Wired Trends 2021, il lavoro tra spazi reinventati, tensioni etiche e innovazioni più o meno funzionali

Mansioni impossibili da automatizzare, punti di forza e di debolezza dello smartworking, formazione continua e gender gap: nel quarto Wired Trends si è parlato di conseguenze del lockdown sul mondo lavorativo, di prospettive per ultrasettantenni, di contratti di categoria e di inquadramento dei rider

“Durante il primo lockdown, tra marzo e aprile, il 29% delle persone aveva sospeso la propria attività lavorativa, il 24% proseguiva da casa e il 47% continuava a lavorare regolarmente. Ci sono state condizioni differenziate: le conseguenze più gravi hanno riguardato gli autonomi, poi i dipendenti delle piccole aziende e infine i disoccupati, che vedono ritardare il loro ingresso nel mondo lavorativo”. Sono questi i dati e le statistiche presentate dal presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli in apertura del quarto appuntamento di Trends 2021, dedicato interamente al mondo del lavoro.

La rassegna dei Trends, organizzata da Wired Italia in collaborazione con Ipsos, è un calendario di 6 appuntamenti con decine di ospiti italiani e internazionali, in occasione dell’uscita del numero invernale del bookazine di Wired. Dopo i primi appuntamenti incentrati sulla trasformazione digitale, sulla sostenibilità e sulla finanza, sono state esplorate le tendenze in atto per il comparto occupazionale, e soprattutto le direzioni e le evoluzioni che già si delineano per il prossimo anno.

Pagnoncelli ha precisato che, nonostante lo smartworking sia elogiato da molti, pone diversi rischi. “Per esempio isolamento, perdita della dimensione sociale del lavoro, compromissione del clima interno alle aziende e aumento del livello di tensione, per l’impossibilità di avere rapporti diretti con le persone. Ma anche la mancanza di spazi fisici ed emotivi, l’inadeguatezza delle dotazioni tecnologiche, la difficoltà di connessione a internet in casa e l’affollamento domestico”, ha elencato. E se in generale il livello di preoccupazione degli italiani è in aumento, specialmente nelle ultime settimane, le aziende sono ben consapevoli del cambiamento che le attende. “Solo un terzo delle imprese ritiene che si ritornerà al modo di fare impresa pre-pandemia, mentre il 60% prevede un’evoluzione graduale”, ha aggiunto Pagnoncelli. Indicando anche che le principali sfide all’orizzonte sono l’avere un management credibile, il mantenere una tensione etica, il coinvolgere i dipendenti nei cambiamenti e il fare formazione continua.

Proprio di formazione ha parlato dal palco digitale dell’evento anche David Cis, Chief Operating Officer di Generali Italia: “Servono competenze su tecnologie come il cloud, i linguaggi di programmazione, i network di comunicazione per scambiare velocemente dati con intermediari e clienti, oltre all’automazione di mansioni standardizzate come il processare documenti legati a polizze, malattie e fatture, magari scritti pure in formati diversi”. Temi cruciali soprattutto in una fase come quella attuale, in cui c’è un’aspettativa d’eccellenza nel livello dei servizi che si può soddisfare solo combinando la gestione veloce delle richieste più semplici con la competenza degli specialisti nell’affrontare i casi più complicati.

Dalla discussione è emerso, in particolare, che non c’è un’equazione diretta tra l’automazione e la perdita di occupazione. Ma anzi: “L’automazione consente di delegare la parte più semplice, così da avere spazio per focalizzarsi su attività complesse e a maggiore valore aggiunto”, ha spiegato Cis. E lo snellimento di molti processi ha reso palese che la fiducia è un ingrediente sempre più indispensabile nell’interazione con clienti e intermediari. “L’uso dei canali digitali ha contribuito ad aumentare i rischi collegati alla cyber security, e per i clienti è diventato ancora più importante essere convinti che un’azienda faccia tutto il possibile per preservare la sicurezza e la confidenzialità dei dati”, ha concluso.

Parlando di lavoro e di competenze, non si può non affrontare il tema di ciò che ne sta alla base, ossia la formazione universitaria. Con Donatella Sciuto, prorettore vicario del Politecnico di Milano, si è parlato in particolare di soft skill e gender gap. “Ascoltando le valutazioni delle aziende presso cui i nostri laureati lavorano”, ha raccontato, “stiamo da alcuni anni potenziando la parte di competenze soft, per le quali si lamenta una certa carenza, in contrapposizione alle grandi competenze tecnico-scientifiche acquisite”. E sulle differenze di genere ha aggiunto: “Si sta cercando di colmare questo gap, consapevoli che servono modelli femminili da seguire per modificare quel retaggio culturale che vede la donna spesso dedita ad attività di tipo assistenziale, poco indirizzata verso materie quali l’informatica o la meccanica”.

Ma come fare, all’atto pratico? “Oltre a eventi specificamente creati per promuovere l’incremento delle studentesse, anche con borse di studio, la realtà del Politecnico collabora e partecipa a molte attività che si svolgono a Milano con le settimane a tema, le varie week, in ambito stem e non solo”, ha risposto Sciuto. Aggiungendo che in una realtà come il Politecnico anche l’aspetto etico dello sviluppo tecnologico è sentito ed è posto al centro di molte attività, perché c’è la convinzione che le ricadute delle scelte tecnologiche sulla società debbano essere valutate già in fase di progettazione. “Nei corsi magistrali sono stati inseriti insegnamenti che danno molta rilevanza all’etica, includendo anche quella parte di ricerca che non si pone obiettivi di breve o medio termine, ma pone le basi per la conoscenza e la consapevolezza di lungo respiro”, ha concluso.

