Covid, oggi si muore come a marzo. Ma scendono per la prima volta i ricoveri

Nelle ultime 24 ore 853 persone hanno perso la vita a causa del Covid-19. Si tratta del terzo dato più alto dall’inizio dell’epidemia: solo il 27 e il 28 marzo il numero delle vittime era stato più alto (921 e 891). Numeri che spazzano via le speranze e talvolta le certezze di chi spiegava che la seconda ondata non sarebbe stata cruenta come la prima. Quello dei decessi è “un dato che ci ferisce” ha spiegato in conferenza stampa il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli. “Una settimana fa avevamo avuto un dato sui già molto alto ed oggi abbiamo cento decessi in più e questo è un dato drammatico, nonostante la chiara riduzione della tramissibilità”. Locatelli ha poi evidenziato che “per i casi c’è un rapporto tamponi-casi del 12% per cento” e che anche “l’indicatore dei ricoveri in area medica e nelle terapie intensive è più basso dei giorni precedenti”.

Nei giorni scorsi il rapporto tamponi-positivi si attestava intorno al 15%, oggi è calato di quasi tre punti.

  • 24 novembre 12,3%
  • 23 novembre 15,3%
  • 22 novembre 15%
  • 21 novembre 14,6%
  • 20 novembre 15.6%
  • 19 novembre 14.4%
  • 18 novembre 14,8%
  • 17 novembre 15.4%
  • 16 novembre 17,9%
  • 15 novembre 17.4%
  • 14 novembre 16.3%
  • 13 novembre 16%
  • 12 novembre 16.2 %
  • 11 novembre 14.6%
  • 10 novembre 16.1%
  • 9 novembre 17.1%

Prendendo in esame la curva dei contagi, se confrontiamo i nuovi casi registrati lunedì e martedì con quelli delle settimane precedenti, la frenata inizia ad essere evidente.

Casi tra lunedì e martedì

  • Questa settimana: 46.162
  • Una settimana fa: 59.545
  • Due settimane fa: 60.369
  • Tre settimane fa: 50.497
  • Quattro settimane fa: 39.006

Non così alto il numero di tamponi analizzati oggi: 188.659, circa 20mila in meno rispetto allo scorso martedì. 

bollettino oggi 24 novembre 2020-2

Il calo dei ricoveri: è la prima volta dall’inizio della seconda ondata

Anche un altro indicatore, quello dei ricoveri, suggerisce che l’epidemia potrebbe essere in fase di regressione. Oggi si contano solo 6 pazienti in più in terapia intensiva (ieri erano stati 9, due giorni fa 43 ma agli inizi di novembre erano stabilmente sopra i 100).

Ma c’è forse un dato ancora più importante: per la prima volta dall’inizio della seconda ondata cala il numero dei ricoverati con sintomi che scende a 34577 dai 34697 di ieri (-120).

Locatelli: “Molti indicatori vanno nella direzione sperata”

“I dati di oggi confermano una chiara riduzione dei nuovi casi” e altri indicatori “vanno nella direzione sperata” ha detto in conferenza stampa il capo del Css Locatelli.

“Il numero degli accessi nelle terapie intensive è di 6 a fronte di 120 di una settimana fa, il numero di ricoveri nelle aree mediche è di 120 contro i 538” di una settimana fa. Questo, ha spiegato Locatelli, “serve per trarre ulteriore motivazione e incentivazione a perseguire tutta la strategia che è stata messa a punto”. Resta invece “assai doloroso commentare il dato dei decessi, dato che “tenderà a ridursi più tardivamente” rispetto a quelli che fotografano la trasmissione “e purtroppo ci testimonia di come continueremo ancora per qualche giorno a pagare un prezzo collegato al periodo in cui Sars-Cov-2 circolava in maniera assai più massiva nel Paese”.

Sulle riapertura il presidente del Css ha invitato alla prudenza. “I numeri attuali non rendono compatibile un’ipotesi di riapertura degli impianti” sciistici. “Altrimenti vorrebbe dire esporre il Paese ad una ripresa dei contagi. Su questo fronte serve una concertazione a livello europeo, fondamentale per evitare che quello che non si possa praticare in Italia si faccia in altri Paesi” Diverso il discorso per la scuola che, ha spiegato Locatelli, “anche dalle ultime analisi fatte si conferma contribuire in maniera assolutamente marginale alla curva di trasmissione di SarsCov2. La potenzialità di infettare sopra 10 anni è come negli adulti, mentre sotto i 10 anni è minore ma non assente”.

Per l’immunità di gregge sarà necessario vaccinare 42 milioni di italiani

In conferenza stampa è stato toccato anche il tema dei vaccini. Per il presidente del Css è “assolutamente falso” che l’Italia è in ritardo, al contrario “si sta lavorando in maniera intensiva su come sviluppare il piano per la vaccinazione anti convid nel minore tempo possibile”. Gianni Rezza, dirigente generale della prevenzione del ministero della Salute ha spiegato che sul vaccino anti-Covid bisogna guardare all’indice di contagiosità che determina il numero delle persone contagiate da un caso positivo: “Più è alto R0, più servira’ estendere la campagna di vaccinazione ed arrivare in sostanza ad un cut-off di almeno il 70%, ovvero 42 milioni di persone nel nostro Paese”. In sostanza, per ottenere l’immunità di gregge, bisognerà vaccinare circa 7 persone su 10.

Rezza ha parlato anche delle misure di contenimento da adottare in vista delle vacanze. “Non posso negare la mia preoccupazione, certamente spostamenti illimitati per Natale e aggregazioni rappresenta un rischio per la diffusione dell’infezione. È un dolore ogni volta parlare del Natale nella situazione che stiamo vivendo – ha aggiunto -, con l’ipotesi del distanziamento fisico e della rarefazione delle relazioni. Se c’è pero’ una famiglia anche piccola in cui i familiari sono distanti e vogliono riunirsi per le festivita’ natalizie, non possiamo escludere che insieme a loro viaggi il virus, contribuendo alla diffusione. La politica e’ l’arte della mediazione e sapra’ individuare delle misure adeguate, noi dobbiamo mettere in chiaro l’importanza del dato scientifico: gli spostamenti illimitati tra Regioni e aggregazioni rappresentano il moltiplicatore del contagio”. 

L’indice Rt sotto l’1

Che l’epidemia sia in fase calante lo dimostrano anche i grafici di “Predire è meglio che curare”, autorevole pagina di analisi e dati sul coronavirus. I numeri di oggi confermano sia la “discesa dei casi giornalieri” che un “evidente rallentamento di TI (terapie intensive, ndr) e Ospedalizzazioni. Siamo orami prossimi al picco anche per queste curve”.

ricoveri-2

(Infografica: Predire è meglio che curare)

Buone notizie anche dall’indice Rt che al 23 novembre veniva stimato sotto l’1, per la precisione al 0.987 (l’elaborazione è dei docenti Davide Tosi, Alice Schiavone e Alessandro Riva). Un indice Rt sotto l’1 significa che l’epidemia è di fatto in regressione. “Sappiamo bene che Rt non è l’unico parametro da considerare in una epidemia (…) ma è un altro tassellino che si aggiunge a conferma di aver raggiunto il picco dei casi giornalieri e di aver iniziato la discesa che lentamente ci porterà al plateau della curva dei contagi totali di questa seconda ondata. Molte regioni (11 per la precisione) seguono l’andamento italiano di un Rt<1, inclusa Regione Lombardia” (qui i dettagli).

indice rt-2

Fonte : Today