La vera storia di Carima, l’anti-influencer di Boccea che spopola sui social

“Mi piace prendermi cura delle persone, essere importante per qualcuno. Come quando, nella struttura in cui lavoro, mi dicono che c’è da cambiare un pannolone ad un anziano. Dopo una vita piena di errori, sentirsi utile per gli altri fa bene al cuore. E non sono frasi fatte alla Barbara d’Urso”. Parola di Karin, 34 anni, romana dal quartiere Boccea, che studia per diventare operatrice sanitaria, mamma di una bambina di 8 anni e quasi al termine di un percorso in casa famiglia con la figlia. E parole che raccontano anche chi c’è dietro Carimadituttoedipiù, il suo alter ego sui social, ufficialmente appena 27enne per i follower, che dei seguaci si “prende cura” dispensando sketch tutt’altro che accomodanti, capaci di dissacrare la liturgia patinata di Instagram. Già perché questa Ghetto Girl di periferia, come viene percepita dal pubblico, spopola con oltre 500mila follower su Tik Tok e 400mila su Ig, lasciando trasparire un netto percorso di rivalsa sociale sulle difficoltà del passato che è stato capace di mettere spalle al muro il lusso più artificiale degli influencer più blasonati. 

Carima è una anti-influencer che spopola tra influencer. E’ catarsi, liberazione per se stessa e liberazione del pubblico dalle etichette: risponde a domande e fragilità dei follower con atteggiamento spigoloso, rude e clamorosamente pragmatico, ai limiti del troll, insomma. E’ quella che improvvisa balletti con il Mastro Lindo in bella vista alle spalle, senza preoccuparsi di creare profondità e luminosità giusta all’inquadratura. E’ la “nerona che parla romano” e che, alla faccia di chi smarchetta brand ai discepoli virtuali, dice che “le mie extension sono by mì cognata”. Ed è riuscita così, con ironia e determinazione, a far capitolare persino Chiara Ferragni, tra le sue prime sostenitrici. “La gente mi segue proprio perché sono diversa dagli altri influencer – spiega in unì’intervista a Today, mentre in sottofondo si sente la voce di una bambina, la figlia, che reclama presenza – Mi considerano ‘gajarda’. Anche io mostro la borsa di Gucci, ma ci faccio una battuta sopra che sdrammatizza il prototipo più tipico di influencer magra con capelli lisci, lunghi e neri che sponsorizza quei bibitoni che poi neanche beve. Io sono terra terra. E anche questo fatto di essere una ragazza di colore con accento romano incuriosisce. Insomma tutti seguirebbero un cinese che parla con cadenza pugliese”. 

Cosa non hanno in comune Carima e Karin?

Carima è la mia parte più positiva: magari avessi la sua forza, la sua autostima, la sua sicurezza. La riconoscenza del pubblico mi ha aiutata ad ottenere fiducia in me stessa. In realtà sono molto timida ma anche altrettanto paracula: nelle dirette mi spoglio di me stessa ed entro nei panni di Carima. E’ un personaggio che mi si addice, ma nella vita so essere arrogante e antipatica, pesante e paranoica. 

Un personaggio nato per caso o un successo cercato?

Per caso, io ero abbastanza menefreghista. La popolarità è arrivata ora, ma Carima è nata nel 2014. All’epoca condividevo video su Facebook ed avevo già 40mila follower. Poi mi sono fermata perché dovevo fare la mamma e non il giullare: avevo vent’anni e un’altra testa, vivevo un momento complicato. All’epoca mi chiamò Pechino Express, andai fino agli studi di Magnolia (casa di produzione, ndr) per sostenere il provino, poi lasciai naufragare tutto: non ci stavo con la testa. 

Poi, a marzo di quest’anno, è arrivato il lockdown, e le persone sono tornate più di prima davanti agli smartphone. 

Mia cognata mi ha fatto notare che uno dei miei video era diventato virale. Mi ha consigliato così di aprire un nuovo profilo su Instagram ed è stata un’escalation: in 10 minuti avevo 4mila follower, in 10 giorni ero arrivata a 40mila. Mi ha fatto bene. Sentire l’appoggio del pubblico nelle parole ‘sei forte’, ‘quanto ci sei mancata’, ha aiutato la mia autostima. So che non tutti i commenti sono veri, ma leggerli fa bene al cuore. L’obiettivo principale però non è la pagina, che è solo un hobby, bensì il posto fisso, riuscire a trovare un lavoro grazie al corso da Oss che sto intraprendendo: è un settore in cui, per fortuna, si lavora tanto. 