Dall’etica al diritto, centrali nell’evento di Trends 2021 sono state le nuove dinamiche lavorative e gli shock determinati sulla forza lavoro da parte delle innovazioni tecnologiche. “La flessibilità sul dove e sul quando lavorare non contrasta con il paradigma del lavoro subordinato, ha chiarito Valerio De Stefano, docente di diritto del lavoro all’università Ku Leuven. “E il motivo è che resta salva, per l’azienda, la possibilità di coordinare, controllare e dirigere il lavoro dei suoi dipendenti. In tutto il mondo, infatti, le sentenze si orientano nel riconoscere l’attività dei rider dei servizi di consegna come lavoro subordinato”.

Parlando del libro che ha scritto a quattro mani con Antonio Aloisi, Marie Curie fellow e assistant professor alla Ie Law School di Madrid, De Stefano ha anche aggiunto che “la domanda di lavoro dovrebbe evitare di cadere nella trappola del conformismo anticipatorio, ossia nel cercare di anticipare le aspettative delle aziende appiattendosi su posizioni irrealistiche oppure inaccurate”. Questo irrigidimento conformista, basato su un pensiero computerizzato e algoritmico, fa perdere le componenti di creatività, di fantasia e di innovazione, che invece in molti mestieri sono sempre più utili.

Aloisi, sempre ospite a Trends 2021, ha spiegato invece che gli allarmismi relativi a professioni che probabilmente scompariranno per colpa della tecnologia sono assolutamente da rivedere. “Non è vero che il lavoro umano finirà, sia perché è pressoché impossibile automatizzare alcune mansioni, sia perché il lavoro è composto da molte mansioni diverse. E in ogni caso, prima di procedere alla sostituzione di un lavoratore umano con un robot, si valuta anzitutto la prestanza e la convenienza della soluzione high tech”, ha detto.

Ciò si concretizza però nell’erosione dei diritti dei lavoratori, perché si instaura il cosiddetto lavoro povero, in cui pagare poco una persona è più conveniente che fare scelte di innovazione complesse e costose. “A volte si materializza un’innovazione disfunzionale, ha aggiunto, “perché servono molti lavoratori in carne e ossa per operare, far funzionare e riparare una macchina, anche più della forza lavoro che basterebbe a svolgere quella stessa mansione”.

Infine, nella mattinata dell’evento, è intervenuta la founder di Hsm Lynda Gratton, che si è concentrata sui nuovi luoghi in cui il lavoro prende forma. “Per alcune persone e per alcune mansioni si raggiunge il massimo della produttività focalizzandosi senza distrazioni per alcune ore”, ha affermato, “mentre in altri casi la cooperazione e il confronto sono fondamentali”. In quest’ultimo caso, naturalmente, l’ufficio svolge un ruolo fondamentale, e a livello di design occorre realizzare spazi adatti ad attività creative e spazi di lavoro a casa concepiti per mantenere la concentrazione. “Senza scordare la vera sfida della nostra epoca”, ha aggiunto, “ossia definire i confini tra attività lavorativa e il resto, sia nello spazio sia nel tempo”.

E a proposito di tempo, uno dei cambi di paradigma più significativi a cui dovremmo abituarci è quello di continuare a lavorare per molti più anni. “La domanda che tutti ci dovremmo fare è: in che modo lavoreremo quando avremo 70 anni, ha chiosato. “È bene che tutti si preparino a lavorare pure da settantenni, e per questo è importante coltivare la propria resilienza: in senso fisico così come in senso sociale, costruendo reti di contatti e continuando a imparare”. Sapendo anche che lo smartworking avrà conseguenze ampie: “Le aziende si stanno chiedendo se non si possa far lavorare da casa i propri collaboratori, e le persone si domandano perché essere dipendenti e non dei freelance, ha spiegato. Chiarendo come tutto questo esista perché la quota parte di lavoro associata alla manifattura – che ha tempi e luoghi predefiniti – è sempre minore. Il lavoro si fa digitale, insomma, e perciò delocalizzato nello spazio e nel tempo.

Il quarto appuntamento con Trends 2021 è stato anche l’occasione per parlare di molto altro, dallo stupore collettivo di quanto la tecnologia abbia aiutato il mondo del lavoro negli ultimi mesi alla propensione degli italiani nell’acquisire nuove abilità utili alla propria professione, dai contratti lavorativi sotto mediazione sindacale all’importanza della sicurezza informatica per i lavoratori del ramo assicurativo. Argomenti che saranno certamente protagonisti dell’anno che sta per cominciare, proprio come quelli affrontati nei prossimi eventi di Trends 2021, trasmessi come sempre in diretta su Wired.it e sui canali LinkedIn, YouTube e Facebook di Wired Italia.

Wired Trends 2021, il progetto di Wired Italia in collaborazione con Ipsos, è reso possibile anche grazie al supporto di alcuni partner: BlackRock, Edison, Generali Italia, Jonix, Open Fiber, Sky Italia. 

Fonte : Wired