Sean Connery: i migliori momenti del suo James Bond

La morte di Sean Connery, a 90 anni, priva il mondo di un grande attore, un divo di una razza ormai scomparsa, un artista in grado di influenzare in modo unico il concetto di “uomo” grazie a una lunga e fantastica carriera.
Non si può negare che com’è stato James Bond lui, non lo è stato nessuno, e nei panni di 007 l’attore scozzese è stato in grado di regalarci non solo divertimento e suspense, ma anche momenti tra i più iconici della settima arte: in alcuni casi le frasi da lui pronunciate sono diventate dei veri e propri slogan, dei mantra.
Quindi abbiamo deciso di recuperare i cinque momenti migliori dello 007 per eccellenza.

A sangue freddo

Siamo soliti concepire James Bond come un uomo dotato di senso dell’onore, un cavaliere senza macchia al Servizio di Sua Maestà, costretto a misurarsi con il male, con supercattivi che minacciano il mondo e verso i quali è tanto perseverante quanto inflessibile.
Tuttavia già in Licenza di Uccidere, tale visione “romantica” venne azzerata dalla scena in cui il nostro compianto Sean era alle prese con il Dottor Dent (l’attore italiano Bruno Persa), scherano della Spectre incaricato di uccidere 007.
Il nostro Bond però non si faceva sorprendere e aspettava nella sua stanza il Dottor Dent, che arrivava a notte fonda e scaricava la sua Smith&Wesson (in realtà una Colt 1911) su quello che credeva essere uno 007 addormentato sotto le coperte.
Appena passata la porta, però, Dent veniva sorpreso alle spalle da Bond, che lo teneva sotto tiro con la sua pistola comodamente seduto. Tra i due intercorreva un breve dialogo nel quale il protagonista spiegava come mai avesse capito che Dent era al servizio di Dr. No.
Il tutto mentre si accendeva una sigaretta e quasi faceva finta di non vedere come Dent cercasse di recuperare la pistola finita a terra.
“È una Smith&Wesson. E avete già avuto i vostri sei colpi” sentenziava un gelido Bond, prima di uccidere Dent.
Sean Connery rese 007 in quella breve scena niente più e niente meno di un assassino. Spietato, freddo, che giocava con la sua vittima cercando di farla scoprire, di carpire delle informazioni prima di eliminarlo. L’attore scozzese fece del suo personaggio un insieme di luci e ombre assolutamente perfetto.

Qualcosa da mettersi addosso

James Bond vuol dire tante cose: avventura, mistero, colpi di scena. Significa anche auto, gadget fantasiosi, eleganza ma soprattutto donne bellissime.
James Bond è un seduttore incallito, il più iconico della storia del cinema, che di volta in volta, vuoi per piacere della conquista, per amore, per combattere la solitudine o per “necessità di amor patrio” (per così dire) seduce una lista senza fine di donne belle e spesso pericolose.
A metà tra lo sfacciato e l’ironico, spesso impudente ma sempre con garbo, Sean Connery nei panni di 007 ha costituito senza ombra di dubbio un modello di seduzione difficilmente replicabile, non tanto per l’irrealtà delle situazioni narrative in sé, quanto per il fatto che pareva ricordare a tutti che il problema di base era non essere lui.
Tra le trovate più divertenti, geniali e iconiche del suo personaggio, sicuramente vi è l’incontro con la bella ma infida Fiona Volpe (Rita Savagnone), agente della Spectre che sorprende nel bagno intenta a lavarsi.

L’incontro è tutt’altro che casuale visto che Fiona ha intenzione di passarci la notte e poi di rapirlo il giorno seguente, ma poco c’importa (come poco importava al pubblico allora) visto che alla piccata richiesta da parte di Fiona di dargli qualcosa da indossare, Bond risponde dandole i sandali. E basta.
Un’avance in pieno stile 007: esplicita ma anche ironica, sfacciata certo ma anche lusinghiera e soprattutto non ipocrita.
Bond dopo averle dato i sandali va anche oltre e si siede con fare divertito sulla sedia di fronte alla vasca da bagno, quasi come lo spettatore di uno show di cui è regista, sceneggiatore e deus ex machina.
Una delle scene più sexy della saga di James Bond e anche la più esemplificativa dell’essenza di seduttore di 007.

Agitato non mescolato

James Bond è in realtà un uomo molto complesso, costretto dalla sua natura e dal suo lavoro a essere solitario ma anche capace di conquistarsi la fiducia di chi incontra in breve tempo.
Affascinante, avvenente, elegante, l’agente segreto James Bond è anche quello che si potrebbe definire un tuttologo, o comunque un uomo particolarmente edotto in molti aspetti dello scibile.
Bond è dotato di notevole stile, sia per ciò che riguarda il suo guardaroba, che per le auto, le armi… e le libagioni.
Il suo vodka martini è e rimane il cocktail per eccellenza della storia del cinema, e come per molti altri aspetti ha contribuito a rendere il personaggio, interpretato dall’attore scozzese, un vero e proprio simbolo di mascolinità.

