Coronavirus: come scendono i ricoveri in ospedale

Sono 24.099 i nuovi casi di coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Italia su 212.741 tamponi analizzati. Un dato leggermente superiore a quello di ieri quando i contagi erano stati 23.225 su oltre 226 mila test. Una settimana fa c’erano stati 28.352 positivi su circa 222mila tamponi. Siamo sotto al picco dei 40mila e rotti casi del 13 novembre scorso, ma è anche vero che la discesa non è così repentina. Se mettiamo a confronto i casi registrati tra lunedì e venerdì la variazione delle ultime quattro settimane è stata del -33% .

  • Questa settimana: 103.760
  • Una settimana fa: 129.370
  • Due settimane fa: 167.245
  • Tre settimane fa: 172.210
  • Quattro settimane fa: 153.361

La buona notizia è rappresentata dal calo dei ricoverati con sintomi (-572) e delle terapie intensive (-30). Già ieri i ricoveri erano diminuiti di 682 unità, il calo dunque comincia ad essere significativo con circa duemila ospedalizzati in meno negli ultimi 4 giorni.

  • 4 dicembre -572 
  • 3 dicembre -682 
  • 2 dicembre – 357
  • 1 dicembre  -376

La curva sta decisamente flettendo e il trend – benché con qualche battuta d’arresto – è ormai in costante calo da circa 10 giorni. Insomma, da questo punto di vista si può guardare al bicchiere mezzo pieno. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, ha fatto sapere in conferenza stampa che “la probabilità che a 30 giorni si vada a saturare i posti di area medica o terapia intensiva sta decrescendo, attualmente è  inferiore al 5 per cento”. Secondo la bozza del monitoraggio settimanale  dell’Iss il calo dell’indice Rt e degli altri indicatori “sono incoraggianti e confermano l’impatto delle misure che si accompagnano con una diminuzione nelle ospedalizzazioni in area medica e in terapia intensiva; tuttavia, la pressione sui servizi ospedalieri è ancora molto elevata”.

Per quanto riguarda i pazienti in condizioni critiche, da ieri la Protezione Civile mette a disposizione il numero degli ingressi al netto delle uscite. 

Ingressi in terapia intensiva

  • 4 dicembre 201
  • 3 dicembre 217

(Nota: mancano i dati di Campania e Provincia Autonoma di Bolzano).

Risale invece anche se non di molto il rapporto positivi/tamponi che si attesta oggi all’11,3% contro il 10,2 di ieri. 

  • 4 dicembre 11,3
  • 3 dicembre 10,2%
  • 2 dicembre 9.99%
  • 1 dicembre 10,6%
  • 30 novembre 12,5%
  • 29 novembre 11,7%
  • 28 novembre 11,7%
  • 27 novembre 12,7%
  • 26 novembre 12,5%
  • 25 novembre 11,2%
  • 24 novembre 12,3%
  • 23 novembre 15,3%
  • 22 novembre 15%
  • 21 novembre 14,6%
  • 20 novembre 15.6%
  • 19 novembre 14.4%
  • 18 novembre 14,8%
  • 17 novembre 15.4%
  • 16 novembre 17,9%
  • 15 novembre 17.4%
  • 14 novembre 16.3%
  • 13 novembre 16%
  • 12 novembre 16.2 %
  • 11 novembre 14.6%
  • 10 novembre 16.1%
  • 9 novembre 17.1% 

Purtorppo il numero dei decessi continua ad essere altissimo: nelle ultime 24 ore hanno perso la vita 814 persone dopo i 993 decessi di ieri. Sul dato di ieri va fatta una precisazione. Secondo l’Huffington Post, la Lombardia avrebbe comunicato solo ieri i dati di 128 persone decedute oltre una settimana fa. Ma si tratta comunque di numeri altissimi, un trend che purtroppo non accenna a diminuire.

decessi covid-2

 Su “Predire è meglio che curare”, pagina di analisi dei Big Data sulla pandemia, spiegano che se il numero di decessi cala, “tornando ad un valore più vicino allo stimabile” e calano anche “le curve di carico sul SSN”, al contrario “gli indici R0(t) tornano lievemente a salire”. 

terapie intensive 1-3

(Grafico: “Predire è meglio che curare).

