Starcrash, su Prime Video la versione kitsch di Guerre Stellari

Solo qualche settimana fa vi avevamo parlato di un emulo, tutto italiano, della space-opera di Guerre Stellari (1977), ossia l’improbabile L’umanoide (1979). Abbiamo deciso di tornare sul “luogo del delitto” per raccontarvene un altro – anche se come vedremo progettato prima dell’uscita nelle sale del classico di George Lucas – che vide la luce sul finire degli anni ‘70.
In quest’occasione ci troviamo di fronte a un titolo maggiormente conosciuto, ossia Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione, frutto di una co-produzione tra il Bel Paese e gli Stati Uniti scritta e diretta dal nostro Luigi Cozzi, con lo psuedonimo di Lewis Coates.
Cozzi è un grande amante del genere fantascientifico, avendo fondato la prima fanzine italiana sul tema, Futuria Fantasia, e non era nuovo al genere su grande schermo dato che a inizio carriera girò il sottovalutato Il tunnel sotto il mondo (1969).
Certo qui le ambizioni erano ben maggiori e hanno anche avuto la sfortuna di pagare il confronto con una pietra miliare del filone come, per l’appunto, il primo episodio di Star Wars. Eppure lo stesso cineasta ha più volte dichiarato, supportato dai fatti, di aver concepito lo script e il design ben prima che le avventure del giovane Skywalker segnassero per sempre la storia del cinema.
Bistrattato e sbeffeggiato ai tempi della sua uscita, Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione è stato rivalutato da certa critica in tempi recenti, tanto da essere inserito nel 2015 dalla rivista Rolling Stones nella classifica dei 50 migliori sci-fi di quell’iconico decennio.

Una galassia lontana lontana

Una riscoperta meritata oppure frutto di quell’esaltazione per i b-movie promulgata da Quentin Tarantino e altri suoi colleghi? Anticipandovi che ognuno di voi potrà farsi la sua personale impressione in quanto la pellicola è disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, andiamo a raccontarvi quanto avviene nel corso dell’ora e mezza di visione cominciando, ovviamente, dall’asse narrativo.
La storia vede per protagonisti la bellissima avventuriera Stella Star e l’inseparabile pilota Akton, dotato di capacità uniche. I due si trovano a bordo della loro navicella quando vengono catturati dalla polizia stellare e condannati ai lavori forzati per i loro crimini, ma vengono graziati dal saggio Imperatore galattico, che li arruola per una pericolosa missione atta a contrastare il folle piano del crudele Conte Zarth Arn.
Quest’ultimo ha progettato un’arma micidiale, in grado di distruggere interi pianeti, e intende servirsene per eliminare proprio l’Imperatore. Stella e Akton hanno il compito di scoprire, con la collaborazione del capo della polizia Thor e del robot Elle, la posizione della base segreta del villain, con lo scopo di distruggerla e al contempo di ritrovare ancora in vita il figlio del mite sovrano. Pianeta dopo pianeta, pericolo dopo pericolo, i nostri eroi si troveranno a lottare per il destino dell’intera galassia.

Uno spazio ricco di influenze

L’impressione iniziale è che le bocciature contemporanee non fossero poi del tutto sbagliate, ma col passare dei minuti traspare anche qualcos’altro dai sempre più rocamboleschi eventi che si susseguono su schermo e cioè una sana, ingenua e genuina, verve citazionista.
Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione appare infatti come un funambolico, indubbiamente sgangherato, luna park di omaggi più o meno consapevoli. Dal look sexy della protagonista femminile, che per quasi tutto il film gira in un completino nero, fino alle altrettanto disinibite amazzoni, il rimando è all’immaginario erotico di Barbarella mentre gli scontri con la statua gigante o con i due piccoli golem gemelli armati di spada richiamano la mitica animazione a passo uno del mago del settore Ray Harryhausen. O ancora situazioni memori del Flash Gordon fumettistico – la versione live-action sarebbe uscita tre anni dopo – e del filone sci-fi nei suoi archetipi classici.

L’insieme narrativo e visivo è quindi ricco, per quanto amalgamato alla rinfusa in una sceneggiatura che procede su smaccate forzature nella gestione dei personaggi e degli eventi chiave.
Improbabili tradimenti, poteri “a casaccio”, situazioni al limite dell’assurdo su pianeti ricoperti di ghiaccio e anche una tribù di trogloditi primitivi, che mettono a repentaglio l’esito della missione.

La sensazione è quella che si sia proceduto su un accumulo massiccio nel tentativo di nascondere le palesi falle concettuali, con il plot principale che invece si risolve nella classica ed eterna battaglia tra il Bene e il Male destinata alla più ovvia delle conclusioni.

Avanti tutta

La messa in scena stessa mantiene quest’approccio da “chi più ne ha, più ne metta“, con una girandola di effetti speciali di bassa qualità ma puntati sull’eccesso: decine e decine di astronavi, furiosi scontri interstellari, esplosioni in serie – che sembrano perlopiù il risultato di fuochi d’artificio o botti di altro genere – e addirittura la comparsa dell’immancabile spada laser, che risulterà determinante nelle fasi più cruciali dei combattimenti all’arma bianca.
Non è un caso che sia ben presto il caos a prendere il sopravvento e soprattutto la resa dei conti dell’ultima mezz’ora risente di una confusione generale, ulteriormente svilita da scelte di montaggio non sempre ottimali. Lo scarso carisma del cast, a parte rare eccezioni, non aiuta: ma anche in questo caso andiamo con ordine.

La scream-queen Caroline Munro, già al centro di numerosi horror della Hammer, si rivela congeniale al ruolo in particolar modo per via del suo prorompente aspetto fisico, ideale per una figura come Stella Star che anche in paesaggi circondati dalla neve gira in abiti succinti.
Marjoe Gortner nei panni del pilota tuttofare è invece privo di qualsiasi carisma, nonostante il suo personaggio abbia un peso importante quando non risolutivo all’interno della storia.
I due volti più famosi che fanno qui la loro comparsa rimangono a ogni modo un giovane David Hasselhoff, che spunta dopo metà film, e Christopher Plummer nelle messianiche vesti dell’Imperatore.
Se il villain è del tutto anonimo, maggiore personalità ha invece il robot di supporto Elle, che ha anche il compito di regalare comicità sulla scia dell’omologo C-3PO.

Occhio e orecchio

La colonna sonora, tronfia e baldanzosa, è curata da John Barry, noto compositore della saga di James Bond vincitore in carriera di ben cinque premi Oscar e si adatta bene alle atmosfere via via sempre più tendenti a quello spettacolo, purtroppo rimasto per buona parte solo sulla carta.

Perché anche quando ci prova Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione viene inevitabilmente svilito da quell’impostazione kitsch e low-budget che ne caratterizza i valori produttivi e di relativa messa in scena.
Ma pur con tutti i suoi difetti, il film possiede una sua spiccata personalità che lo ha reso per l’appunto un oggetto di (s)culto, da riscoprire con uno sguardo non troppo severo, anche in tempi di mandaloriani e guardiani galattici.

Fonte : Everyeye