Wired Trends 2021 – Finance, tra nuovi modelli di banca e valute digitali alla rincorsa delle criptovalute

La propensione al risparmio degli italiani accentuata dalla pandemia, il bitcoin che si consolida come bene rifugio e oro digitale, ma anche le novità nel mondo del venture capital. Ecco il terzo Wired Trends 2021

Più risparmiatori, meno propensi al rischio, più pessimisti sul futuro ma più fiduciosi nella solidità e nella sicurezza dell’industria finanziaria italiana: è questo, in estrema sintesi, l’identikit degli italiani presentato in apertura del terzo evento di Trends 2021. Dopo aver affrontato i temi della trasformazione digitale e della sostenibilità, la rassegna organizzata da Wired Italia in collaborazione con Ipsos è proseguita all’insegna del mondo della finanza, con un appuntamento dedicato a esplorare le tendenze già in corso insieme a  quelle che si profilano per l’anno che sta per cominciare.

La prima ospite a calcare il palco è stata Stefania Conti, business development director financial services di Ipsos, che ha presentato alcuni dei dati finanziari più significativi raccolti nei mesi della pandemia. “Lo stato di salute finanziaria delle famiglie e delle imprese italiane è buono: il 60% delle aziende si dichiara soddisfatto delle risorse che ha a disposizione, e il 54% considera la pandemia un’opportunità più che un rischio”, ha spiegato. “Anche il 44% delle famiglie è sereno, e solo 2 su 10 si dichiarano insoddisfatte. Ma c’è stata comunque un’inversione di tendenza, perché per la prima volta dopo anni la soddisfazione è calata”.

Tutto ciò si riflette in una più forte propensione all’accantonamento. “L’83% delle risorse risparmiate sono allocate nei conti corrente, ed è un comportamento dettato da delle resistenze emotive, dal bisogno di sicurezza”, ha aggiunto Conti. Tuttavia, i dati ci dicono anche che razionalmente le persone credono che il giusto equilibrio del risparmio sia dell’ordine del 50%, ma poi istintivamente risparmiano di più. Un dato molto positivo arriva però sul fronte high tech: “Durante il lockdown abbiamo fatto un passo significativo e gratificante nel colmare il gap digitale, e il 57% delle persone è interessato a soluzioni fintech”, ha concluso. Insomma, si è compreso che le soluzioni di finanza digitale possono migliorare la vita, ma anche fare da traino per avvicinare le persone alla finanza stessa.

Salendo di scala, il digitale è anche l’elemento abilitante per nuovi modi di gestire gli investimenti. “Tecnologia e finanza non sono un’accoppiata nuova, perché chi investe da sempre utilizza l’informazione come materia prima per decidere quale sia un buon investimento”, ha spiegato l’head di BlackRock Italia Giovanni Sandri. A essere cambiata rispetto al passato è la quantità di informazioni disponibili, perché con il boom di internet sono arrivati i big data e si è aperta la possibilità di accedere a un universo informativo molto più ampio. “Oggi c’è la possibilità di individuare i trend molto prima rispetto ai dati tradizionali, ed è un’ottima opportunità”, ha detto. Sottolineando in questo senso il ruolo importante di intelligenza artificiale e machine learning.

E in questo contesto big data assume un ruolo sempre più decisivo il tema della sostenibilità. “Fare investimenti sostenibili vuol dire che quando si valutano le aziende in cui investire si considera  quanto l’azienda sia attenta al cambiamento climatico e all’impatto sociale del proprio business”, ha aggiunto Sandri. “Le aziende negli ultimi anni pubblicano dei report in merito al loro approccio alla sostenibilità, ma il problema è che le metodologie di valutazione non sono ancora standardizzate, quindi i punteggi che i data provider danno alle aziende possono non essere sovrapponibili”. Ma anche se il sistema resta certamente perfettibile, sono trend sia l’aumento delle aziende che pubblicato dati di sostenibilità (passato dal 20% all’85% in pochi anni) sia l’uso di sistemi algoritmici nella valutazione dei dati stessi.

