Look Away – Lo sguardo del male, la recensione dell’horror

La diciassettenne Maria Brennan non si è mai sentita a posto col mondo. La ragazza fatica a coltivare amicizie, è vittima di bullismo tra i banchi di scuola e ha una bassa autostima. La situazione preoccupa molto i suoi genitori Dan e Amy, lui chirurgo estetico e lei casalinga.
Una sera, mentre si trova nel bagno di casa, Maria nota come il suo riflesso nello specchio inizi a muoversi in maniera innaturale, come avesse vita propria. Sarà soltanto la prima apparizione di una sorta di doppelganger, che sostiene di chiamarsi Airam, che la spinge a prendersi le sue rivincite e a non fidarsi di nessuno.
In seguito all’ennesima umiliazione subita, la misteriosa presenza – che ovviamente solo lei più vedere quando si trova nei pressi di una superficie riflettente – le propone di scambiare le loro personalità, trasformando le sue paure e timidezze in una cieca sete di vendetta.

Sussurri e grida

Il teen horror prova a farsi maturo in un film ricco di punti di forza e altrettante debolezze, ma comunque conscio di voler tracciare una via ambiziosa nell’approcciarsi al relativo sottofilone. Look Away – Lo sguardo del male riporta ancora una volta in primo piano l’abusato tema del doppio, ma lo sfrutta in maniera decisa, addentrandosi in discorsi relativi al bullismo, all’incomunicabilità genitori-figli e rasentando nella seconda metà sviluppi più affini al revenge-movie.
Il regista israeliano Assaf Bernstein, al suo secondo lungometraggio dopo l’inedito The Debt (2007), si dimostra maggiormente efficace nella messa in scena, palesando invece qualche ingenuità nella sceneggiatura, scritta di suo pugno.
Le immagini infatti assumono un ruolo rilevante e se i passaggi “specchiati” suscitano una discreta inquietudine, altre sequenze possiedono una prorompente forza visiva e metaforica, come nell’amarissimo susseguirsi di fotogrammi in chiusura.

Le verità nascoste

La narrazione, per quanto accattivante – e con citazioni sparse a classici, come quella a Carrie – Lo sguardo di Satana (1976) in occasione del ballo scolastico – paga diverse forzature, con alcuni comportamenti poco plausibili da parte dei personaggi secondari.
Tra questi spicca però l’ambiguità della figura paterna, merito anche dell’efficace interpretazione di Jason Isaacs, che si rivelerà elemento chiave nel proseguire della trama.
Una svolta narrativa a dire il vero suggerita fin troppo platealmente già dai secondi d’apertura, che mostrano il filmato di un’ecografia che sarà poi il cuore portante dell’operazione e del legame tra presunti doppelganger: non è un caso che la presenza dello specchio si chiami Airam, ossia Maria letto al contrario.

Gli incubi della madre Maria Sorvino, ottima anch’essa, servono infine a esplicitare quello che tutti avevano già ormai ampiamente compreso e proprio nella sua prevedibilità di fondo Look Away – Lo sguardo del male può rischiare di irretire uno spettatore che si attendeva qualche sorpresa in più.
Giudicato nella sua complessità rimane comunque un titolo godibile, che scorre senza eccessivi cali di ritmo durante la sua ora e mezza, abbondante, di durata.

Fonte : Everyeye