Grazie al Food Tech, le scelta del vino non è mai stata così facile

Per Food Tech, si intende il settore che utilizza tecnologie digitali all’avanguardia per movimentare, distribuire, promuovere, produrre il cibo.
Questo ambito si è dimostrato un terreno fertile per creare e offrire innovazione.
A riprova di ciò, vi sono le numerose, valide, start up che, negli ultimi anni, sono fiorite e hanno riscosso numerosi consensi, rinnovando il modo di approcciarsi al cibo.

Ne è un buon esempio Vinhood, start up innovativa nata nel 2017 il cui co-founder, Matteo Parisi, è stato ospite dei DIDays 2020.
Partita dall’esperienza con l’e-commerce Vino à Porter, la startup si pone l’ambizioso scopo di semplificare e rendere più comprensibile il mondo del vino, affascinante ma molto complesso e articolato.
Questo perché, secondo Vinhood, è possibile apprezzare davvero un prodotto, nonché viverne appieno l’esperienza, solo se lo si comprende, potendone parlare con semplicità.

Ecco perché la startup, che desidera rivestire il ruolo di “esperta del gusto”, si propone di mettere in comunicazione il prodotto e il cliente, due realtà che, spesso, faticano a dialogare.
Vinhood, quindi, opera nell’ambito della comprensione, creando una geografia nuova nella descrizione dei vini, associando le diverse categorie ad una terminologia più semplice, alla portata di tutti e maggiormente comprensibile.
Parallelamente, associa la bussola da offrire al cliente, ovvero gli algoritmi di Vinhood, incentrati sulle abitudini gustative delle persone.
Comprendendo quali sapori predilige un individuo, Vinhood riesce a suggerire il vino più adatto alle effettive preferenze, attenuando l’ansia derivata dalla scelta di qualcosa che non si conosce bene.

La startup, però, non si limita a questo: infatti, il suo approccio si può definire anche “educativo”. Il cliente, attraverso vari canali, viene aiutato a spaziare e a conoscere meglio il settore del vino, con particolare attenzione e curiosità per i prodotti preferiti.
Semplificare i termini utilizzati, infatti, aiuta le persone a comprendere meglio il proprio gusto, spronandole a reperire maggiori informazioni e a conoscere meglio i prodotti più graditi, potendo fare scelte più consapevoli.
Vinhood, quindi, aumenta il dialogo con le persone attraverso tecnologia e comprensibilità.
Il consumatore viene supportato durante la scelta del vino sia in store, sia in siti terzi (anche se, in effetti, il 50% dei contatti si ha, ancora, nei retail).

Partita dal vino come prodotto iconico, la startup sta ampliando i prodotti che tratta, rivolgendosi a caffè, birra, amari e molti altri, approcciandosi ad ognuno secondo le relative specificità di bisogni.

La startup vanta un team internazionale, dal dna italiano, la cui forza è il mix di culture, esperienza, storie. Per questo, Vinhood non poteva che volersi proiettare oltre l’Italia: in effetti, il tema dell’esplorazione del gusto è internazionale.
Ad oggi, il team ha studiato il gusto di più di 25 Stati e almeno uno dei servizi offerti è attivo in 20 Paesi.
Il doppio vantaggio di questo aspetto è dovuto sia alla diffusione dei servizi, sia al miglioramento degli algoritmi, che si affinano grazie allo studio di sempre maggiori tipi di palati.
Così, partendo dall’Italia, Vinhood si prefigge di dare un nuovo impulso al settore del gusto.

Un altro aspetto interessante che, tendenzialmente, viene condiviso con le startup del settore, è quello della sostenibilità: un termine semplice che, in realtà, racchiude molto di più del solo impatto ambientale. A tal proposito, è illuminante l’intervento di Martina Rogato.
Vinhood, per esempio,lavora seguendo un approccio sostenibile sia nelle scelte quotidiane che nella selezione di collaboratori e fornitori.

D’obbligo nominare anche Wenda, eccellente startup nel settore food tech, che si occupa di verificare dell’integrità del cibo lungo tutta la catena alimentare.
Wenda si impegna attivamente per ottenere una food chain più sostenibile, attraverso la creazione di tecnologie in grado di cambiare il mercato.

Ed anche un colosso come Carrefour, che si è sempre dimostrata sensibile al tema della responsabilità sociale, dà il suo contributo sostenendo 3Bee; si tratta di una startup che realizza dispositivi realizzati con una tecnologia molto avanzata, utili a monitorare lo stato di buona salute di api e alveare.

Dunque le nuove startup (e non solo) hanno il tratto distintivo di sfruttare nella maniera più efficiente e creativa le nuove tecnologie disponibili, con uno occhio di riguardo alla sostenibilità.

Fonte : Today