La Cina ha cacciato 4 deputati pro-democrazia dal parlamento di Hong Kong

Una nuova legge introdotta da Pechino ha stabilito che l’esecutivo di Hong Kong può allontanare i legislatori “non patriottici”. L’opposizione pro-democrazia della città-stato ha annunciato le dimissioni di massa

(foto: Anthony Kwan/Getty Images)

Mercoledì 11 novembre l’intera ala dell’opposizione del Consiglio legislativo di Hong Kong (LegCo) ha annunciato la sua intenzione di dimettersi, per protestare contro l’introduzione di una nuova legge che permette la decadenza dei parlamentari non patriottici. Quest’ultimo provvedimento da parte della Cina ha infatti decretato, con effetto immediato, l’espulsione di 4 membri del LegCo. L’accusa rivolta verso di loro dal governo centrale di Pechino è di “aver violato la mini-costituzione di Hong Kong, la Legge fondamentale, attraverso delle riunioni ostruzionistiche”, riporta la rete Cnn. Alvin Yeung, Dennis Kwok, Kwok Ka-ki e Kenneth Leung sono stati allontanati dal Consiglio, ha dichiarato il governo di Hong Kong, dopo che era già stato vietato loro di partecipare alle elezioni legislative (che dovevano tenersi nella regione lo scorso 6 settembre, ma sono state posticipate al 2021 a causa della pandemia di Covid-19). 

Gli altri 15 membri dell’opposizione pro-democrazia rimasti nel LegCo, quindi, hanno deciso di rinunciare alle proprie cariche in segno di solidarietà, affermando che lo schema di un partito, due sistemi ad oggi teoricamente vigente nei rapporti Hong Kong-Cina è ora ufficialmente morto. Il gruppo consegnerà individualmente le proprie lettere di dimissioni al segretariato del Consiglio nella giornata di giovedì 12 novembre. Anche a livello internazionale non sono mancate le condanne verso la nuova legge cinese, in particolare da parte degli Stati Uniti. 

Washington ha accusato Pechino di “flagrante violazione” degli impegni, minacciando ulteriori sanzioni contro la Cina dato che l’ideale della semi-autonomia di Hong Kong è ormai diventato “solo una foglia di fico”. Martedì 10 novembre, il Dipartimento di stato degli Stati Uniti ha imposto delle sanzioni contro 4 funzionari cinesi a causa del loro ruolo nella repressione del dissenso a Hong Kong. “A queste persone sarà vietato recarsi negli Stati Uniti e i loro beni all’interno della giurisdizione degli Stati Uniti o in possesso o controllo di cittadini statunitensi saranno bloccati”, ha annunciato il segretario di stato Mike Pompeo. 

L’ultima stretta di Pechino

Varato dal più alto organo legislativo cinese l’11 novembre e imposto alla Regione speciale di Hong Kong senza alcuna consultazione pubblica, l’ultimo provvedimento di Pechino conferisce alle autorità locali nuovi ampi poteri per reprimere il dissenso politico. Questa nuova legge esclude dal Consiglio legislativo di Hong Kong chiunque sostenga l’indipendenza della regione, rifiuti di riconoscere la sovranità di Pechino, cerchi aiuto da “paesi o forze straniere per interferire negli affari della regione” o commetta “altri atti che mettono in pericolo la sicurezza nazionale”.

Come spiegano alcuni corrispondenti della Cnn, quindi, l’esecutivo di Hong Kong può espellere direttamente i legislatori eletti dal popolo senza dover passare attraverso i tribunali, aumentando il controllo di Pechino e probabilmente segnando la fine dell’opposizione politica nella regione semi-autonoma. Infatti, tutti i legislatori considerati non patriottici “perderanno immediatamente le loro qualifiche”, si legge nella risoluzione.

Questa nuova legge sulla squalifica dei legislatori è solo l’ultima escalation della presa di controllo di Pechino su Hong Kong, che ha scatenato enormi proteste di massa nella regione autonoma nel 2019 coronate da una nuova legge sulla sicurezza nazionale il 30 giugno 2020. Sebbene faccia parte della Cina, Hong Kong ha un proprio sistema legale e politico, con una democrazia limitata e (almeno fino all’anno scorso) maggiori libertà personali concesse ai suoi abitanti rispetto al resto del paese.

Fonte : Wired