Cosa sappiamo sulla melatonina contro il coronavirus

Da simulazioni statistiche e analisi di dati statistici assumere melatonina sembrerebbe essere associato a una riduzione del 30% del rischio di essere positivi al coronavirus. Ma per ora non c’è alcuna prova certa che gli integratori a base di melatonina abbiano un effetto protettivo

(foto: congerdesign via Pixabay)

Dopo la lattoferrina e la vitamina D, oggi un’altra sostanza è oggetto di studio degli scienziati per il suo potenziale ruolo contro il coronavirus Sars-Cov-2: è la melatonina. Si tratta di un ormone prodotto naturalmente dal nostro organismo, che è essenziale per il riposo e il ritmo sonno-veglia e che, secondo uno studio statunitense, potrebbe aiutare ad abbassare il rischio di contrarre l’infezione Covid-19. La ricerca, condotta dalla Cleveland Clinic, centro di ricerca in Ohio, ha analizzato circa 3.000 sostanze, individuandone 34 interessanti per la loro potenziale azione antivirale e fra queste, in particolare, la melatonina. Per ora, però, non c’è alcuna prova certa che assumere integratori a base di melatonina fornisca una qualche protezione e pertanto nessuna indicazione

La ricerca nasce con un intento più ampio, ovvero studiare gli elementi – i sintomi e i meccanismi – che l’infezione da coronavirus ha in comune con altre patologie, fra cui tumori, malattie respiratorie, cardiovascolari, autoimmuni e neurologiche. L’obiettivo è capire se e quali terapie già esistenti e usate in altre patologie possano essere d’aiuto anche contro il Covid-19. I risultati sono pubblicati su Plos Biology.

Covid-19 e altre malattie: i punti in comune

Ormai lo sappiamo: il coronavirus non colpisce soltanto i polmoni, ma anche vari altri organi, come il cuore, il cervello, la pelle, i reni, il fegato e altri apparati, senza contare che a volte i pazienti guariti presentano sintomi anche nei mesi successivi (il cosiddetto long Covid). Dato che il nuovo coronavirus sembra agire su più fronti, i ricercatori si sono chiesti se possano esserci dei punti in comune fra il Covid-19 e malattie che colpiscono gli stessi organi intaccati dal coronavirus. I ricercatori hanno rilevato che le malattie infiammatorie intestinali, l’asma, la Bpco, la fibrosi polmonare, la depressione e il disturbo da deficit di attenzione/iperattività sembrano avere qualcosa in comune con il Covid-19 – il tutto in termini di meccanismi pato-biologici. Anche a partire da questo risultato gli specialisti si sono chiesti se e quali farmaci e sostanze approvate per l’uso possano avere un qualche effetto anche contro il nuovo virus.

La melatonina

I ricercatori hanno utilizzato un nuovo algoritmo basato sull’intelligenza artificiale, sviluppato dal Lerner Research Institute della Cleveland Clinic, per studiare più di 3mila molecole e farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (Fda) statunitense e che potrebbero avere degli effetti contro il coronavirus Sars-Cov-2. I principi non sono stati testati in studi direttamente su pazienti, ma attraverso le simulazioni computazionali e i risultati sono stati successivamente validati dall’analisi di dati provenienti da un ampio registro di pazienti (quasi 5mila persone). Dopo aver escluso diversi fattori confondenti, come la presenza di altre malattie, l’essere fumatori e altro, i ricercatori si sono accorti che 34 molecole potrebbero essere benefiche anche contro il Covid-19. In particolare, dai dati hanno rilevato che l’assunzione della melatonina era associata a una riduzione del 28% del rischio di risultare positivo al coronavirus. Il risultato sembra segnalare che la melatonina possa avere un qualche ruolo, anche se ancora non c’è alcuna certezza e saranno necessari altri studi per poterlo confermare.

“È molto importante notare che questi risultati non suggeriscono che le persone dovrebbero iniziare ad assumere la melatonina senza consultare il proprio medico”, sottolinea Feixiong Cheng, che ha coordinato lo studio, e che ad oggi non c’è alcuna indicazione clinica che l’integrazione della sostanza possa aiutare a prevenire o combattere il Covid-19. Questo anche perché i dati sono per ora statistici e non è stata trovato un nesso di causa-effetto fra la melatonina e l’infezione. Solo future ricerche strutturate e studi clinici su pazienti potranno eventualmente validare il possibile vantaggio della melatonina, prosegue il ricercatore, che indica l’importanza di questo primo risultato per la conduzione di successivi approfondimenti.

I meccanismi

Il legame fra melatonina e coronavirus è ancora da esplorare, anche se i ricercatori hanno individuato alcuni processi fisiologici che potrebbero entrare in gioco. La sostanza potrebbe giovare ai pazienti anziani, fra l’altro più a rischio di forme Covid-19 gravi, dato che in età avanzata la sua produzione naturale è ridotta. Inoltre, la melatonina sopprime alcuni processi infiammatori, anche a livello polmonare, ad esempio aumentando le citochine anti-infiammatorie Il-10 o Il-6. Per questo, secondo gli autori, condurre altri studi sulla melatonina potrebbe essere importante.

Fonte : Wired