Come gli estremisti pro-Trump si preparano all’insediamento di Biden

Wired ha chiesto al giornalista americano Ryan Broderick di passare in rassegna le strategie dei trumpiani in vista dell’Inauguration Day del 20 gennaio, e quanto dobbiamo temerle

Nei frenetici giorni dopo l’attacco al Campidoglio da parte di manifestanti vicini a Donald Trump su Parler, social network statunitense nato per essere la risposta politicamente scorretta a Twitter, l’atmosfera era febbrile. Rifugiatisi da piattaforme in mano alla sinistra radicale (secondo loro) come le corporativissime Twitter e Facebook – che cominciavano a chiudere le porte a seguaci di QAnon e altri utenti di estrema destra che rifiutavano di accettare la vittoria di Joe Biden alle elezioni di novembre – a poche ore dall’assalto il movimento trumpiano iniziava a parlare di cosa verrà dopo. “Se dovremo farlo, molti di noi torneranno il 19 gennaio portando le nostre armi, mostrando un sostegno e una determinazione a favore della nostra nazione che il mondo non dimenticherà mai”, commentava sul social network un sedicente colonnello in pensione. “Arriveremo in numeri che nessun esercito permanente o agenzia di polizia potrà eguagliare. Tuttavia la polizia non è nostra nemica, a meno che non scelga di esserlo! Per chi non è con noi dovrebbe essere un buon momento per prendersi una vacanza, patrioti americani”.

In un altro post – altrettanto delirante – sullo stesso social network, un sostenitore di QAnon scriveva che “milioni di milizie americane si incontreranno a Washington D.C. il 20 gennaio 2021 allo scopo di impedire qualsiasi tentativo da parte del traditore nemico dello stato Joe Biden, o di qualsiasi altro membro dell’Organizzazione comunista per il crimine organizzato nota come Partito democratico, di entrare nella Casa Bianca che appartiene a noi, il popolo. In caso la giustizia sia miracolosamente servita e il nostro presidente rieletto Donald J. Trump presti giuramento, il presidente, la capitale ed i nostri monumenti nazionali saranno protetti dai violenti ribelli di sinistra che hanno dichiarato guerra agli Stati Uniti di America e hanno commesso una massiccia insurrezione”.

Appena qualche giorno dopo, Parler era offline, stroncato dalla decisione di Amazon Web Services di disabilitare i suoi server di proprietà su cui la piattaforma era ospitata. Questa decisione – unita a quelle di decine di aziende come Twitter, Facebook e YouTube, ma anche insospettabili come Shopify e Pinterest che hanno bannato il profilo di Donald Trump o limitato gli hashtag dei suoi sostenitori – dovrebbe servire a limitare la violenza man mano che si avvicina il 20 gennaio, giorno in cui Joe Biden e Kamala Harris si insedieranno ufficialmente.

Twitter in particolare ha affermato di aver preso la decisione di escludere il presidente uscente dalla propria piattaforma perché temeva che le sue parole incitassero i suoi seguaci ad attaccare nuovamente il Congresso durante l’inaugurazione, dopo che Trump aveva twittato che non vi avrebbe partecipato.

Eppure, potrebbe essere too little, too late.

Washington D.C. si prepara al peggio

Il problema della mobilitazione online è il seguente: nel momento in cui lo vedi accadere nella vita reale, tutto il networking è già avvenuto. Per fermare la frenesia in questo momento, la moderazione sarebbe già dovuta avvenire mesi fa”, ha spiegato a Wired Ryan Broderick, giornalista statunitense che da oltre otto anni si occupa di movimenti online per testate internazionali come BuzzFeed, Vice e Gawker, oltre a tenere un podcast e una newsletter sulla cultura digitale.

Solitamente, le prime connessioni vengono effettuate in grandi gruppi pubblici di Facebook, su cui vengono organizzati anche i primi eventi fisici. Poi gli aggiornamenti pubblici su ciò che sta accadendo all’interno del movimento o della comunità vengono trasmessi su Twitter. YouTube funge da strumento adiacente di formazione e reclutamento. Nel frattempo, reti più piccole e più intense sono costruite attorno a questi eventi su piattaforme opache come Discord, app di messaggistica e messaggi privati. Finché non arriva il momento clou che la comunità stava aspettando. Una volta avvenuto, tutti i contenuti creati durante l’evento fisico vengono ricaricati online e utilizzati come ulteriore strumento di reclutamento”.

Per diversi movimenti, da QAnon ai neofascisti Proud Boys, dai suprematisti bianchi al movimento Boogaloo, che punta ad arrivare a una seconda guerra civile, il 6 dicembre è stato quel momento clou. Ma potrebbe non essere ancora finita.

