The Head Hunter, la recensione del fantasy horror su Prime Video

Un guerriero solitario si muove in un mondo cupo, dove le creature mostruose si aggirano nell’oscurità e uccidono senza pietà chi inavvertitamente finisce sul loro cammino. A farne le spese è stata anche la figlia dell’uomo, soltanto una bambina, e da allora il guerriero ha giurato vendetta.
Ritiratosi a una vita spartana, con la sola compagnia del suo inseparabile cavallo Jakke, il protagonista è diventato un cacciatore di mostri e al suono del corno proveniente dal castello, attiguo all’immensa foresta, sa già che una nuova missione lo attende. Dopo aver completato con successo gli incarichi, è solito appendere le spaventose teste delle sue vittime ai muri della sua parca dimora, per poi curare le sue profonde ferite con un miracoloso unguento di sua invenzione.
Un giorno scopre una taglia che pende sulla nemesi da tempo cercata e decide di farla pagare all’essere che lo ha privato dei suoi più cari affetti.

Testa dopo testa

Un immaginario oscuro, dall’ambientazione fantasy e dal taglio metal nella sua totale adesione ad archetipi tipici del folklore scandinavo, capaci di reggere il peso dei settanta minuti di visione in un’ottica low-budget che risulta potente ed efferata, ideale palcoscenico per le dinamiche da arcaico revenge-movie nelle quali è immerso il protagonista.
The Head Hunter è un film crudo e puro, che trasforma i propri limiti in un inaspettato e coinvolgente punto di forza, basandosi su una delle regole cardine della paura: nascondere per creare ulteriore inquietudine e aumentare così a dismisura il lato tensivo.
Un’impresa per nulla scontata dato il particolare setting che fa da sfondo alla vicenda, quello di una dark age popolata da insidie e pericoli che si nascondono dietro ogni angolo nelle sembianze, spesso celate, dei numerosi mostri finiti nella lista nera del Nostro.
Dimenticate Vikings o Game of Thrones, perché qui ci troviamo dinanzi a qualcosa di completamente diverso nella concezione e relativa gestione di spazi e personaggi.

Con solo il prode e possente guerriero quale unica figura umana a dominare lo schermo, il rischio monotonia era potenzialmente alto ma è stato schivato sia tramite la breve durata sia grazie a un uso intelligente del “combat-system”, con le uccisioni lasciate fuori campo, salvo quella resa dei conti finale che si tinge di atmosfere sempre più tetre e claustrofobiche, con il buio della notte o delle location a suggellare definitivamente l’anima nera del racconto.

Far di necessità virtù

Il regista Jordan Downey, in collaborazione con l’amico sceneggiatore Kevin Stewart, ha dichiarato di essersi ispirato sia a moderni cult come il The VVitch (2015) di Robert Eggers che a grandi classici a tema quali La guerra del fuoco (1981) di Jean-Jacques Annaud.
Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, The Head Hunter ha ottenuto numerosi riconoscimenti in diversi festival del settore e si è guadagnato una certa fama tra gli appassionati.
Il merito è della sana passione che ha unito i due autori, abilissimi nel far rendere al massimo i miseri 30.000 dollari a disposizione e altrettanto oculati nella scelta dei luoghi per le riprese, effettuate per gran parte in Portogallo e con qualche rapido scorcio della natura norvegese, aurora boreale inclusa.
E norvegese è anche il massiccio protagonista, quel Christopher Rygh anch’egli al suo debutto assoluto, che offre corpo e anima a un alter-ego indurito dalla personale tragedia.

Se il prologo può parzialmente ricordare l’inizio televisivo della saga creata da George R.R. Martin, con la foresta innevata e l’ambigua natura a vegliare cupamente sul destino degli uomini, il resto della vicenda è più caustico e risoluto, con l’ultima parte in cui gli effetti speciali di stampo artigianale lasciano il segno, esibendo ancora una volta l’inventiva alla base del progetto.
E l’epilogo, così spiazzante e amabilmente crudele, non fa che chiudere un’operazione che risulta assai più incisiva ed efficace di molti titoli ad alto budget.

Fonte : Everyeye