Coco Chanel a 50 anni dalla morte: la prima grande influencer della moda

“Se sei nato senza ali, non fare mai nulla per impedire loro di crescere”, diceva Coco Chanel. Nonostante i racconti, le biografie e i film sulla sua vita, Gabrielle Chanel continua a rimanere ancora un mistero. Una donna nata poverissima, rimasta orfana e risorta alla vita diventando la prima grande influencer della storia e l’icona che ha rivoluzionato il mondo della moda. Una donna intelligente, che è riuscita a rimanere un mistero anche a tanti anni dalla sua morte.

Questa nuova biografia, firmata da Roberta Damiata, indaga tra le pieghe della sua vita portando alla luce nuove rivelazioni sulla Coco Chanel privata, i suoi grandi amori, le sue passioni che abbracciavano anche il mondo femminile, e i suoi immensi dolori. In un periodo in cui la guerra incendiava il mondo, lei spinse il suo genio anche fuori dalle porte del suo atelier per abbracciare le idee naziste. La sua vita vista dal settimo piano dell’hotel Ritz di Parigi tra le inseparabili sigarette, modelle filiformi, abiti iconici e giovani amanti. Tutto il profumo di un’epoca in un racconto che somiglia ad un romanzo dalle sfumature forti che mescola, creazioni da sogno, intrighi internazionali e verità inimmaginabili su una donna esile che ha avuto il mondo tra le sue mani e che ancora continua con il suo mito, ad influenzare intere generazioni.


 

L’AUTRICE

Roberta Damiata (Palermo 1966) è una giornalista, direttore di testate di Gossip (Eva3000) Cronaca (Scomparsi) e Moda (Vision 2.0). Ha cominciato a scrivere da giovanissima pubblicando molte biografie di cantanti anni ’80. Corrispondente da Londra e opinionista in trasmissioni televisive Rai e Mediaset. Ha vinto nel 2015 il Premio Donna dell’anno, e nel 2017 il premio eccellenze I Love Ischia. Attualmente scrive per il settimanale F e per il sito de IlGiornale.it Vive a Roma.

Pp. 304, € 18.00

Collana : BIOGRAFIE

Formato : 14.00×21.00

Legatura : brossura con alette

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Come le sue sartine, in questo lungo percorso che ho passato insieme a Gabrielle, ho imparato ad amarla profondamente. Ci sono stati momenti dove non ho condiviso il suo cammino e altri, la maggior parte, in cui mi sono ritrovata in quelle stanze meravigliose che sapeva arredare con così tanto gusto, ad ascoltare le sue storie insieme ai suoi amici. Mi sono persa nei suoi atelier e spesso avrei voluto asciugare le sue lacrime, anche sapendo che lei non amava mostrarle. Ho preso per mano una bambina dalla grande fantasia e dagli immensi dolori e l’ho accompagnata per il lungo percorso della sua vita sentendo sotto le dita la consistenza delle stoffe che usava, il profumo della sua toletta, l’odore dei cavalli che adorava e dei fiori di cui amava circondarsi. Ho giocato con le sue lunghe collane di perle e per ogni orecchino e braccialetto che ho indossato ho pensato che senza di lei quella bigiotteria non sarebbe mai esistita. Ho provato il batticuore per i grandi amori che l’hanno accompagnata, l’allegria delle sue risate e ho invidiato la sua furbizia. Il suo genio è stato contagioso e ogni volta che è caduta sapevo che l’avrei ritrovata poco dopo di nuovo in sella alla sua vita, pronta a cavalcare verso il futuro che lei prima di tutti riusciva a vedere. Ho profondamente amato le sue serate fatte di poesie, versi e fumo di sigarette e il modo di essere sempre presente anche quando non c’era. Ma soprattutto di lei ho adorato l’indipendenza e la fame di vita e rivalsa, oltre al modo in cui strappava le maniche ai suoi vestiti.

Un esempio per le donne di tutte le età, anche quando i suoi errori l’hanno fatta vacillare, perché anche quelli sono stati fatti per amore. Ora lascio a voi Gabrielle, la mia “Coco” che sono sicura amerete tanto quanto i suoi iconici capolavori.

Fonte : Affari Italiani