Verso il nuovo Dpcm: regioni in zona rossa con 250 casi ogni 100mila abitanti. Ecco chi rischia

Il nuovo Dpcm e/o il decreto legge che cambieranno le regole per la zona rossa, arancione e gialla e le restrizioni per i cittadini avranno un nuovo indicatore che porterà la stretta nei territori oltre all’indice di contagio Rt: il numero di casi ogni centomila abitanti. E le prime regioni a rischiare la zona rossa sono Veneto ed Emilia-Romagna. Dopo le indiscrezioni di ieri è arrivata la conferma informale sul nuovo parametro suggerito dagli esperti che il governo vuole inserire nelle nuove norme insieme alla cosiddetta zona bianca o zona verde che invece premierà le aree con minore incidenza del contagio per cittadino.

Verso il nuovo Dpcm: regioni in zona rossa con 250 casi ogni 100mila abitanti

Con ordine. Ieri il bollettino della Protezione Civile ha riportato quasi ventimila nuovi casi e tasso di positività all’11,6% con 172mila tamponi (31mila in più di venerdì). In una settimana si sono scoperti oltre 100mila nuovi positivi, in crescita di diecimila unità sia rispetto a una settimana che a due settimane fa. Per questo  il governo lavora ad una nuova stretta puntando a modificare i parametri che fanno scattare le misure restrittive in Italia. Dopo aver rivisto la soglia dell’indice Rt, abbassandola ad 1 per entrare in zona arancione (era a 1,25) e a 1,25 anziché ad 1,50 per passare alla zona rossa, l’esecutivo punta ad inserire la nuova modifica nel Dpcm e/o nel decreto legge che entreranno in vigore dal 16 gennaio, quando scadrà l’ordinanza del ministero della Salute che ha mandato cinque regioni (Lombardia, Veneto, Sicilia, Calabria, Emilia-Romagna) in zona arancione da oggi. La proposta è stata avanzata dall’Istituto superiore di Sanità e condivisa dal Comitato tecnico scientifico. Secondo quanto si è appreso ieri, l’intenzione del governo è di far scattare la zona rossa automaticamente sulla soglia dei 250 positivi ogni centomila abitanti. Ma questa decisione, che non terrebbe conto degli altri parametri (nemmeno delle modifiche dell’indice Rt introdotte di recente) va ancora confermata. 

Resta ancora teoricamente in piedi un’opzione: ovvero quella di considerare l’incidenza bisettimanale invece di quella settimanale. Ma qual è l’attuale numero di casi nei territori? Secondo il Report #34, ovvero l’ultimo monitoraggio del ministero della Salute che si riferisce alla settimana che va dal 28 dicembre 2020 al 3 gennaio 2021 l’incidenza settimanale e bisettimanale dei casi di positivi al coronavirus ogni centomila abitanti nelle regioni italiane è questa:

  • Abruzzo: 115,95 – 190.69
  • Basilicata: 111,86 – 183,86
  • Calabria: 82,30 – 157,89
  • Campania: 96,72 – 187,22
  • Emilia-Romagna: 242,44 – 459,09
  • Friuli-Venezia Giulia: 205,39 – 362,16
  • Lazio: 160,63 – 303,18
  • Liguria: 131,03 – 235,37
  • Marche: 201 – 352,34
  • Molise: 119,76 – 205,78
  • Piemonte: 124,27 – 227,62
  • Provincia Autonoma di Bolzano: 231,36 – 374,19
  • Provincia Autonoma di Trento: 128,42 – 291,48
  • Puglia: 178,65 – 318,34
  • Sardegna: 78,01 – 166,95
  • Sicilia: 133,52 – 246,56
  • Toscana: 78,95 – 147,98
  • Umbria: 141,66 – 243,10
  • Valle d’Aosta: 117,93 – 230,28
  • Veneto: 454,31 – 927,36

Come si vede, la differenza tra l’incidenza settimanale e bisettimanale con i numeri di oggi è che è in diminuzione in ogni regione. In base ai numeri dell’incidenza settimanale, oltre i duecento casi (e quindi vicini alla soglia di 250) ci sono Veneto (che si trova oltre la soglia), Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Bolzano. L’incidenza bisettimanale dei casi è oltre o vicina alla soglia in Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Province Autonome di Trento e Bolzano, Puglia, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta. Quella settimanale, in quasi tutte le regioni, è dimezzata rispetto a quella a 14 giorni. Le due regioni più vicine alla soglia di 50 casi ogni centomila abitanti sono Sardegna e Toscana. L’incidenza è un parametro fondamentale secondo gli esperti e la soglia ottimale è 50 casi ogni 100mila abitanti poiché è l’unica che garantisce “il completo ripristino sull’intero territorio nazionale” del contact tracing. 

Il Report 34 dell’Iss e del ministero con i dati delle regioni in Pdf

Il nuovo Dpcm, il decreto e la “nuova” zona rossa nelle regioni

Della modifica e del nuovo Dpcm si parlerà lunedì nella riunione tra governo e Regioni convocata dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia. Ma oggi Repubblica scrive che il monitoraggio della Cabina di regia di venerdì scorso prendeva in considerazione l’incidenza calcolata nella settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio, ma se si riporta lo stesso dato a ieri (cioè dal 3 al 9 gennaio) si osserva una crescita praticamente in tutte le Regioni, tranne il Veneto che resta comunque molto alto.