(foto: ANDREW CABALLERO-REYNOLDS/AFP via Getty Images)

Su TheDonald.win, sito nato dalle macerie del defunto subreddit r/The_Donald, fioccano post come “Secondo round il 20 gennaio. Questa volta nessuna pietà. Non mi interessa nemmeno mantenere Trump al potere. Mi interessa la guerra”. Su Telegram gruppi legati ai Proud Boys hanno visto le loro fila crescere di migliaia di utenti nell’arco di una settimana, e secondo l’agenzia che si occupa di gestire i permessi per la manifestazioni a Washington D.C. sono almeno sette le richieste di proteste per il 20 gennaio.

A Nbc News la professoressa Megan Squire, che si occupa di estremismo online, ha raccontato di aver raccolto volantini per almeno dieci azioni diverse organizzate dai Boogaloo bois. Online circolano mappe che indicano obiettivi come l’ambasciata cinese e la sede di tech company e redazioni nella capitale.

Già lunedì 11 gennaio l’Fbi ha avvisato le forze dell’ordine sul campo che, a partire dal weekend del 17, si sarebbero dovuti preparare a possibili proteste armate in tutte le cinquanta capitali degli stati. Sono almeno tre le manifestazioni organizzate soltanto a Washington D.C. tra il 17 e il 20 gennaio che porteranno decine di migliaia di manifestanti armati a confluire sulla capitale – e che, secondo la polizia locale, possono rappresentare una seria minaccia. Da una parte c’è la Million Militia March, una manifestazione che molti sperano diventi la più grande protesta armata mai avvenuta sul suolo americano, dall’altra una protesta in onore di Ashli Babbit, uccisa durante l’attacco al Congresso il 6 gennaio ed elevata a martire dall’estrema destra.

A preoccupare moltissimo le forze dell’ordine c’è poi una trama di cui si starebbe discutendo all’interno dei circoli più estremisti, che prevederebbe di inscenare un’insurrezione occupando il perimentro attorno a Campidoglio, Casa Bianca e Corte Suprema per impedire ai democratici di entrare al Congresso e permettere ai repubblicani di prendere il controllo del governo. Il piano includerebbe l’assassinio di parlamentari democratici di spicco, oltre a quello di repubblicani che non hanno sostenuto Trump nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni.

Se il 16 gennaio le prime manifestazioni presso i Campidogli statali sono state a dir poco esigue, a D.C. la tensione è salita dopo che un uomo è stato scoperto con una pistola e oltre 500 colpi di munizioni.

Fin dove arriva la radicalizzazione

È difficile dire fin dove arriverà veramente la violenza. “A quanto ho potuto osservare negli ultimi anni, direi che un buon 70% delle persone online che parlano di voler uccidere tutti i liberali e cominciare una guerra civile non hanno davvero idea di che cosa stanno parlando – vivono il tutto come se essere razzisti su Twitter fosse solo un videogioco. Poi c’è un altro 20% che comincia a prendere in considerazione la cosa, e una minoranza molto estrema che è pronta a fare irruzione al Senato con tanto di fascette per prendere in ostaggio la gente”, spiega Ryan Broderick.

Questa è la vera domanda: sappiamo che almeno 75 mila utenti sono stati rimossi da Twitter in quanto seguaci di QAnon, che una grossa fetta della popolazione supporta Donald Trump, che ci sono centinaia di migliaia di utenti su Facebook che condividono contenuti estremisti. Il punto è questo: è tutto qui o è soltanto la punta dell’icerberg? Qual è la percentuale della popolazione che è stata radicalizzata?”.

Ciò che è certo è che dopo il 6 gennaio in gruppi Telegram da decine di migliaia di membri così come su 8kun – la piattaforma già nota come 8chan che ha avuto un ruolo importante nei massacri di El Paso e Christchurch, nonchè nell’organizzazione dell’attacco del 6 gennaio – hanno cominciato a circolare massicciamente cartelle intitolate “Civil war tools”, con tanto di guide per creare bombe, armi da guerra e silenziatori in casa, scassinare le serrature e imparare tattiche di guerriglia. A questo si aggiungeSu Telegram, racconta Mother Jones, in un canale per membri del movimento boogaloo sono stati invece condivisi manuali del corpo dei Marines, tra cui uno riguardante le operazioni militari su territori urbani.

A questo si aggiungono post virali che spiegano come radicalizzare chi ha votato Trump per convertirli al neonazismo: sono diversi i canali che consigliano di fare leva sulla perdita di fiducia nel sistema politico dei trumpisti delusi dall’espulsione di Trump dai social network e dal “furto” delle elezioni di novembre per raggiungere nuovi adepti. “Sebbene i social media che ospitano l’estrema destra siano meno conosciuti, non sono segreti: questi post sono progettati per raggiungere un pubblico”, ha commentato Broderick.

