Tutto il bello (e l’utile) dell’edge computing

Dalla sanità ai videogiochi, passando per le applicazioni dedicate alla smart city come semafori e bidoni intelligenti: l’edge computing, ossia il calcolo distribuito, sposta la gestione e l’elaborazione dei dati vicino a dove vengono generati. Risolvendo pure i problemi di banda e di latenza

(foto: Geralt/Getty Images)

Portare capacità computazionale e intelligenza artificiale vicino a dove le persone sono, nei luoghi in cui possono beneficiarne direttamente. È questo, condensato in una frase, lo scopo dell’edge computing, il modello di calcolo distribuito capillarmente sul territorio che si contrappone all’idea di rete centralizzata tipica delle architetture tradizionali e del cloud computing. Uno spostamento dal centro alla periferia, dal core verso l’edge, che rappresenta un cambio di paradigma non solo a livello astratto, ma soprattutto per le applicazioni pratiche high tech. La rete, insomma, si fa ancora più avvolgente.

In linea di principio questa pervasività della tecnologia, e la sua penetrazione in molti ambiti della nostra quotidianità, potrebbe persino spaventare. Basta pensare alle rese cinematografiche di distopie come quella della serie tv Black Mirror, o al documentario targato Netflix The social dilemma, oppure ancora all’antologia di fantascienza Mirrorshades curata da Bruce Sterling e perfettamente inserita nel filone cyberpunk. Narrazioni che enfatizzano la possibile potenza negativa della tecnologia, portandola all’estremo e immaginandone possibili storture, quasi a metterci in guardia da ciò che in futuri più o meno lontani potrebbe accadere.

Una concezione pericolosa e un giudizio duro della tecnologia da non trascurare o dimenticare, ma a oggi molto distante dalla realtà dei fatti. Soprattutto in un anno come questo, il digitale e il mondo tech hanno avuto un’accelerazione pazzesca e hanno mostrato ancora una volta quanto siano utili e irrinunciabili, a maggior ragione in un contesto emergenziale come quello della pandemia. Una dimostrazione forte, e arrivata nel momento del bisogno, di come la nostra società non possa prescindere dalla tecnologia, e di come questa rappresenti anzitutto un’opportunità verso un futuro più sostenibile, più efficiente e più commisurato all’essere umano.

Cosa farsene dell’edge computing

Nella miriade di applicazioni e soluzioni che possono essere inquadrate nel filone tech for good, della tecnologia che porta valore alla società e all’individuo, un trend di grande rilevanza è quello del già citato edge computing. Un ambito su cui si concentra anche il lavoro del gruppo italiano Retelit, attivo nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. La direzione è quella della tecnologia buona, in senso proattivo: creare soluzioni che portino la tecnologia a essere accanto alle persone, in senso sia umano sia più concreto e fisico.

E proprio sul concetto di vicino si fonda l’edge computing. Funziona infatti spostando l’archiviazione, la gestione e l‘elaborazione dei dati verso i nodi periferici, dove i dati sono generati da applicazioni, dispositivi e utenti, lontano dal cloud centralizzato o dalla rete centrale. I cosiddetti nodi edge possono assumere la forma di micro data center così come di singoli dispositivi o sensori.

“Ma non si tratta solo di questo”, aggiunge Luca Cardone, marketing manager di Retelit. “Il modello edge computing non vuole semplicemente spostare il problema dal centro verso la periferia, ma rendere più intelligente la gestione della rete e del dato. Ciò significa che ciascuna applicazione può essere scritta in maniera da tenere i dati che richiedono poca elaborazione sui nodi periferici, e invece mandare sul sistema centrale quelli che hanno bisogno di capacità elaborative elevate”.

