Appassionati di gaming contro detrattori: ‘ciechi che fanno a sassate’

Parto dalla provocazione del titolo, detta alla maniera toscana, per dare subito un consiglio per meglio interpretare quello che sarà questo blog: provate, come esercizio mentale, a dare molto credito a quello che leggete su temi a voi lontani. Fate come se a scrivere fosse una persona che stimate molto, della serie “beh se lo dice lui magari qualcosa di vero/buono c’è“. Scoprirete nuovi universi, ve lo garantisco. Poi giudicate.

Benvenuti su ‘De rerum esport‘. Questo blog vuole aiutare chiunque abbia sentito parlare di esport, di videogiochi competitivi, o anche solo di videogiochi (magari che “spingono alla violenza” e simila), a capire meglio questo mondo. Perché c’è tanto da poter sapere, ma soprattutto, ed è una cosa che sfugge o non ci si crede, c’è un minimo da DOVER sapere, al giorno d’oggi. E’ cultura generale. Cultura generazionale. E’ il mondo in cui viviamo e vivremo.

Il tema è sostanziale e non vuole solo far superare la tipica diffidenza sui videogiochi. In ballo c’è molto di più. Anche perché, in breve: se il ‘gioco’ è quel qualcosa che prepara alla vita, perché non dovrebbe farlo un ‘video-gioco’? Conoscete l’aforisma ‘Se non ti occupi di politica, sarà la politica ad occuparsi di te’? Qua è più o meno la stessa cosa.

Tutti hanno, hanno avuto e avranno a che fare con un prodotto digitale riconducibile, per caratteristiche o vocazione, ad un videogioco. Senza contare gli influssi che ormai prodotti simil-videogiochi hanno sulla vita quotidiana: software o siti internet che, grazie ad interfacce amichevoli, cercano di dare soddisfazione come risposta ad una nostra azione. Non vi ricorda i social network? E’ solo uno spunto, ci ritorneremo, ma la via possibile è una sola: consapevolezza.

Ciò vale tanto per i detrattori dei videogiochi quanto per gli appassionati. Non c’è discussione online che non veda due schieramenti: chi bolla esport e videogiochi, nel migliore dei casi, come una perdita di tempo, e chi s’arrabbia per la superficialità del giudizio. Eppure entrambe le ‘fazioni’ vivono la stessa società, lo stesso tempo. Perfino la stessa casa, e non parlo solo di genitori-figli.

‘Ciechi che fanno a sassate’ quindi, si litiga per inerzia, riflesso, senza mai un vincitore. Che non può esistere. E’ un comportamento diffuso, in molti campi per la verità, ma che dovrebbe suonare anacronistico. Nel mio piccolo cercherò di contribuire a questa storicizzazione. Lo farò portando esempi e storie, non mancando di puntare su un aspetto che, nostro malgrado ma molto umanamente, finisce sempre per contare più di dati, studi, fatti e scienza, nella formazione delle opinioni: la vita quotidiana, l’esperienza diretta.