La modella Halima Aden abbandona le sfilate: “Troppi compromessi sull’hijab”

Halima Aden, statunitense di origine somala, abbandona la carriera da modella. Halima è salita alla ribalta tempo fa come protagonista di un evento di portata storica per la moda internazionale: è stata la prima indossatrice a sfilare con il velo.

Nata 23 anni fa in un campo profughi del Kenya, Halima Aden vive a New York da quando aveva sei anni. La modella è musulmana osservante, e nel suo contratto “indossare un hijab” era stato da lei dichiarato “parte non negoziabile del suo lavoro”. Dopo aver partecipato a Miss Minnesota sfoggiando un burkini, Halima aveva tentato di sdoganare il velo come nuovo accessorio fashion: “Voglio trasmettere un messaggio positivo che ha come tema la bellezza e la diversità. Voglio mostrare alle giovani donne musulmane che c’è spazio anche per loro – aveva commentato la modella in occasione della sua partecipazione al défilé di Alberta Ferretti- Ho scelto l’amore, perché le nazioni che non sono solidali, sono destinate a crollare. Sfilare oggi per Alberta Ferretti, una delle grandi designer della moda durante la fashion week di Milano, è senza dubbio un momento decisivo della mia carriera di modella”.

Ma quanto annuncia adesso nelle sue stories di Instagram è ben diverso: “Non importa cosa io o chiunque altro vi abbiamo raccontato sull’industria della moda: non è fatta per noi, non lo è mai stata”. Un’uscita di scena che arriva come conseguenza dei troppi compromessi tra campagne pubblicitarie e sfilate che Halima ha accettato finora sul suo hijab e sull’immagine delle donne musulmane che lo portano, “dal saltare i momenti di preghiera al sostituirlo con delle magliette o all’usarne uno che non le coprisse il petto solo per mostrare una collana”. La sequenza di stories sul social racconta così la sua scelta e la riflessione dalla quale è scaturita: “È stato necessario commettere questi errori per poter diventare un simbolo di cui possiate fidarvi. Nessuno prima di me mi ha indicato una via da seguire, quindi gli errori sono una parte del percorso di apprendimento. Ho fatto delle cose giuste, ma non è abbastanza. Dobbiamo avere questa conversazione per cambiare il sistema veramente”.

Fonte : Affari Italiani