poltrone, ma essere interessati a starci seduti con disciplina e onore”. 

Governo Conte e fiducia senza maggioranza: cosa succede ora

Il premier esce da Palazzo Madama con una maggioranza relativa. Una maggioranza che Conte si impegna ad allargare per tutta la giornata. Telefonate ed incontri si succedono nelle pause dei lavori nella stanza dove si chiude con il suo staff per due volte. Il premier nei prossimi giorni (forse già domani) si recherà al Quirinale per un colloquio informale sulla situazione politica. Ed è probabile che, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Conte spieghi di voler rafforzare la maggioranza e di prendersi alcuni giorni per farlo. Solo dopo il premier si recherà alle Camere per una nuova fiducia. Difficilissimo, tuttavia, che non debba passare dalle dimissioni.L’unica via, allora, è quella di ripresentarsi, fra almeno una settimana, al Colle da dimissionario e con un accordo di maggioranza in tasca. A quel punto Mattarella potrebbe dargli un incarico esplorativo per un Conte-ter e dar vita a consultazioni. Si tratterebbe di una crisi pilotata, con pochi rischi ma con l’eventualità – spiega una fonte vicina al premier – di “forche caudine” in Aula che vedrebbe l’opposizione urlare contro “chi pensa solo alle poltrone”.

Il Colle, tra l’altro è alla finestra, consapevole che Conte potrà prendersi il tempo che serve per il “ter” ma che, allo stesso tempo, le sfide del Paese richiedono rapidità d’azione. Tempi stretti che, sta chiedendo il Pd. “Se non si materializzano i volenterosi sarà difficile reggere a lungo”, dice all’agenzia di stampa AdnKronos una fonte Dem rimarcando la necessità di un rilancio che porti a un governo basato su un progetto politico solido fino alla fine della legislatura. Il rimpasto non sarà solo una conseguenza dell’ingresso dei volenterosi. Tutti, nella maggioranza, sottovoce vogliono un tagliando alla squadra. Anzi, nel M5S, sono già partite le fibrillazioni su chi, nel Movimento, sarà chiamato a trattare. E con Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro nel mirino di una parte dei gruppi. “Alla prima congiunta verrà chiesto che a sedersi al tavolo su squadra e tavolo saranno i capigruppo”, sottolinea con l’Ansa una fonte di primo piano del Movimento mentre cresce la tensione anche sull’ipotesi che sia Conte a scendere in campo con la prospettiva di un partito. “E chi vi aderirà? Quelli al secondo mandato…”, è la previsione che circola nel Movimento.

Fonte : Today