Ci sarà un quarto Padrino? Come Coppola creò gli altri tre film, tra incassi e stroncature

In attesa di capire come sarà l’eventuale quarto film della saga della famiglia Corleone, un viaggio alla scoperta di come nacque e come la critica accolse la più celebre epopea mafiosa della storia del cinema. Firmata dal grande regista italoamericano

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“A quell’epoca lavoravo in cattive acque e non potevo produrre da me La conversazione, che avevo sempre pronta e che i produttori rifiutavano. Bisognava che trovassi un lavoro per tirarmi fuori dai guai. E per questo che accettai di fare il padrino per la Paramount”. Con queste dichiarazioni, rilasciate nel 1974, Francis Ford Coppola spiega i motivi dell’offerta che non poteva rifiutare e che lo spinge il 29 marzo del 1971 dietro la cinepresa per il primo episodio della saga della famiglia Corleone.

Costato 6 milioni di dollari, (contro i due milioni previsti) e interpretato da Marlon Brando e Al Pacino (nonostante il rancore della Paramount nei confronti del primo e lo scetticismo nei confronti del secondo) il Padrino incassa 200 milioni di dollari (un buon 6 per cento va a Coppola) e le azioni della Paramount salgono alle stelle.

Alle stesso modo la critica americana è entusiasta. Per Artur Knight, il film eleva il gangster movie a un nuovo livello “espressivo”. Secondo John Gelmish “è la più pura espressione di un alchimia che può trasformare il trash in qualcosa di differente”. Gary Arnold paragona i chiaroscuri del direttore della fotografia Bill Butler agli interni di Rembrandt e Mike Corleone a Faust. In Francia, Frederic Vitoux su Positif parla di gigantesca metafora dell’America:  “Film appassionante, non semplice. Si interroga, si rivela. Non è così facile sbarazzarsene”.

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Di tutt’altro avviso i critici italiani.  Per Tullio Kezich, Il padrino “è fiacco nel ritmo, sceneggiato in maniera confusa, reticente: non nomina mai la mafia né Cosa Nostra, non osa diffondersi sulle coperture politiche del protagonista e spara bordate solo contro Frank Sinatra”.

Giovanni Grazzini sul Corriere della Sera scrive: “Nonostante l’accuratezza della confezione, il film di Coppola non soltanto non è quel demistificante affresco documentario, sia pure romanzato, sulla mafia italo-americana che si poteva sperare o la brutale cronaca di vita newyorchese di cui s’era sentito dire: è appena un epigono del cinema nero statunitense degli anni Trenta”.

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Anche per il Padrino 2, Coppola sfora il budget che supera di due volte e mezzo quello del primo. Marlon Brando non partecipa al progetto in seguito alle liti con la Paramount per aver rifiutato l’Oscar. Ma il regista riesce a reclutare Robert De Niro che avrebbe già voluto  nel cast del primo atto per la parte di Sonny Corleone. Come svela lo stesso Coppola a Positif “Il film è concepito in maniera bizzarra. Ogni scena è fatta per ricordarne un’altra del primo. E come un armonia dove ogni nota ne ricorda un’altra. Il film incassa 30 milioni di dollari nei soli States e trionfa nella notte degli Oscar del 1974 vincendo 6 statuette.

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Robert Bookbinder su The Films of The 70s scrive che “Il Padrino Parte II, mentre riprende con facilità l’eccellente perizia tecnica del suo predecessore, può contare su un intreccio più avvincente”. Questo sequel piace anche a Kezich: “Nonostante le dimensioni ipertrofiche, molti capitoli del film hanno smalto e qualità, e resteranno come punti di riferimento nella storia atroce della «sicilianizzazione del mondo»”.

Tornando all’attualità, al momento l’unica certezza è questa: il 10 dicembre 2020, in occasione del trentennale della pellicola originale, in Blu-Ray Disc per Universal PicturesHome Entertainment Italia, uscirà la riedizione del terzo capitolo della saga con il titolo  “Il Padrino – Coda: La morte di Michael Corleone”. Per quanto concerne l’ipotetico “quarto Padrino” ed eventuali sequel, Coppola ha dato il suo assenso, ma ha gia anticipato che non sarà in cabina di regia. Per il cineasta americano, la saga della Famiglia si è conclusa con il film del 1990. E vengono in mente le parole che Coppola pronuncio alla rivista Panta: “Se un secondo fosse un miliardo di anni e il mondo che conosciamo esistesse per un miliardesimo di secondo, quale privilegio sarebbe quello di averci vissuto. E qualcosa che supera qualsiasi leggenda, che in questo vuoto imponderabile sia esistito un posto come questo ed esseri come noi”.

Fonte : Sky Tg24