Inchiesta ospedale Alzano, medici rimasti senza mascherine: maschere antigas usate per disperazione

Mancava tutto. Soprattutto dispositivi di protezione e tamponi. Per avere mascherine nuove medici e infermieri hanno spaccato i vetri delle cassette degli estintori: hanno preso le mascherine antigas che c’erano all’interno e poi hanno fatto ritorno in corsia. Si deve ritornare indietro di qualche mese, all’inizio della pandemia, nell’ospedale di Alzano Lombardo ora al centro di un’inchiesta della Procura di Bergamo: è il 23 febbraio in Val Seriana, due giorni dopo la prima diagnosi Covid a Codogno, quando il pronto soccorso dell’ospedale inizia a riempirsi di pazienti Covid. Quello stesso giorno la direzione sanitaria dell’ospedale chiude il pronto soccorso per poi essere costretta a riaprirlo poche ore dopo. Quello che è successo ora è al centro dell’inchiesta della Procura di Bergamo. Ad Alzano non dimenticheranno mai le difficoltà di quei giorni: non abbastano le mascherine e altri dispositivi sanitari per il personale. Si cerca ovunque, anche tra gli estintori.

L’unità di crisi regionale ha dimenticato di inviare l’ordine delle mascherine

A svelare questi particolari di febbraio è stata la puntata di ieri sera 9 novembre di Report, i cui elementi sono stati ripresi anche oggi dal Corriere della Sera. Ma c’è di più: tra il 27 e il 29 febbraio la centrale acquisti di Palazzo Lombardia, Aria spa, ha spedito mascherine ffp2 nelle province di Lecco, Como, Monza e Varese. Ovvero tutte province che a marzo, a differenza di ora, non erano al centro della pandemia: al contrario della Val Seriana dove di mascherine ne erano arrivate la metà. Luca Vecchi, direttore amministrativo di Seriate, aveva spiegato amareggiato ai colleghi che “sarebbero arrivati gli stessi camici della Valtellina, che al momento ha 8 positivi”. E ancora: il 14 marzo l’ospedale aveva chiesto una fornitura di caschi c-pap per la respirazione assistita, ma dopo due giorni non era arrivato ancora nulla. La direzione aveva chiesto spiegazioni ad Aria che aveva riposto con un secco: “L’unità di crisi regionale si è dimenticata di inviare l’ordine“.

Per la Procura l’ospedale non era stato sanificato dopo il primo caso

Non sono che gli ultimi particolari di un’inchiesta della Procura di Bergamo che indaga sulla mancata istituzione della zona rossa a Nembro ed Alzano, dove un cittadino su due ha avuto il Coronavirus. Per gli inquirenti l’ospedale di Alzano Lombardo non fu neanche completamente sanificato lo scorso 23 febbraio quando furono rilevati i primi casi di Coronavirus. Secondo l’accusa dunque Francesco Locati e Roberto Cosentina, il primo ex dg e il secondo ex direttore sanitario dell’Asst Bergamo Est avrebbero dichiarato “in atti pubblici” il falso quando, nel caso della riapertura dopo poche ore del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano il 23 febbraio, scrissero che erano state adottate “tutte le misure previste”.

Fonte : Fanpage