9 tecnologie e 1 professionista di cui le pmi non potranno fare a meno nel 2021

Dal multi-cloud all’intelligenza artificiale as a service, dai chatbot agli strumenti per riciclare vecchi pc, ecco 10 idee per digitalizzare una piccola e media impresa

L’industria 4.0 raccontata con i Lego (Getty Images)

Il coronavirus sta provocando in Italia una delle più gravi recessioni economiche dal dopoguerra. Secondo il rapporto Svimez ogni mese di lockdown costa al nostro Paese 47,6 miliardi di pil. Pro-capite sono oltre mille euro al mese al centro-nord e quasi 500 al sud. Oltre alle iniziative di sostegno la risposta delle aziende è nelle tecnologie. Ma quali? Wired ne ha identificate nove più una figura professionale strategiche per la ripresa nel 2021.

1. Strong customer autentication

Per continuare a vendere online migliaia di pmi italiane devono dotarsi delle nuove funzioni di sicurezza abilitate nell’ambito della Direttiva europea sui servizi di pagamento (Psd2). Dal primo gennaio 2021 tutte le transazioni online in Europa saranno soggette alle misure di strong customer authentication (Sca), che richiedono ai consumatori informazioni aggiuntive, come un’impronta digitale o una password numerica valida una sola volta, al fine di verificare il pagamento di un acquisto. Concepita per migliorare la sicurezza dei pagamenti, la Sca è conosciuta anche come “autenticazione a due fattori” e consiste nella verifica di almeno due elementi di diversa tipologia per accertare l’identità del consumatore ed evitare frodi informatiche.

2. Machine learning e digital twin in fabbrica

Manutenzione predittiva, monitoraggio continuo degli impianti, gestione da remoto. In un mondo in cui si può viaggiare meno, la presenza di persona è contingentata e la produzione deve essere efficientata per avere economie di scala migliori, il machine learning costituisce una risorsa preziosa per le fabbriche. L’obiettivo per il settore industriale e manifatturiero è incorporare l’intelligenza nei processi di produzione al fine di migliorare l’efficienza operativa, il controllo qualità e la sicurezza. Servono sensori avanzati, capacità di sistemi di visione artificiale per monitorare gli impianti in modalità end-to-end e rilevare le condizioni anomale delle apparecchiature che possono richiedere manutenzione, controllo a distanza grazie a digital twin e realtà aumentata.

3. Reskill a distanza

Sembra una vita fa quando si diceva che la globalizzazione richiedeva nuove competenze e nuove materie da studiare nelle scuole. Adesso la formazione è continua perché sono costantemente in evoluzione i modi di produrre, fare marketing e commercializzare. Durante la pandemia c’è stato un boom di formazione a distanza e gli strumenti partecipativi messi a disposizione dai principali enti formatori, dalle università alle app come Coursera, consentono di pianificare attività di formazione continua da erogare in modalità diversificata e calibrata sui differenti tipi di bisogno. Assieme alle piattaforme di e-learning occorre pianificare la strategia di formazione, meglio se con un manager interno competente sulla didattica a distanza.

4. Cloud in Italy e multi-cloud

Il cloud può fare cilecca. E avere un partner locale può essere una risorsa strategica. Un approccio multicloud permette di gestire il proprio data center virtuale in maniera tale che si regga su più fornitori, anche italiani (e ne esistono vari: sono 56 nel nostro Paese, suddivisi in 20 aree geografiche; con Roma, Torino e Bologna in testa per numerosità). Accanto ai grandi fornitori di soluzioni cloud, come Amazon web services, Azure di Microsoft e Google Cloud, ci sono anche altri player nel mercato. E in Europa prende quota il progetto di un cloud comunitario, Gaia-X.

5. Il Fwa

Per le aree non cablate e dove non è pensabile che a breve verrà installata la fibra ottica potrà fare la differenza il fixed wireless access (fwa), in pratica una forma di connettività a banda larga e bassa latenza che consente di portare 1 gigabit per secondo. Ideale per soluzioni di connettività in aree industriali, la connettività fwa permette di far fare un salto di qualità a impianti e centri di produzione altrimenti “sconnessi” o connessi con poca banda. Inoltre, questa tipologia di connessione – che viene proposta da quasi tutti gli operatori di telefonia mobile e fissa – permette anche di realizzare reti interne protette attraverso aree molto ampie.

