Il cuoco che ha ucciso la moglie: “Era appena uscita dalla doccia, mi ha respinto e l’ho strangolata”

Redazione 19 gennaio 2021 15:12

“Ho ucciso la mia compagna, venite”. Era il 17 aprile 2019 quando Naili Moncef, cuoco di origini tunisine, ammazzò la moglie Elvira Bruno, strangolandola nell’abitazione che condividevano in via Pecoraro Lombardo a Palermo, costituendosi poco dopo agli agenti di polizia intervenuti sul posto. Lui li aveva attesi stando accanto al cadavere della moglie. Oggi la Corte d’Assise d’Appello ha condannato l’uomo a trent’anni di carcere, confermando la sentenza già emessa in primo grado, con l’abbreviato, dal gup Walter Turturici, alla fine di febbraio dell’anno scorso.

Come riporta PalermoToday, i giudici hanno anche confermato le provvisionali riconosciute ai parenti della vittima, così come all’associazione “Le Onde”, che si sono costituiti parte civile nel processo con l’assistenza degli avvocati Dario Gallo, Enrico Tignini, Rosalia Caramazza e Maddalena Giardina. Si tratta complessivamente di provvisionali per poco più di 80mila euro.

L’omicidio di Elvira Bruno a Palermo e la condanna del marito Naili Moncef

Quella mattina fu lo stesso Naili Moncef a chiamare la polizia e a confessare di aver ucciso la moglie. Prima aveva steso una coperta sul suo cadavere, aveva preso un caffè e fumato un paio di sigarette. Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e del sostituto Federica La Chioma, che avevano coordinato le indagini, Moncef avrebbe ammazzato la moglie per futili motivi e nello specifico per questioni economiche: lui era rimasto senza lavoro e sarebbe stata la vittima a portare avanti la famiglia, facendo la badante. Un’indipendenza e un ruolo che l’imputato non avrebbe mai digerito. L’aggravante, però, era caduta già in primo grado.

Agli inquirenti l’uomo aveva invece riferito di un rapporto sereno con la donna: gli sarebbe solo pesato di non conoscere le persone che la moglie assisteva anche di notte. In più aveva spiegato che quella mattina, dopo aver visto la moglie uscire dalla doccia solo con un asciugamano addosso, si sarebbe avvicinato e l’avrebbe sfiorata. Elvira Bruno, però – sempre secondo la sua versione – lo avrebbe respinto brutalmente, graffiandolo e dicendogli che non avrebbe mai più dovuto toccarla. Sarebbe stata questa la molla che lo avrebbe portato a stringere le mani intorno al collo della donna e a ucciderla. Una versione che in prima battuta aveva convinto il gip Fabrizio Molinari che, al momento dell’arresto di Naili Moncef, gli aveva riconosciuto l’attenuante della provocazione, facendo cadere l’aggravante dei futili motivi contestata dall’accusa.

Il racconto dell’imputato non ha mai convinto la Procura, anche perché privo di riscontri: la vittima fu ritrovata completamente vestita e l’asciugamano di cui ha parlato l’uomo non sarebbe mai stato ritrovato. Per i pm, i rapporti tra i coniugi sarebbero stati tutt’altro che sereni e la donna, come hanno confermato anche i figli che aveva avuto da un precedente matrimonio, era intenzionata a separarsi dal cuoco.

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Fonte: PalermoToday →

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