“Agitato. Non mescolato” è una delle frasi più famose della storia della settima arte, lanciata in 007 – Licenza di Uccidere nel 1962, riproposta anche successivamente alla presenza del Dr.No (una delle tante galanterie tra nemici).
Il cocktail riapparve in Goldfinger e Si Vive Solo Due Volte, anche qui presentato come un vero e proprio tratto distintivo, quasi una sorta di identificatore dei gusti e della personalità di James Bond.
Il vero Martini in realtà è composto da Gin e Vermouth, il che già di per sé fu iconico, perché aiutò a comprendere la natura fortemente individualista, originale e imprevedibile del personaggio.
Sentire la voce profonda e charmant di Sean Connery dirlo rendeva il tutto lo slogan per eccellenza da quel momento in poi, per ogni uomo che volesse ordinare qualcosa da bere e fare colpo nella vita reale.
Naturalmente con molta meno fortuna, visto che Sean Connery si nasce, non si diventa.

Assassinio sull’Orient Express

In Dalla Russia con Amore, secondo film della serie, James Bond mostrò un lato di sé davvero inedito, dal momento che da playboy insaziabile e collaudato si trovò coinvolto in una love-story intensa con l’agente del KGB Tatiana Romanova (la nostra Daniela Bianchi).
Tuttavia Bond aveva contro un avversario di tutto rispetto, quasi un alter ego: Donald “Red” Grant (un grande Robert Shaw).
Questi era un assassino e un agente bravo quasi quanto il protagonista, tanto che riusciva a ingannarlo e quasi a ucciderlo a bordo dell’Orient Express.
Per fortuna Bond creava un diversivo grazie a una bomba fumogena contenuta in una delle valigette, per poi cominciare uno dei combattimenti più iconici della storia del cinema.
Mai, prima di allora, si era vista una lotta così poco “pulita” e così realistica, dove la regia di Terence Young riuscì a creare tensione, violenza, così come il puro istinto omicida che regnava in quello scompartimento.

Bond in quella sequenza diventò un guerriero assolutamente letale, grazie soprattutto all’astuzia, alla capacità di usare l’ambiente circostante, e al fatto di avere sempre un asso nella manica o in quel caso un coltello nascosto nella 24 ore e il filo d’acciaio del suo orologio.
Il finale ancora oggi è mitico. Dopo aver strangolato a morte Grant, Bond si ricomponeva, prendeva il necessario dal corpo del killer della Spectre, salutandolo con un beffardo “Questo non ti servirà, vecchio mio”. Letale, determinato e con un senso dello humor affilato come una lama.

Bond, James Bond

Qui siamo oltre il genere, siamo anche oltre la saga di James Bond, qui si abbraccia una dimensione mitologica della settima arte: una semplice frase diventò un mantra, un modo di dire, entrò nel linguaggio comune.
Da quel momento tutto il pubblico avrebbe concepito così il personaggio, il suo essere etichettato non in un nome, ma in un modo di presentarsi, in cui emergeva una dimensione di enorme sicurezza in sé, uno sprezzante narcisismo, un self-control totale.
La sigaretta tenuta di lato, la studiata noncuranza apparente con cui si presentava mentre l’accendeva, sostenuta da un’eleganza impeccabile, sono stati per decenni il totem per eccellenza di chi non deve chiedere mai.
Si perché James Bond era ed è soprattutto un giocatore d’azzardo, un uomo che razionalmente mette sempre sul tavolo la sua vita, fiducioso della sua astuzia, ma anche della fortuna.

Il tavolo è pieno di avversari, ma soprattutto lo mette di fronte a una bellissima donna, da temere ma anche da ammirare, Sylvia Trench. Ecco lì, in pochi momenti, tutto l’universo che da decenni ci viene proposto.
E dopo tanti anni nessuno è riuscito a dirlo con la stessa efficacia, non solo perché fu la prima volta, nel primo film dedicato al personaggio creato da Ian Fleming, ma anche perché Sean Connery lo disse.
Lo fece nel modo in cui andava detto, né troppo sopra né troppo sotto le righe, contemporaneamente al partire della mitica sigla, poco prima di raccogliere il guanto di sfida di Mrs Trench.
Ma ecco arrivare un messaggio che lo costringerà a lasciare il tavolo da gioco dell’hotel, non prima però di aver ottenuto un appuntamento con la donna per il giorno seguente, quasi con noncuranza, con quella sicurezza che ogni uomo vorrebbe avere in una situazione simile.
Oscar Wilde diceva che non vi è mai una seconda occasione per dare una prima impressione. Ebbene quel “Bond, James Bond” è la prima impressione per eccellenza, il vero biglietto da visita di un avventuriero per vocazione e per scelta.

Fonte : Everyeye