Ma se è opinione sostanzialmente unanime che la pandemia abbia aumentato sia l’attenzione all’ambiente sia la penetrazione della tecnologia nel mondo delle banche, è proprio in quest’ultimo che stanno accadendo molte cose interessanti. “Fino a qualche anno fa si poteva accedere alla banca sono tramite canali fisici controllati dalla banca stessa, come le filiali, mentre oggi l’accesso è digitale e il più delle volte attraverso canali che la banca non controlla direttamente”, ha introdotto Brett King, fondatore di Moven. E ora si sta progressivamente facendo un embed della banca all’interno del mondo: “lo faremo sempre più anche con tecnologie come smart glass e intelligenza artificiale, che renderanno la banca onnipresente davanti ai nostri occhi. Ma il cambiamento più grande di tutti è che passeremo da sistemi come carte di debito e cashback verso servizi che aiuteranno a risparmiare e renderanno le persone più finanziariamente sane”.

Questa salute finanziaria, però, passa anche per la salute della banca e dei modelli su cui questa si basa, che a oggi non sono certo esenti da criticità. “Le tre caratteristiche che cerchiamo in una banca sono il muovere denaro, il tenere i soldi al sicuro e il garantire l’accesso al credito: queste saranno integrate in un’esperienza unica, cambiando la struttura stessa della banca”, ha aggiunto King. “Ma il problema è che in questa transizione rischiamo di portarci dietro alcune delle storture del vecchio mondo bancario”. Insomma, se davvero si vuole creare un sistema inclusivo occorre essere disciplinati nel modo di processare i dati, eliminando i bias. Abbiamo bisogno che il fintech sia regolato da algoritmi etici.

Ma cosa ci aspetta nei prossimi mesi in termini di investimenti, venture capital e private equity? A rispondere a Trends 2021 è stata Anna Gervasoni, professore ordinario di economia e gestione delle imprese all’università Liuc: “Non si sa ancora quando sarà risolta la pandemia, e nel frattempo molte aziende manifestano problemi seri. Interpretare il mercato è complicato, e i fondi di investimento devono lavorare con uno strabismo fortissimo”, ha detto. Ossia, da un lato guardare alle imprese già in portafoglio, aiutandole con capitali e nuovi piani strategici per il 2021, e dall’altro fare attenzione alle opportunità che derivano dalle filiere che vengono trasformate, investendo su aziende che abbiano attitudine all’innovazione, capacità di stare sul mercato internazionale e un capitale umano motivato ed eterogeneo in termini di competenze, età, genere e soft skill.

E a differenza dell’ecosistema bancario, quello degli investimenti è un mondo dove la penetrazione del digitale non è così auspicata. “La tecnologia aiuta in tutti i processi di due diligence, di aderenza alle normative, e in tutta quella parte operativa in cui avere informazioni rapidamente elaborate e trattate migliora i processi”, ha aggiunto Gervasoni. “Ma in generale non tutto il mercato del venture capital si trasferirà su piattaforme digitali, perché chi fa progetti imprenditoriali di peso lavora ancora faccia a faccia con l’imprenditore, e va a vedere di persona che cosa succede in azienda”. In un mercato così personalizzato, del resto, solo alcune aree specifiche raccolgono e investono capitali attraverso piattaforme fintech, mentre è più strategico puntare alla condivisione di metodologie e sistemi, e alla creazione di partnership tra imprenditori giovani ed esperti.