La simulazione non è molto distante dai dati reali del periodo 4-10 gennaio, che saranno presi in considerazione dagli esperti per il monitoraggio di venerdì prossimo. A stare sopra i 250 casi sono Emilia, Friuli, Veneto e Provincia di Bolzano. Sarebbero queste le Regioni a diventare subito rosse. A rischio ci sono poi Marche, Sicilia e Trento.

In più, se l’indice Rt continuerà a salire come è successo negli ultimi monitoraggi, alcune regioni rischiano di finire in zona arancione e una, la Lombardia, come fatto sapere ieri dal governatore Attilio Fontana, è fortemente indiziata di finire in rosso. Ma cosa succederà alle regioni in zona rossa con il nuovo parametro? Nel provvedimento in vigore dal 16 verrà quindi confermato il divieto di spostamento tra le regioni, comprese quelle in zona gialla, verrà ribadito il coprifuoco alle 22 e non è escluso ci sia anche la proroga dello stato d’emergenza, che scade il 31 dicembre. Non dovrebbero inoltre cambiare le regole per bar e ristoranti, che dunque potranno potranno rimanere aperti solo in zona gialla e solo fino alle 18, e la norma che prevede la possibilità una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni) di andare a trovare amici o parenti. Ma potrebbe essere anche confermata la limitazione al comune di appartenenza o questo divieto potrebbe essere declinato in base al colore della zona. Nel Dpcm, oltre alla scuola, entrerà molto probabilmente anche la proroga della chiusura degli impianti da sci, che al momento dovrebbero riaprire il 18 gennaio.

Il Dl e la zona bianca (o verde)

C’è un punto che è ancora aperto, ovvero lo strumento legislativo da utilizzare per cambiare le regole che portano le regioni alle restrizioni. Il Dpcm è un decreto emanato direttamente dal presidente del Consiglio e non dall’intero Consiglio dei ministri. Formalmente i Dpcm sono atti di secondo grado, poiché nella gerarchia giuridico istituzionale sono di rango inferiore rispetto alla legge. Non coinvolgono l’intero Parlamento, ma hanno il vantaggio di essere rapidi e quindi particolarmente adatti alle emergenze come nel caso della pandemia. Per questo potrebbe essere invece utilizzato un decreto legge, accompagnato successivamente da un Dpcm come successo all’inizio di novembre e di dicembre. Nelle nuove norme dovrebbero quindi rientrare: 

  • la zona rossa in automatico per chi ha un’incidenza settimanale di casi al di sopra di 250; in queste zone tutti i negozi sono chiusi tranne alimentari e generi di prima necessità e c’è il divieto di circolazione se non per ragioni di lavoro, salute o necessità con autocertificazione;
  • la zona arancione che potrebbe scattare nelle regioni con indice di contagio Rt uguale o superiore a 1; gli spostamenti liberi dalle 5 alle 22 ma solo entro il proprio comune (a eccezione dei residenti dei comuni fino a 5.000 abitanti che possono muoversi in un raggio di 30 km ). Aperti i negozi, chiusi bar e ristoranti;
  • la zona gialla, ovvero l’area con minori restrizioni: coprifuoco, obbligo di mascherina, divieto di assembramento. Ma con negozi aperti e bar e ristoranti aperti fino alle 18; la circolazione è libera e non è necessaria l’autocertificazione entro i confini;
  • la zona bianca (o verde): i parametri di ingresso dovrebbero essere Rt pari a 0,50, e/o incidenza dei casi inferiore a 50. Qui le attività rimangono aperte e gli spostamenti sono liberi; rimane l’obbligo della mascherina e del distanziamento.

La Stampa aggiunge oggi che nelle nuove norme potrebbe essere inserita un’ulteriore limitazione: la zona arancione nei week end anche nelle regioni in fascia gialla (e quindi spostamenti liberi solo nel proprio comune, negozi aperti, e bar e ristoranti invece chiusi per tutta la giornata tranne che per l’asporto). Sarebbe salva invece la deroga che consente a chi abita nei Comuni con un massimo di 5 mila abitanti di spostarsi, ma solo in un raggio di 30 chilometri e senza andare nei capoluoghi di provincia. Lo stato d’emergenza, scrive il quotidiano torinese, potrebbe essere prorogato fino al 31 marzo in collegamento con altri provvedimenti che hanno la stessa scadenza. 

Intanto, scrive l’agenzia di stampa Ansa, c’è perplessità, fra le Regioni, sulla proposta arrivata dal Cts di rivedere i parametri sull’incidenza dei casi. Perplessità che i presidenti di Regione esprimeranno al governo lunedì mattina nell’incontro fissato per discutere il nuovo dpcm. Insieme ai ristori, quella delle regole per definire le restrizioni sarà uno dei punti più delicati al centro del tavolo. L’automatismo del numero dei casi per 100mila abitanti, è il ragionamento che si sta facendo in queste ore fra amministratori e dirigenti sanitari, potrebbe finire per penalizzare le regioni che fanno il maggior numero di tamponi ed essere una sorta di disincentivo al contact tracing, ovvero fare meno tamponi, per trovare meno casi, per non finire in zona rossa. E non terrebbe conto, inoltre, della diversa organizzazione delle strutture ospedaliere sui vari territori. E Andrea Crisanti oggi si schiera: “Serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione”. 

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Fonte : Today