Materiali come The Anarchist Cookbook o i manuali dei Marine si potessero trovare anche su Google, ma secondo gli esperti è rilevante il fatto che vengano fatti circolare tra persone altamente radicalizzate, insieme ad esortazioni ad assassinare politici. A maggior ragione considerando che all’interno dei gruppi neonazisti è molto in voga l’accelerazionismo, ovvero l’idea che il governo sia corrotto oltre ogni speranza di salvezza, realizzare il suprematismo bianco sia impossibile all’interno di un sistema democratico e la cosa migliore da fare sia accelerarne la caduta tramite azioni terroristiche.

Divisioni e incertezze del fronte pro-Trump

Per evitare che si ripetano le scene del 6 gennaio, a Washington verranno schierati 21mila membri della Guardia Nazionale, che saranno armati ma a cui è stato istruito di non ricorrere alla violenza a meno che i manifestanti non aprano il fuoco per primi. A questo si aggiunge l’istituzione di una temporanea zona verde non dissimile a quella che esiste in città come Baghdad, con l’ordine di chiudere il traffico e le stazioni della metropolitana attorno nell’area del Lincoln Memorial e del Campidoglio da sabato 16 al 21 gennaio.

La mia paura è che, dato che non c’è un’organizzazione online ma lo slancio del movimento #StopTheStal non se ne è certo andato e non c’è modo di moderare i contenuti una volta che si sono spostati nella vita reale, il giorno dell’inaugurazione si arrivi al caos”, riflette Broderick. L’estremismo di estrema destra fa parte dello stesso spettro del terrorismo incel, quindi bisogna prendere in considerazione il loro intero arsenale tattico: potremmo parlare di doxxing, spree killing, molestie Internet a livello di Gamergate, hacking, phishing, occupazione di edifici…non sappiamo ancora quale sia il piano di queste reti. Potrebbe anche non accadere niente – l’FBI è molto migliorata su questo frangente negli ultimi quattro anni. Ma stanno diventando più grossi e più disperati: come abbiamo visto negli anni passati, più si mettono in discussione le loro idee, più è probabile che diventino violenti”.

C’è una terza, inaspettata, possibilità: che il movimento risulti talmente diviso al suo interno da finire per annullare i propri sforzi. Sembra infatti che gli organizzatori delle varie fazioni a favore del mantenimento di Trump al potere non riescano a trovare un punto di intesa su come incanalare l’energia accumulata con l’azione del 6 gennaio, tendenzialmente considerata una vittoria per il movimento.

Secondo una ricostruzione di David Neiwert, tra i massimi esperti di estremismo e terrorismo domestico negli Usa, da una parte c’è chi appoggia il programma di protestare contemporaneamente nelle capitali dei vari Stati, mentre dall’altra si sostiene che sia vitale concentrare le forze su Washigton D.C.. Il tutto viene ulteriormente complicato dal fatto che l’estrema destra è attualmente frammentata in una miriade di piattaforme, da Gab a Telegram (che sembra però star rimuovendo i canali più estremisti).

In queste crepe crescono i sospetti reciproci. “Non presentatevi armati nelle capitali, non partecipate alle manifestazioni del 20 gennaio – è tutto organizzato dai globalisti!” ha affermato Alex Jones, conduttore radiofonico tra i più influenti teorici del complotto americani. “Non esiste un piano segreto per rovesciare le cose e far vincere Trump. Tutto quel che otterrete sarà mostrarvi come terroristi domestici, così Biden potrà passare un nuovo Patriot Act e perseguitarvi”. Su Telegram, altri utenti denunciavano invece le manifestazioni come operazioni false flag organizzate dal Deep State per incitarli a compiere azioni criminali o da cospiratori antifascisti che speravano di mettere in cattiva luce l’estrema destra.

Secondo il miliziano Michael Lackomar, “questi gruppi vorrebbero che ci presentassimo e diventassimo violenti per portare avanti la loro agenda, che si tratti di una repressione delle milizie, della legislazione sulle armi o di qualcos’altro di cui accusare Donald Trump in questa farsa di impeachment”. Sembra essere di un’idea simile Enrique Tarrio, leader dei Proud Boys, che ha chiesto ai membri del gruppo di non partecipare a queste “trappole” e concentrarsi su una strategia per i prossimi quattro anni.

Dovresti combattere la polizia e i ranger. Anche se fossi John Rambo in persona e ci riuscissi, arriverebbe l’Fbi. E metti che sei un superuomo e batti tutte queste persone – che tu riesca a uccidere più di 10 mila persone e ad entrare nel Campidoglio: cosa hai intenzione di fare?”, si è domandato Martin Holsome, texano affiliato a varie milizie armate, che è apparentemente scettico rispetto alle fantasie accelerazioniste di chi vuole conquistare la capitale dello Stato ma dice anche di starsi preparando alla guerra civile verso cui democratici e socialisti starebbero guidando il paese. Perché “se mi stai facendo qualcosa che non mi piace ti prendo a pugni su quei cazzo di denti. Vediamo se la smetti”.

Fonte : Wired