La pandemia causerà un vero e proprio boom della robotica

Alcuni modelli visti al Ces 2021 hanno mostrato la tendenza: gli automi aiuteranno l’industria, ma soprattutto saranno i nuovi elettrodomestici da possedere, per riempire la lavastoviglie o fare la tata

Tre o quattro anni fa, quando i robot hanno iniziato a farsi vedere tra gli stand del Ces di Las Vegas, ricordo di essere stato inseguito a lungo da un modello per la telepresenza: da un display dotato di altoparlante e telecamera, posto su un’asta ad altezza uomo montata su ruote, una persona continuava a chidermi “Ciao, come stai?” per iniziare una conversazione. All’epoca l’idea di intrattenere una conversazione in questo modo mi parve una cosa piuttosto bizzarra, ed è incredibile invece ora quanto ci siamo abituati all’idea di usare un medium digitale per intrattenere gran parte delle nostre relazioni umane. Al di là di quanto potrà durare la pandemia, sembra evidente che finirà per accelerare, trai tanti cambiamenti, anche quello del nostro rapporto con i robot: erano già arrivati tra noi, ma questa crisi non finirà che rendere ancora più massiccia la loro presenza.

Anche accarezzare un robot per trovare conforto e parlargli, come è d’uso piuttosto comune in Giappone, poteva sembrarci una stranezza, ma la grande solitudine che il Covid-19 ha portato con sé, soprattutto in chi è costretto dai vari lockdown a vivere da solo, potrebbe portare a rifugiarsi in modelli come Moflin, una specie di morbido criceto hi-tech lanciato su Kickstarter e vera star di questa edizione della fiera, in grado di amare il suo padrone grazie all’uso di sensori, intelligenza artificiale e la sua testa mobile ed espressiva. Dal Paese del sol levante arriva anche Qoobo, un “cuscino con la coda”, come viene chiamato dai suoi creatori, in grado di rinfrancare l’animo di grandi e piccini, e già presentato a Las Vegas in fase di prototipo.

Entrambi i robot appartengono al mondo dei characters ispirati al mondo del cinema e all’animazione, ed è proprio il loro aspetto rassicurante che renderà più facile il loro ingresso nelle nostre case, a maggior ragione se come nel caso di Moxie promettono di insegnare ai bambini un certo grado di intelligenza emotiva e di sostituirsi magari all’amico immaginario e alla tata, raccontando storie, chiacchierando o commentando eventi come la visita al dentista, grazie ad una app che può essere controllata dai genitori.

Quello che ci ha colpito dei robot presentati quest’anno al Ces è il grado di destrezza e manualità di certi modelli, che fino a qualche tempo fa sembrava appannaggio solo dei laboratori di ricerca: un esempio è Bot Handy di Samsung, una sorta di domestico che è in grado di mescere del vino in un bicchiere, ma anche di mettere per esempio i piatti nel lavastoviglie, grazie a un’intelligenza artificiale che rende più precisa e veloce il riconoscimento e la manipolazione degli oggetti. Un altro è quello del Dual Arm Robot System dell’Istituto di Ricerca Tecnologica Industriale, capace grazie ai suoi sette assi e a vere e proprie braccia “umane” con tanto di dita di compiere azioni complesse come suonare un pianoforte, e che porterà allo sviluppo sia di automi per la casa che per l’industria.

Prima di avere il maggiordomo 4.0 è probabile che ci abitueremo a vedere in azione gli automi in spazi pubblici: naturalmente per via del Covid-19 molte aziende utilizzeranno i robot per la disinfezione, come quello che usa raggi ultravioletti, ultimo arrivato nella famiglia Cloi di LG o ID2 di Unipin, che da luoghi come ospedali man mano si stanno espandendo ovunque. Ma magari molto presto avremo dei bracci robotici che si preoccupano di ricaricare le nostre auto elettriche o addirittura intere flotte di autobus, come quelli presentati dalla coreana Moderntec.

Certo la robotica si è già fatta spazio soprattutto nel mercato B2B, cioè come servizio alle aziende, ed è in questo campo che l’immagine stessa che abbiamo di un robot come congegno tecnologico antropomorfo viene stravolta in favore di vere e proprie macchine che sfruttano sensori, telecamere, intelligenza artificiale e connessione per rendere il lavoro interamente automatizzato, come nel caso della metitrebbia a guida autonoma della serie X di John Deere, programmabile da remoto, o di Hive Controller, in grado di prelevare il miele dalle arnie in metà del tempo rispetto all’uomo, ovviamente senza curarsi della presenza delle api.

Fonte : Wired