Vescovo di Kandy: Senza Joseph Vaz, molti asiatici non sarebbero cristiani

Nel giorno della festa del primo santo srilankese, mons. Vianney Fernando ricorda la sua “santità senza confronti” e il “bruciante zelo missionario”. Un invito alla Chiesa del Paese, di non essere “una chiesa statica, che si preoccupa solo dell’amministrazione, ma una vera Chiesa missionaria”.

Tewatta (AsiaNews) – Senza la “santità senza confronti” e il “bruciante zelo missionario” di san Joseph Vaz, “molti asiatici non sarebbero cristiani”. È quanto affermato da mons. Vianney Fernando, vescovo di Kandy, durante la messa celebrata oggi in memoria della festa del missionario e martire dello Sri Lanka, beatificato nel 1995 da Giovanni Paolo II e canonizzato da papa Francesco nel 2015.

La messa è stata celebrata in singalese, tamil e inglese nella cappella del Cristo risorto a Tewatta, nella sede della Verbum Tv e diffusa in televisione.

Joseph Vaz è il primo santo canonizzato dello Sri Lanka. Nato in India nel 1651, da una famiglia portoghese, egli è giunto sull’isola di Ceylon nel 1687 per evangelizzare e sostenere i cattolici durante la persecuzione ad opera dei calvinisti olandesi. È morto nel 1711. Giovanni Paolo II lo ha definito il più grande missionario dell’Asia; papa Francesco ha parlato di lui come “un sacerdote esemplare”, un modello di “discepolo-missionario” per tutta la Chiesa.

Mons. Vianney ha ricordato “ciò che Joseph Vaz ha compiuto 300 anni fa, in circostanze eccezionali, mentre si diffondeva una aspra persecuzione”: “ha salvato la fede cattolica nello Sri Lanka… Egli è giunto sull’isola a rischio della sua vita, quando non vi era nemmeno un sacerdote nel Paese”. È stato l’unico prete “a servire i cattolici per quasi 10 anni. E per 24 anni, [ha lavorato] con un gruppetto di sacerdoti fino alla fine della sua vita”.

Egli “ha formato il primo istituto religioso asiatico”, in un periodo in cui non si raccoglievano vocazioni dai nativi, fondando l’Oratorio di san Filippo Neri a Goa, che ha permesso ai cattolici dello Sri Lanka di avere missionari dall’India per 150 anni, “fino al 1806, quando i britannici sono arrivati e hanno garantito la libertà di religione per questo Paese”.

Mons. Vianney ha anche sottolineato “il grande rispetto” che san Giuseppe Vaz aveva per i non cristiani; l’impegno culturale da lui profuso nel produrre “un gran numero di volumi di letteratura cristiana e di musica sacra per servire il nostro popolo”; la spinta da lui data verso la missione dei laici.

Grazie a Joseph Vaz, oggi la Chiesa dello Sri Lanka è dotata di “una conferenza di vescovi, un gran numero di sacerdoti, buoni leader laici”. Il vescovo ha chiesto ai fedeli di imitare san Vaz.

“Dobbiamo trovare ispirazione dalla sua grande vita missionaria per rendere la nostra Chiesa dello Sri Lanka non una chiesa statica, che si preoccupa solo dell’amministrazione, ma una vera Chiesa missionaria, fedele al mandato originario del salvatore risorto Gesù Cristo”.

Durante la messa si è pregato per tutti coloro che hanno contribuito all’evangelizzazione dello Sri Lanka. Una preghiera speciale è stata anche offerta per le vittime dell’attacco terrorista della Pasqua 2019 e per i morti a causa della pandemia da coronavirus.

Fonte : Asia