Indice Rt: cinque regioni più a rischio

L’indice di contagio è invece in calo secondo Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute. Nella bozza di monitoraggio settimanale si legge infatti che l’Rt sui casi sintomatici è sceso a 0,91 (una settimana fa era pari a 1,08) e “si riscontrano valori di Rt puntuale inferiore a 1 in 16 Regioni e province autonome. Di queste, 15 hanno un Rt puntuale inferiore a uno anche nel suo intervallo di confidenza maggiore, indicando una diminuzione significativa nella trasmissibilità”.

L’andamento della curva epidemica, si legge ancora nella bozza, “deve portare alla massima attenzione nella adozione e rispetto delle misure, evitarne un rilassamento prematuro e mantenere elevata l’attenzione nei comportamenti”. “Gran parte delle Regioni e province autonome sono classificate a rischio moderato di una trasmissione di Sars-CoV-2 ma l’elevata incidenza e l’attuale forte impatto sui servizi ospedalieri richiede cautela mantenendo elevata l’attenzione nei comportamenti”, avvertono gli esperti.

Ci sono comunque delle buone notizie.  Nell’ultima settimana di novembre e l’inizio di dicembre “si osserva una riduzione generale del rischio complessivo, con la maggior parte delle Regioni e province autonome a rischio moderato e per la prima volta, dopo sette settimane, due a rischio basso”, Basilicata e Campania. In particolare, spiega l’AdnKronos, 16 Regioni sono classificate a rischio moderato di trasmissione di Sars-Cov-2. Di queste, 5 hanno una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità: Emilia Romagna, Marche, Molise, provincia autonoma di Trento, Veneto. In queste regioni, “si suggerisce di valutare attentamente la opportunità di adottare, anche a livello sub-regionale, di mitigazione previste per il proprio livello di rischio”. In cinque regioni l’indice Rt è invece ancora superiore a 1: si tratta di Calabria, Lazio, Molise, Toscana e Veneto. 

Pregliasco: “La terza ondata dipende da noi”

Intanto virologi ed epidemiologi continuano ad avvertire dei rischi di una terza ondata dopo le feste di Natale. Un rischio che ovviamente “c’è”, ma “l’intensità di quest’onda – ha spiegato a ‘Un giorno da pecora’, su Rai Radio 1, il virologo Fabrizio Pregliasco – dipenderà da quanto noi non esagereremo e quindi, sperabilmente, potrà non essere così pesante”. Il numero record di morti registrati ieri in Italia per Covid-19 ha provocato “il gelo” nell’animo di tutti e “ha rimarcato l’importanza di stare attenti” soprattutto in vista delle feste, ha ammonito il virologo ricordando che “i morti sono purtroppo persone malate ormai da lungo tempo”, pazienti con forme gravi da “diverse settimane”, e “il parametro dolorosissimo del numero di morti sarà l’ultimo a migliorare. Sta invece già ben migliorando il numero di nuovi casi, ormai stabile”, e si assiste a “una riduzione sempre più insistente e positiva dei ricoveri sia in reparto che in terapia intensiva”.

Quanto al tampone pre-natalizio “bisogna considerarlo come un utile strumento di rassicurazione, ma non un liberi tutti, una patente di sicurezza o una ‘patente di baci’. Bisogna tenere conto che dall’infezione alla positività di un test passano dalle 24 alle 72 ore” che rappresentano una ‘finestra di rischio’, quindi in teoria per essere sicuri bisognerebbe fare 72 ore di isolamento e poi il tampone”.

Fonte : Today