L’edge computing può essere applicato in modo vantaggioso ovunque la larghezza di banda, la bassa latenza o la gestione localizzata di grandi volumi di dati siano elementi decisivi e critici per la fornitura di servizi di alta qualità. A maggior ragione nelle aree periferiche, lontane dai centri delle grandi città e metropoli, l’edge computing è uno degli esempi più evidenti di come la tecnologia possa essere sfruttata per portare un miglioramento reale, attraverso diverse soluzioni già pronte all’uso.

edge_computing_2(foto: Avi Richards/Unsplash)

La digital health e il calcolo decentrato

Una delle più evidenti applicazioni dell’edge computing riguarda l’ambito sanitario, diventato più che centrale in tutto il mondo negli ultimi mesi. Questa soluzione, infatti, potrebbe consentire il passaggio dall’assistenza reattiva a quella proattiva, creando un sistema di gestione del paziente che sia continuo e in tempo reale.

In pratica, nel settore health il calcolo decentrato potrebbe aiutare ad accelerare la comunicazione da macchina a macchina e da macchina a persona, fornendo applicazioni e servizi medici in aree rurali remote e distribuendo i carichi di lavoro in piccoli data center locali. I dispositivi sanitari IoT, se interfacciati con data center periferici, possono estendere l’azione del personale medico anche ai pazienti che si trovano in aree con scarsa connettività.

Altre applicazioni comprendono, per esempio, l’aiuto ai centri sanitari nella gestione delle scorte, l’eliminazione delle pratiche burocratiche e degli ordini manuali che richiedono tempistiche lunghe, oltre all’accelerazione del processo di spedizione di medicinali e attrezzature critiche. Potrebbero essere evoluzioni piccole per chi vive in centro a Milano e può già raggiunge il pronto soccorso più vicino in pochi minuti, ma una rivoluzione vera e propria per quelle zone che ancora hanno difficoltà di connessione o di collegamento. Problemi di banda e di latenza dovuti, a volte, a limiti puramente geografici.

L’edge computing per la salute ha un potenziale enorme certamente in tempo di pandemia, in cui le occasioni di contagio, gli affollamenti e il ricorso alle strutture sanitarie dovrebbero essere limitati al massimo. Ma avrà una grande utilità pure in futuro, in una nuova normalità in cui apprezzeremo sempre più l’evitare spostamenti inutili e l’utilizzo del digitale per accorciare tempi e distanze.

Dalle smart city ai videogiochi

Anche in ambito smart city l’edge computing potrebbe essere lo strumento chiave per una miglior gestione delle nostre città. Nei centri urbani intelligenti si possono utilizzare i sistemi di calcolo decentrato per generare informazioni in tempo reale sui trend di traffico attraverso dispositivi come telecamere, lampioni e semafori. Oppure possono creare servizi intelligenti per la gestione del traffico stesso. O ancora, una piattaforma edge può supportare la messaggistica sicura e ad alta larghezza di banda in assenza di una connessione web. Esiste ed esisterà sempre più, infatti, un volume significativo di dati che viene prodotto con sensori IoT in tutti i tipi di endpoint, dai soliti semafori fino ai bidoni della spazzatura. Per queste informazioni l’elaborazione periferica, ai bordi, diventa sempre più interessante anche in un’ottica di contenimento dei costi, oltre che di efficienza dei servizi.

semafori_edge(foto: Mona Jain/Unsplash)

Infine, da non dimenticare le applicazioni dell’edge computing sul mondo dei videogiochi. Nelle soluzioni di gaming centralizzate gli utenti fanno affidamento sul collegamento diretto al data center che elabora il gioco, e questo porta a una latenza che è via via maggiore tanto più ci si allontana fisicamente dal centro di elaborazione stesso. Collegandosi localmente alla rete edge, invece, tutti gli utenti sperimenteranno lo stesso bassissimo livello di latenza. Ossia, fuori dai tecnicismi, possono migliorare la propria esperienza di gioco.

“Stiamo inoltre vedendo la nascita di nuovi trend tecnologici sul gaming online che si addicono molto al meccanismo dell’edge computing”, commenta ancora Luca Cardone. “Il cliente utilizza le schede grafiche in cloud per giocare, rendendo l’elaborazione dei dati più snella sul proprio dispositivo. Ciò amplia l’uso del gamging anche a chi non può permettersi computer con prestazioni elevate e che costano svariate migliaia di euro. Avere l’elaborazione grafica molto vicina all’utilizzatore diventa fondamentale per migliorare la user experience.

Fonte : Wired