Naturalmente nel corso dell’evento sulla finanza high tech non si poteva non parlare di criptovalute e valute digitali. Il primo a indicare i trend 2021 è stato Ferdinando Ametrano, direttore scientifico di Crypto Asset Lab: “In termini di criptovalute si intravede una tendenza di consolidamento del bitcoin come punto di riferimento e bene rifugio, soprattutto in un contesto incerto e di crisi. E poi si prospetta l’arrivo delle valute digitali di stato, ossia i contanti digitali emessi dalle banche centrali, su cui ci si sta concentrando di fronte alla concorrenza delle criptovalute stesse”. Ma se è vero che le valute digitali di stato partono già in forte ritardo, hanno comunque un grandissimo potenziale perché a oggi i sistemi di pagamento transfrontalieri e globali a oggi sono lenti e macchinosi, quindi gli strumenti istantanei ed efficaci sono quanto mai necessari.

Il tema del bitcoin, invece, è come sempre la regolazione. “Non si può regolare il bitcoin in quanto criptovaluta, ma si possono regolare gli usi del bitcoin, proprio come non si può regolare la natura fisico-chimica dell’oro ma se ne possono normare gli usi”, ha chiarito Ametrano. “Il problema è che oggi le banche non consentono di acquistare bitcoin, e ciò di fatto rende possibili gli illeciti e le truffe. Per questo il tema della custodia affidabile e trasparente dei bitcoin è cruciale: serve una gamba regolamentare per operare in bitcoin e una gamba tecnologica per dare trasparenza, affidabilità e sicurezza”. Il che è dimostrato, fuor di metafora, dal fatto che ci siano attori del sistema bitcoin che stanno iniziando a fare servizi finanziari internazionali, e pure il viceversa.

A chiudere la giornata di talk e interviste è stato il co-founder di 11:FS Simon Taylor, di nuovo sul tema delle frontiere digitali del fintech. “Non si può continuare a fare come si è sempre fatto, ma occorre passare, per esempio, al banking as a model, in modo che si possano sviluppare nuovi servizi finanziari embedded, ha ribadito. Il modello di business emergente, infatti, si basa sull’idea che la finanza garantisce migliori performance quando è più vicina ai clienti. E per i soli Stati Uniti si stima che ciò possa tradursi in un valore di 3.600 miliardi di dollari.

Ma non si può negare che le nuove dinamiche riscrivano anche gli equilibri in gioco e pongano interrogativi sul ruolo della banca del futuro. “Dal punto di vista della banca, è costoso e antieconomico avere app dedicate ai propri servizi, e soprattutto gestire filiali, ha aggiunto Taylor. “Se un grande brand, che ha tanti clienti, attiva un nuovo servizio finanziario, la banca può rimanere di fatto dietro le quinte: la relazione che si crea è direttamente tra il cliente e il brand di cui si fida. Le banche non dovrebbero essere spaventate dall’idea di perdere il rapporto con il cliente, e non dovrebbero sentirsi in concorrenza con i grandi brand”. Una tesi supportata, secondo Taylor, dal fatto che le aziende non sono interessate a diventare banche e a essere sottoposte a tutte le attività regolatorie, ma anzi creano volentieri alleanze con le banche stesse. E le banche, dal canto loro, devono preoccuparsi solo di mantenere la propria solidità e affidabilità.

Nel corso del terzo appuntamento di Trends 2021 i temi affrontati sono stati molti altri, dai servizi di comparazione dei prezzi all’attrattività italiana nei confronti dei venture capitalist, dal futuro di PayPal al concetto di banca 4.0, dal livello di cultura finanziaria del nostro paese ai modi in cui è variata con la pandemia la percezione dei significato delle parole della finanza. E gli appuntamenti non finiscono qui: il viaggio nell’anno che sta per cominciare prosegue con i prossimi eventi di Trends 2021, trasmessi in diretta su Wired.it e sui canali LinkedIn, YouTube e Facebook di Wired Italia.

Wired Trends 2021, il progetto di Wired Italia in collaborazione con Ipsos, è reso possibile anche grazie al supporto di alcuni partner: BlackRock, Edison, Generali Italia, Jonix, Open Fiber, Sky Italia.

Fonte : Wired