15 novembre: perché ci avviciniamo a un nuovo lockdown nazionale

“Serve chiudere il Paese adesso. Con un lockdown totale, nazionale e generalizzato. Fare abbassare la curva dei contagi, avvicinandoci alla possibilità di un vaccino anti-Covid in una condizione migliore. È la scelta più razionale per prepararsi, si spera, ad una vaccinazione di massa in condizioni migliore dal punto di vista dell’andamento epidemico”. È quanto ha dichiarato all’Adnkronos salute Silvestro Scotti, segretario nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg) che definisce quella di un nuovo lockdown “la scelta più ragionevole” vista e considerata la situazione epidemiologica del Paese.

Un nuovo lockdown nazionale dal 15 novembre? Il governo prende tempo

Quella di Scotti è solo l’ultima presa di posizione dei rappresentanti dei camici bianchi che da giorni chiedono compatti (o quasi) misure più rigide per contenere l’epidemia. Dell’ipotesi di un nuovo lockdown nazionale dopo il 15 novembre hanno parlato oggi diversi quotidiani. Il “Corriere della Sera” scrive ad esempio che se entro metà mese i dati epidemiologici non faranno segnare una inversione di rotta la possibilità di una nuova serrata è tutt’altro che remota. Sulla stessa linea “La Stampa” che racconta come l’ipotesi più probabile è far entrare tutte le Regioni in zona rossa se da qui a cinque giorni non ci saranno segnali di un rallentamento importante dei contagi.  

Secondo quanto affermano all’Ansa fonti anonime del Pd, l’ipotesi che il 15 novembre si possa decidere un blocco nazionale generalizzato non è pero sul tavolo del governo. “Al momento non esiste una ipotesi del genere”, assicura un ministro di primo piano, mentre un altro ministro afferma che l’esecutivo aspetta di valutare i dati sui contagi anche alla luce dei primi positivi segnali di decelerazione dell’indice RT. Dal governo però non è arrivata nessuna smentita ufficiale. Ed è significativo se pensiamo che non più di un mese fa il premier Conte ripeteva che di una nuova chiusura generalizzata non voleva sentire parlare.

Oggi le cose sono cambiate radicalmente. Tanto che come fanno notare le fonti governative Dem, è lo stesso impianto  del Dpcm a prevedere automatismi che fanno scattare le zone rosse regionali. In altre parole: se i dati peggiorano si arriverebbe automaticamente ad una stretta quasi generalizzata, senza neppure la necessità di un nuovo Dpcm. Ipotesi, per ora sono solo ipotesi.

Un nuovo lockdown generalizzato in Italia? Cosa dicono i numeri

L’unica certezza sono i numeri, e quelli – purtroppo – non sono positivi. lL’ultimo bollettino ha fatto registrare 35.098 contagiati
e 580 morti con 122 pazienti in più in terapia intensiva. Secondo il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro  l’Italia si trova in una “situazione di rischio alto con necessità di misure di mitigazione, cioè misure sociali per rallentare il virus”. Anche perché, ha spiegato oggi in conferenza stampa, “la curva dei ricoveri è molto ripida, sta crescendo rapidamente, e anche le percentuali di occupazione si avvicinano rapidamente alle soglie critiche, anche per le terapie intensive” che anzi in alcune regioni “sono già superate”.  Brusaffero ha affermato tra le altre cose che dal suo punto di vista sarebbe “opportuno anticipare le misure più restrittive” in 4 regioni che vanno verso un rischio alto.

Ed è vero, come notano le fonti Dem, che l’indice Rt, salito a 1,7, sta crescendo più lentamente, ma come ha evidenziato lo stesso Brusaferro non siamo in una fase di “regressione del virus” che si verifica solo quando l’indice di contagio scende sotto 1 a livello nazionale. E quella soglia sembra ancora, troppo lontana. 

