Il bambino con emorragia cerebrale e covid salvato dai medici italiani

Redazione 01 dicembre 2020 11:39

Al trauma causato da una brutta caduta in un parco si è aggiunta la necessità di trattare i sintomi del coronavirus, rendendo la sua situazione ancora più delicata. Ora un bambino di 12 anni è fuori pericolo, dopo le cure dei medici dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. Il bambino era finito al pronto soccorso dopo un salto incauto in un parco pubblico e l’urto violento della testa: qui la scoperta di un’emorragia cerebrale, ma anche della positività al coronavirus, riscontrata attraverso il tampone molecolare effettuato in ospedale, come da prassi prima del ricovero.

Il bambino con emorragia cerebrale e covid salvato a Bari

Un caso complicato, quello di un piccolo paziente di 12 anni, ora fortunatamente fuori pericolo. “Il paziente ha avuto subito bisogno di ventilazione meccanica e monitoraggio neurologico con protezione cerebrale in quanto, dopo la valutazione neurochirurgica, non è stata indicata la strada dell’intervento”, spiega il dottor Leonardo Milella, direttore dell’unità operativa di anestesia e rianimazione dell’ospedale pediatrico, con quattro posti letto riservati ai pazienti covid.

Nei giorni seguenti c’è stato un peggioramento della polmonite bilaterale e del quadro neurologico emorragico che ha posto alcune difficoltà terapeutiche nell’applicazione dei protocolli per il trattamento Covid-19. “L’utilizzo dell’eparina a dosaggi elevati – aggiunge il dottor Milella – era molto rischioso per la presenza di emorragia subdurale. Abbiamo praticato questo trattamento in modo estremamente cautelativo, con una ventilazione meccanica dedicata e un monitoraggio giornaliero di Tac e risonanza magnetica. In cinque giorni c’è stato un miglioramento sostanziale dello stato di sofferenza cerebrale e neurologica e il paziente è stato estubato e sottoposto per altri cinque giorni a ventilazione non invasiva continuata e modulata fino al miglioramento del quadro clinico generale”.

Due settimane in terapia intensiva

“È stato un grande lavoro di squadra coordinato da professionalità mediche diverse – conclude Milella – ma voglio ringraziare in particolare gli infermieri che nelle ore più drammatiche hanno assistito alla corretta ventilazione del bambino anche di notte”. Dopo oltre quindici giorni in terapia intensiva, ormai fuori pericolo, nel piccolo paziente erano ancora presenti segni di polmonite da covid e per questo è stato trasferito nel reparto di malattie infettive per il prosieguo delle cure.

I bambini malati di covid

“Dopo che nei primi mesi i bambini malati di covid erano stati davvero casi eccezionali, in questa seconda ondata, abbiamo regolarmente tra 5 e 10 bambini o ragazzi ricoverati, con manifestazioni diverse di malattia e gravità variabile”, spiega la dottoressa Desirée Caselli, direttrice del reparto di malattie infettive dell’ospedale pediatrico. “Complessivamente abbiamo trattato oltre 50 pazienti – conclude la dottoressa Caselli – alcuni trovati positivi al tampone molecolare al momento del ricovero per motivi non legati al Covid. Positività che potremmo definire ‘inattese’. Nella maggior parte dei casi li teniamo ricoverati non più di una settimana, ma per alcuni si è trattato di un decorso molto più serio, ad esempio in adolescenti con altre malattie associate, la cura è stata più complicata e certamente frutto di stretta collaborazione coi diversi specialisti del nostro ospedale pediatrico. Ad oggi tutti sono tornati a casa in buone condizioni”.

Il bambino con coronavirus e “Pims” in rianimazione a 12 anni 

Fonte : Today