I migliori film drammatici del 2020, da Piccole Donne a Mank

Il 2020 è stato un anno tremendo per il cinema, drammatico oseremmo dire – come drammatici sono stati alcuni dei migliori film arrivati al grande pubblico in sala, prima che scoppiasse il disastro Coronavirus e nel corso della breve tregua autunnale, e via streaming, con le visioni casalinghe che quest’anno hanno di certo dominato la scena. Per alcuni versi internet ha davvero salvato l’annata cinematografica, o almeno ha cercato di mettere un’enorme “pezza”, pensiamo all’ultimo caso in ordine cronologico: la storica uscita in streaming di Soul, ultimo splendido film Disney-Pixar, che ha saltato la sala per arrivare come regalo di Natale il 25 dicembre nelle case di tutti gli abbonati Disney+, in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo, anche in quei piccoli centri abitati che avrebbero faticato a vederlo su grande schermo. Non è questa però la sede adatta per discutere di virus, di ottimi film animati e delle potenzialità dello streaming, rimettiamoci in carreggiata e andiamo subito a scoprire i migliori “drama” del 2020.

Sorry we missed you

Probabilmente molti fra voi hanno già dimenticato Sorry we missed you, uscito il 2 gennaio 2020 e neppure in tantissime copie. L’anno cinematografico infatti era iniziato con tutte le migliori intenzioni del caso, con un Ken Loach in stato di grazia e una storia che per molti versi è stata “profetica”. “Sorry we missed you” è il messaggio lasciato dai corrieri britannici alla porta dei clienti non presenti in casa, dopo l’ottimo Io, Daniel Blake il regista inglese ha infatti pensato di affrontare il precario mondo dei vettori, che con l’avvento dell’e-commerce sono diventati bestie da soma, senza orari, senza certezze, senza garanzie.
E pensare che appena qualche mese dopo l’uscita al cinema di questo prodotto i corrieri sarebbero diventati l’unico contatto con l’esterno per moltissimi cittadini del mondo, costretti a rimanere a casa e a ordinare oggetti e cibarie online. Un’opera brutale nella sua estrema semplicità, che lacera il cuore e i sensi, instillando un viscido senso di colpa in ognuno di noi.

Piccole Donne

Anche Piccole Donne è uscito lo scorso mese di gennaio, il 9 per essere precisi. Greta Gerwig ha chiamato a raccolta uno splendido cast tutto al femminile (con le secondarie incursioni maschili di Timothée Chalamet, Louis Garrel e Bob Odenkirk) per ridisegnare a suo modo la “fiaba” delle giovani sorelle March nate dalla mente di Louisa May Alcott. Un’opera in costume che ricalca il romanzo alla base solo in parte, per aggiornare il cuore tematico e portarlo clamorosamente ai giorni nostri, rivalutando così la figura della donna nella società attuale. Una straordinaria Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh ed Eliza Scanlen sono le protagoniste assolute di un film da vedere e rivedere senza preconcetti, lasciandosi cullare dagli eventi e dalle magnifiche interpretazioni delle star coinvolte – senza mai dimenticare l’ottima messa in scena di una Gerwig mai così matura.

Curtiz

Il 2020, un po’ in sordina, è di certo stato l’anno dei grandi biopic in bianco e nero – non a caso in questa short list ne avremo ben due. Curtiz di Tamas Yvan Topolanszky (al suo esordio nel lungometraggio) è stato il primo a lanciare un chiaro segnale, arrivando su Netflix nel corso dell’anno. Michael Curtiz, per chi non lo sapesse, è lo storico regista di Casablanca, un artista che ha dovuto affrontare un dramma familiare e le politiche degli studios dell’epoca per realizzare la sua opera più famosa e sofferta.

Il film di Topolanszky è un eccellente affresco che analizza “l’uomo Curtiz” nel profondo, dando forma alla sua determinazione e a quel pizzico di arroganza che permeava il suo carattere. Il tutto racchiuso in uno splendido bianco e nero firmato Zoltan Devenyi, che dipinge a suo modo un’America prossima a entrare nella Seconda Guerra Mondiale. Volendo scherzarci su, Curtiz è in pratica il “Mank prima di Mank”, il prossimo film di questa lista.

Mank

Dalla realizzazione di Casablanca arriviamo alla creazione di un’altra pietra miliare della settima arte, forse l’opera più importante di tutti i tempi, in grado di elevare l’arte cinematografica a qualcosa di superiore e incredibilmente universale: Quarto Potere. Diretta da Orson Welles, l’opera del 1941 (arrivata giusto un anno prima di Casablanca, realizzato nel 1942) ha una sceneggiatura che porta il nome di Herman J. Mankiewicz, detto più semplicemente Mank. Un vero e proprio deus ex machina in grado di agire nell’ombra, un personaggio eclettico in grado di mettere in difficoltà interi studios con i suoi comportamenti al limite, il suo fascino quasi selvaggio, la sua mente brillante.
David Fincher omaggia uno script realizzato da suo padre Jack per portare ancora una volta su Netflix un biopic complesso, in bianco e nero, capace di dividere in fazioni sia il pubblico che la critica. Un film che non si può guardare a cervello spento, che anzi chiede allo spettatore uno sforzo continuo per mettere insieme i pezzi del puzzle; tutti pezzi che hanno un filo comune straordinario, un Gary Oldman eccezionale che potrebbe essere un grande protagonista della imminente stagione dei premi.

La Vita Nascosta – Hidden Life

Anche La Vita Nascosta – Hidden Life non ha avuto una distribuzione molto felice, al contrario si è affacciato in pochissime sale d’essai sotto forma di evento speciale, nella breve ma fortunata parentesi autunnale in cui i cinema hanno potuto riaprire i battenti. Tanto è bastato però per ammaliare una piccola parte di pubblico italiano, dopo aver ottenuto un grande successo al Festival di Cannes del 2019. Il nome Terrence Malick del resto non ha certo bisogno di presentazioni, inoltre con questo progetto – ispirato fondamentalmente a una storia vera, a un uomo realmente esistito – si è distaccato dalle poetiche filosofiche degli ultimi anni per tornare alla terra, alla vita, alla sofferenza, alla speranza.
Utilizzando quasi esclusivamente lenti grandangolari capaci di distorcere e ampliare le inquadrature, il maestro texano ha realizzato un’opera dal respiro universale attorno alla figura di un eroe comune, un uomo del popolo capace di sfidare con le sue idee e convinzioni l’intera Germania nazista. Un film che assume ancor più significato in un’epoca in cui le nostre libertà sono state di nuovo soffocate da un nemico comune, seppur non politico o militare. Da guardare con il fiato sospeso per tutti e 180 minuti di durata.

Fonte : Everyeye