6. Droni smart per l’agricoltura

Il futuro smart dell’agricoltura passa anche attraverso le macchine volanti: droni connessi in 5G che permettono di rendere più efficienti le coltivazioni monitorando il livello di crescita e maturazione delle piante in tempo reale e con una risoluzione a grana fine che consente anche interventi mirati. Lo sviluppo di sistemi completamente autonomi permette di controllare da remoto migliaia di ettari usando droni con telecamere sensibili a più frequenze luminose e scanner miniaturizzati per individuare, per esempio, parassiti e altri insetti su segmenti di filari o singole piante o colture in difficoltà, proteggerle con sostanze nutritive o antiparassitarie e intervenire con velocità impossibili a una gestione tradizionale “umana”, oltre a poter controllare il fabbisogno idrico e nutrizionale delle piante, riducendo l’impatto ambientale delle colture e il consumo di acqua, pesticidi e fertilizzanti.

7. Nuovi trucchi per vecchi pc e Mac

Visto che anche il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione contro l’obsolescenza programmata che rafforza e rende più praticabile il diritto alla riparazione dei prodotti elettrici ed elettronici, perché non riusare vecchi computer e licenze software? Alcune startup come Neverware (recentemente comprata da Google) propongono sistemi operativi alternativi simili a ChromeOs, come CloudReadyOs, capaci di ridare vita a vecchi pc e Mac, mentre altre aziende come Relicense e Resoft, vendono licenze usate di vecchie edizioni di software aziendali: non sono le suite in abbonamento che girano sul cloud ma permettono di lavorare lo stesso.

8. Chatbot per conversazioni più smart

Investire in prodotti legati all’intelligenza artificiale sembra una pratica esoterica, soprattutto per le pmi. Invece esistono numerose applicazioni. La prima è legata alla gestione delle relazioni con la clientela, perché un bot che consente di fare il triage e l’instradamento dei clienti è utile per allentare la pressione sul contact center. Ma i bot conversazionali, così si chiamano, permettono anche di gestire le comunicazioni all’interno dei gruppi di colleghi su strumenti come Slack, Teams e Zulip. Integrato nel software collaborativo, un chatbot funziona da assistente virtuale, risponde a domande in tempo reale, trovando documenti, producendo grafici e analisi (se il motore di Ai è stato finalizzato sulle attività di reportistica aziendale) e consente anche di gestire l’agenda e programmare i prossimi meeting senza scambi continui di email. Tutto tempo guadagnato.

9. Artificial intelligence as a service

Sebbene il concetto di intelligenza artificiale non sia nuovo, Ai as a service (Aiaas) è un’idea nuova che può aiutare le aziende a organizzare i dati che raccolgono sui clienti ed eseguire attività banali ma dispendiose in termini di tempo che consentono ai proprietari di aziende e ai loro dipendenti di concentrarsi su lavori più importanti. L’Aiaas consente alle piccole imprese di implementare la tecnologia di Ai con budget relativamente ridotti, senza dover investire in infrastrutture per realizzarla. Inoltre, rende più facile per le persone che non hanno esperienza nel machine learning a comprendere la tecnologia ed essere comunque in grado di portare a termine il proprio lavoro. Secondo gli analisti di Tactrica grazie a soluzioni di Aiaas le pmi investiranno di più nell’intelligenza artificiale per aumentare la loro produttività: “Le entrate globali annuali del software di intelligenza artificiale dovrebbero crescere fino a 126 miliardi entro il 2025“.

10. Il ruolo chiave della privacy

La sicurezza digitale è come il freno in una macchina di Formula Uno: non fa accelerare ma permette di andare più veloci perché dà più controllo. E con le nuove normative in termini di trattamento dei dati da un lato e di trasformazione digitale del business dall’altro, che comporta un’esplosione nella quantità di informazioni a disposizione delle imprese, è necessario investire non solo in strumenti e tecnologie per la sicurezza, ma anche in competenze. Soprattutto, nella figura del responsabile per la protezione dei dati (Data protection officer o Dpo) previsto dal Gdpr: un consulente esperto che va ad affiancare il titolare nella gestione delle problematiche del trattamento dei dati personali, in tal modo garantendo che un soggetto qualificato si occupi della materia, aggiornandosi sui rischi e le misure di sicurezza, in considerazione della crescente importanza e complessità del settore. È una figura strategica che, se scelto bene, permette di architettare una politica di sicurezza dei dati a prova di hacker e di audit.

Fonte : Wired