Sileri e l’ipotesi lockdown totale: “Se i contagi aumentano bisogna chiudere”

Per questo nel governo c’è anche chi, più cautamente, non esclude affatto misure molto più severe. Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha di fatto confermato che la data del 15 novembre sarà decisiva. “Le scelte future dipendono dagli effetti delle misure attuali. Il monitoraggio continuo consente di verificare se il virus è fuori controllo – ha spiegato a Rainews 24-. C’è un numero crescente di focolai di cui non viene identificata l’origine perché i dati dalle Regioni arrivano in ritardo. Non riguarda solo la Campania”.  “Mi auguro che ci sia un appiattimento della curva epidemica entro il 15 novembre. Se non dovesse accadere si procederà con più zone rosse”. Ma Sileri non ha neppure escluso l’ipotesi peggiore, quella del lockdown: “In caso di aumento dei contagi bisogna chiudere prima di arrivare ad una sofferenza estrema per le strutture sanitarie”. Parole che in qualche modo contraddicono quelle pronunciate in forma anonima da altri esponenti del governo. 

Anche per la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa “siamo tutti consapevoli che se il trend non muta, nessun servizio sanitario al mondo potrebbe reggere. Se tutto si rivelasse inefficace, nessuno attenderà fino all’ultimo. Bisogna combattere con un elemento fondamentale che è il tempo e nessuno farà tardi, tanto meno il ministro Speranza”. Insomma, tutte le ipotesi sono sul tavolo. Compresa quella peggiore che tuttavia gli esponenti del governo sembrano far fatica a nominare. 

I medici: “Chiediamo misure più drastiche”

Di lockdown parlano invece apertamente i camici bianchi, quei medici che oggi sono “in trincea” a cercare di arginare il virus, ma che temono più di tutti di venire travolti.  “Se domani l’Italia si sveglierà più rossa e arancione, “la nostra preoccupazione in parte è stata recepita dal governo”, commenta all’Adnkronos Salute il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, che nei giorni scorsi ha più volte chiesto il lockdown nel Paese per dare respiro ai servizi sanitari e ai medici e infermieri in affanno. “La nostra è la visione di chi vive giorno per giorno una situazione di estrema difficoltà per cercare di garantire le cure a tutti i pazienti, Covid e non”, sottolinea Anelli. “Chiediamo con forza misure più drastiche, perché arrivare a fine dicembre, ovvero in piena stagione influenzale, con questi numeri comporterebbe grandissimi problemi”. “Comprendo che il governo debba tener conto anche” di altri aspetti, come “quello economico, ma giudico opportuno da parte nostra esprimere quelle che sono le nostre preoccupazioni”.

lockdown italia novembre 2020-2

Anche per Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, è arrivato il momento di chiudere: “Siamo in enorme ritardo e non possiamo più assistere a questo rimpallo di responsabilità tra Regioni e governo”. Il rischio, se si continua con questo trend è quello di tornare alla difficile situazione di dover decidere chi intubare e chi no, tornando di fatto alla medicina di guerra”. Si appellano al governo anche la fondazione Gimbe, l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi), le organizzazioni di infermieri regionali. Il coro è unanime: chiudere prima che sia troppo tardi. 

Palù: “Un nuovo lockdown? Se non c’è modo di invertire la tendenza…”

“Il lockdown? Non sono decisioni che spettano a chi occupa di biologia dei virus e di impatto clinico” dice invece a “L’Aria che Tira” Giorgio Palù, professore emerito dell’Università di Padova. “L’ordine dei medici avrà considerato l’occupazione media delle rianimazioni, abbiamo superato il 30% e i medici sul campo sono già costretti a scelte dolorose”. 

Palù si sofferma sull’affollamento delle terapie intensive. “È questo che ha fatto invocare un nuovo lockdown, anche se alcune regioni come il Veneto non sono affatto in condizioni critiche, la saturazione delle rianimazioni è al 17%”. “La saturazione delle terapie intensive è l’indicatore principale –ha aggiunto il docente -, credo che abbiamo 10mila respiratori ma non 10mila posti letto. Li abbiamo aumentati, ma certamente non al Sud. Sappiamo tutto che un lockdown ci metterebbe a terra dal punto di vista economico, ma se non c’è modo di invertire la tendenza…”. 

Quali sono le altre quattro regioni che vanno verso la zona arancione

Fonte : Today