Sanità, scuola ed energia nelle smart city del futuro di Huawei

L’esempio del porto di Livorno e del centro di Cagliari indicano la strada che la società di telecomunicazioni vuole perseguire per le sue città intelligenti

L’ingresso della sede Huawei a Milano (foto Daniele Monaco)

L’esempio di punta in Italia è Cagliari, laboratorio di smart city controllata da un’unica piattaforma Ioc – Intelligence operation center, in grado di raccogliere i silos di big data in una sola schermata, realizzato con la collaborazione fra Huawei, centro Crs4, Regione Sardegna e sei piccole e medie imprese.

Abilitatore, partner e incubatore: così Huawei si propone nella seconda edizione dello Smart city tour per costruire la “smart Italy” del futuro. “Nel 2021 ci concentreremo su sanità, educazione, energia green, comunità locali e manterremo l’attenzione verso il sud Italia, aprendo un nuovo Joint innovation center dopo quello di Cagliari – annuncia Thomas Miao, amministratore delegato di Huawei Italia -. Le città rappresentano la ‘core competence’ di un Paese e specialmente con la pandemia è urgente sostenere i servizi pubblici. L’investimento è quindi per il presente, non per il futuro: non possiamo ritardare”.

Il tour 2020, in modalità digitale, attraverserà le città di Bari (3 novembre), Napoli (il 5), Palermo (10), Cagliari (12) e Bolzano (17), dopo aver toccato Milano e Roma, con l’obiettivo di realizzare un vero e proprio “sistema nervoso” delle città intelligenti e illustrare in una virtual demo le soluzioni già applicate in tutto il mondo. Oltre a Cagliari e allo smart campus del Barton Park di Perugia, ci sono anche le radiografie nelle Filippine per diagnosi accelerate con il machine learning, il rilevamento dei parametri vitali di una città come traffico, stazioni di ricarica ed emissioni di Co2 ad Amsterdam, gli immensi campi di pannelli solari smart nel deserto dell’Arabia Saudita.

Una schermata di Ioc, Intelligence operational center per la smart city di CagliariUna schermata di Ioc, Intelligence operational center per la smart city di Cagliari

“Nel corso della pandemia, l’80% delle attività nei paesi benchmark si è spostato da offline a online – sottolinea Miao –. La nostra proposta per l’Italia per sostenere questo cambiamento si basa su un approccio regionale e collaborativo con le autorità pubbliche e di ricerca. Siamo presenti nel Paese con 13 milioni di device fra smartphone, laptop e wearable diffusi nel Paese, e possiamo fornire un ecosistema di servizi con le applicazioni mobile Hms, garantire una connettività stabile con le cose grazie alla capacità di calcolo del cloud. Forniamo questa competenze di ricerca tecnologica ai nostri partner che portano l’offerta digitale ai clienti online: i dati di operazioni e applicazioni resteranno in Italia”.

A seguito delle vicende sulla golden power, Huawei di recente ha annunciato l’apertura di un Centro italiano per la sicurezza e la trasparenza per consentire a clienti, partner e istituzioni di conoscere da vicino il codice sorgente di software e soluzioni. “Come azienda leader nell’Ict, radicata nel Paese da 16 anni e che ha contribuito alla digitalizzazione dell’Italia, siamo aperti a collaborare maggiormente e in piena trasparenza nel prossimo futuro”, ribadisce Miao evitando qualsiasi valutazione sui possibili esiti delle elezioni americane per il futuro di Huawei anche in Italia. “Sosteniamo politiche che preservino il libero scambio, la concorrenza di mercato e la libertà degli operatori di scegliere le migliori risorse per servire i propri clienti. Discriminare un’azienda in base a dove si trova la sua sede, non è vantaggioso per la digitalizzazione del Paese né per la sua crescita”.

Il caso del “Porto del Futuro”

Ammodernamento delle infrastrutture idriche, energetiche, di trasporto, collaborazione pubblico-privato e pianificazione fanno parte della ricetta per le smart city in Italia, secondo l’ad di Huawei. Un esempio viene dal Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (Cnit) ha realizzato per esempio una sperimentazione per il 5G con Ericsson e sul 6G con Huawei (per la localizzazione e il tracciamento) nel porto di Livorno, che ha vinto l’Industrial energy efficiency award di Hannover Messe 2020, dimostrando come, grazie a una maggiore efficienza, una struttura simile potrebbe risparmiare 2,5 milioni di euro all’anno e migliorare del 25% l’operatività.

“Dobbiamo creare ecosistemi lavorando fra ciò che si trova alla base nel mondo fisico (doppini, smartphone, reti) e gli ‘Over the top’ o Gafa – sintetizza il direttore Nicola Blefari Melazzi, intervenuto allo Smart city tour -: in mezzo c’è una Rete che sta diventando software, un territorio vergine dove possiamo creare nuovi servizi. Abbiamo bisogno di soggetti aggregatori in grado di pianificare lo sviluppo con le amministrazioni locali, trattenendo in Italia laureati e tecnici: gli emigrati tecnologici che lasciano l’Italia sono ancora troppi”.

Fonte : Wired