Nella vita reale, al momento vivi in una casafamiglia.

Sono con mia figlia, avuta da una precedente relazione. Stiamo facendo un percorso che è quasi finito, ringraziando il cielo, e questo conta. Arrivo da una situazione difficile, ho subito maltrattamenti, alle spalle ho una situazione abitativa brutta e i servizi sociali mi hanno aiutata. A me e a mia figlia, i servizi sociali hanno detto: venite con noi che vi rimettiamo a nuovo, e così è stato. Oggi studio per diventare operatore socio-sanitario, lo sarò ufficialmente a marzo. 

Il lavoro sui social porta guadagno?

Mi cercano brand e in particolare negozi che mi chiedono di essere citati. 

Ma hai rifiutato di essere assistita da un agente. 

Preferisco fare tutto da sola e tenermi i guadagni. Gli agenti sono sanguisughe, penso che mi aumenterebbero ansia e paranoie. I social non mi occupano troppo tempo: faccio una diretta la sera una o due volte a settimana. Vado avanti con le mie gambe, con mia figlia e con mio marito. Mi sono sposata a dicembre la prima volta, dopo quattro anni d’amore: lo amo follemente. Stiamo per festeggiare un anno di matrimonio, abbiamo una casa a Viterbo. 

Rispetto a quanto dici però, da come parli sembra che tu la forza di Carima ce l’abbia davvero. 

Un equipe di psicologi mi ha rimesso al mondo, oggi sono un’altra persona. Mi hanno aiutata a spronarmi nei miei limiti. Qui ogni mese si fa una relazione per fare un punto della situazione. E ogni relazione che mi riguarda è sempre più positiva. Infatti il tribunale ha deciso che il percorso terminerà a breve. 

Con i tuoi canali, e con il tuo linguaggio sui generis, lanci messaggi contro il body shaming e il razzismo. Battaglie che nascono da ferite personali?

Assolutamente sì. Ho subito bullismo a scuola, a 8 anni ero la più alta, pesavo già 60 kg ed ero di colore, dunque vi lascio immaginare. Tutti mi prendevano tutti in giro, dalle elementari alle medie. Ho cambiato sei scuole, ogni anno andavo male. Ero esibizionista, scappavo dalla classe. Ricordo una scena epica: il prof delle medie che mi rincorre e non riesce a starmi dietro. Poi da bullizzata sono diventata bulletta. E lì sono iniziati i miei problemi.

Cioè?

Da ragazzina ho fatto errori che ho dovuto pagare. Ho avuto problemi giudiziari. Ho rischiato anche di perdere mia figlia, ma gli psicologi mi hanno aiutata. Oggi sono una persona felice ma piena di ansia, ma ansia è sinonimo di intelligenza. 

Tua figlia ti somiglia?

Ha un bel caratterino, è il mio orgoglio. E’ educata, è diversa da come ero io da piccola, non ha certe malizie e questo è importante. Anche se sono nata a Roma, ho la mentalità della mamma africana (la famiglia è originaria del Congo, ndr) e penso che la figlia femmina va tutelata. Avevo 26 anni quando è nata. Voglio essere una sicurezza per lei, voglio vivere la normalità al suo fianco. Ora possiamo andare a casa nel weekend, nelle giornate festive, ed è già è tanto, credimi: si chiama semiautonomia. 

Però sui social eviti di mostrarla. 

Perché non sarebbe giusto. Mostrarmi sui social è una mia scelta e so che il pubblico sa essere anche molto cattivo. Non accetterei mai che dicessero cose brutte su di lei. 

La critica che più ti ha ferito?

Chi dice di seguirmi solo perché sono ridicola. 

E il complimento più grande che hai ricevuto?

Una volta una ragazza mi ha scritto ‘Anche se ci fai ridere, dai tuoi occhi traspare sofferenza. Noi che abbiamo sofferto ci riconosciamo dagli occhi. Gli occhi di chi ha sofferto non sfuggono’. Appena l’ho letto sono scoppiata a piagne come ‘na matta. 

Fonte : Roma Today