Quando Nicola Morra venne eletto con i voti di Salvini

Alessandro D’Amato 21 novembre 2020 16:20

Matteo Salvini annuncia querela nei confronti di Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, perché lo avrebbe definito “amico della mafia” e lo fa “a nome di molti italiani onesti”. Il leader della Lega si è sentito chiamato in causa dal post su Facebook in cui Morra ricordava di essere diventato trending topic su Twitter “per iniziativa degli amici della mafia”. E intanto proprio il Carroccio, insieme a Fratelli d’Italia, nel chiedere le sue dimissioni annuncia che non parteciperà più alle sedute della commissione da lui presieduta. 

Come è nato il caso Morra? Dopo l’arresto del presidente del consiglio regionale Domenico Tallini, in un’intervista a Radio Capital, aveva ricordato che l’esponente di Forza Italia era nella lista degli impresentabili rivelata prima del voto dall’Antimafia (ma per fatti che nulla c’entravano con le indagini di oggi) e poi se l’era presa con i calabresi che lo avevano votato.

Poi però aveva chiamato in causa anche l’appena defunta Jole Santelli, morta di cancro: “Sarò politicamente scorretto, ma era noto a tutti che la presidente della Calabria Santelli fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso”. 

Parole piuttosto incomprensibili (perché una malata oncologica non può essere votata?), così come la successiva arrampicata sugli specchi di Morra nelle interviste rilasciate ai quotidiani in cui diceva di scusarsi ma di non volersi dimettere, che chiudono il senatore in un angolo dopo la nota del MoVimento 5 Stelle contro di lui e che lo trasformano in un bersaglio perfetto, grazie alla sua tendenza a buttarla in filosofia (di mestiere fa l’insegnante alle superiori). Come ha scritto oggi Mattia Feltri su La Stampa:

Quando si decide di andare al governo, lui telefona al garante preoccupato che si sconvolga «l’ontologia» del Movimento. In Parlamento avverte che bisogna dire la verità, ma «gnoseologicamente». Si scaglia contro le «prolisse omelie mistificatorie» degli «epistemologi».

Invita a «denudarsi delle sovrastrutture», ad amare la famiglia nel «senso della trascendenza», ad acquisire una «mentalità tomistica», ad affrontare il Covid distinguendo «doxa ed episteme», insomma, a praticare «la vera politica che sposa come euristica dell’agire la procedura del confronto». Mettiamola così, si vede che stavolta l’euristica dell’agire gli è venuta un po’ a cazzo.

Magari però quasi nessuno ricorda come è stato eletto Nicola Morra a capo della Commissione Antimafia. Ovvero, oltre che con quelli del M5s, anche con i voti della Lega. Proprio quella Lega che oggi ne chiede le dimissioni. Era il 14 novembre del 2018. Come vola il tempo, eh?

Fonte : Today