Come funziona il voto per la Casa Bianca negli Stati Uniti

Martedì 3 novembre 2020 si voterà per nominare il Collegio elettorale che sceglierà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Il processo elettorale della federazione non è affatto semplice, né diretto, ed è stato spesso accusato di scarsa democraticità e accountability

(foto: Mindy Schauer/Digital First Media/Orange County Register via Getty Images)

I cittadini degli Stati Uniti sono chiamati alle urne ogni quattro anni per eleggere il presidente, questo è noto. Tuttavia, diversamente da ciò che talvolta si pensa, il processo elettorale della democrazia più grande del mondo non è diretto, né semplicissimo. Infatti, gli oltre 93 milioni di elettori (su più degli attuali 239 milioni dotati di diritto di voto, che ha corso a partire dai 18 anni di età) che finora hanno espresso il proprio voto anticipato (early vote) per le presidenziali del 3 novembre prossimo non stanno scegliendo direttamente fra l’incumbent repubblicano Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden. Stanno eleggendo, piuttosto, il Collegio elettorale degli Stati Uniti, detto dei grandi elettori, ossia i delegati della popolazione che alla fine della corsa – a metà dicembre – voteranno effettivamente i nuovi presidente e vicepresidente. 

Questo organo e le modalità con cui viene eletto sono finiti spesso al centro delle critiche per i rischi di falle nel processo democratico. L’Election Day, ad esempio, è sempre fissato in un giorno feriale (il primo martedì di novembre) e il permesso di assentarsi dal lavoro per votare non è garantito a tutti i cittadini. La registrazione nelle liste elettorali del proprio stato federale (obbligatoria per votare) non è automatica, ma deve essere effettuata dai singoli su base volontaria: gli elettori meno abbienti e meno istruiti (spesso facenti parte di minoranze come afroamericani e latinoamericani) incontrano regolarmente difficoltà e ostacoli durante la voter registration, di solito messe in campo dal Partito repubblicano per cercare di influenzare il risultato delle elezioni a proprio favore. Inoltre, lo stesso funzionamento del Collegio dei grandi elettori è spesso accusato di poca accountability e, in alcuni casi, di non esprimere le reali preferenze dei piccoli elettori che li hanno votati.

Cos’è il Collegio elettorale e come funziona

Questo organo costituzionale non è individuabile in un luogo o in una persona fisica, poiché integra l’insieme dei grandi elettori, i funzionari di partito scelti attraverso il voto dei cittadini statunitensi. I grandi elettori in totale sono 538 e servono almeno 270 dei loro voti per eleggere la carica di presidente degli Stati Uniti. Il numero di questi funzionari, infatti, è pari alla somma dei membri del Senato (100), della Camera (435, assegnati in modo proporzionale al numero dei residenti di ciascuno stato federale) e dei 3 rappresentanti del Distretto di Columbia (quello di Washington D.C.). Questo sistema implica, pertanto, che gli stati più popolosi avranno un maggior numero di rappresentanti presso il Collegio elettorale.

Non sono richiesti particolari requisiti per essere nominati come grandi elettori: l’unica obiezione stabilita all’art. 2 della Costituzione statunitense è che “nessun senatore o rappresentante o persona che abbia un ufficio fiduciario o retribuito dagli Stati Uniti potrà esser nominato elettore”. Per il resto, ogni stato federale regola a proprio piacimento il metodo di selezione del collegio elettorale. Durante l’Election Day del primo martedì di novembre, quindi, i cittadini statunitensi eleggono questi fiduciari in base alla propria preferenza espressa sui candidati alla presidenza.

A loro volta, i grandi elettori eleggono la presidenza durante consultazioni che si tengono nella capitale di ciascuno stato federale il lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre (quest’anno sarà il 14 dicembre). Anche qui, non c’è un processo prestabilito dalla Costituzione per l’organizzazione di queste votazioni, che quindi differiscono da stato a stato. Una volta espressa la propria preferenza, i grandi elettori devono esibire dei certificati di voto e il 6 gennaio i loro voti vengono finalmente aperti e contati in una sessione congiunta del Congresso alla Camera dei rappresentanti, che poi nomina la nuova presidenza eletta. 

L’assenza del vincolo di mandato dei grandi elettori

Nell’ottica dei padri costituenti degli Stati Uniti, il Collegio dei grandi elettori dovrebbe rappresentare “gli uomini più capaci di analizzare le qualità adatte alla presidenza”, con il compito di evitare che una persona dotata di “talenti per il basso intrigo e le piccole arti della popolarità” diventi presidente del paese. Pertanto, per esercitare al meglio le proprie qualità di discernimento, i grandi elettori possono disporre del proprio voto liberamente, senza alcun vincolo di mandato verso il candidato del proprio partito. Quando i funzionari cambiano idea all’ultimo minuto vengono definiti faithless electors, ossia elettori infedeli: come riporta YouTrend, nelle 58 elezioni presidenziali della storia statunitense finora ce ne sono stati in tutto 205. 

Il caso eclatante più recente è stato proprio quello delle elezioni del 2016, quando la democratica Hillary Clinton perse contro il repubblicano Trump: un’elezione che fece segnare anche uno swing del voto dei grandi elettori. Per porre fine a questo fenomeno, il 6 luglio 2020 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito all’unanimità la possibilità per gli stati federali di imporre ai grandi elettori di non discostarsi dalla promessa elettorale stretta con i cittadini prima del voto. Al momento, 33 stati insieme al Distretto di Columbia (su un totale di 50) hanno già adottato leggi in questo senso.

Fonte : Wired