Il governo non sa quanti sono gli utenti reali di Immuni

Apple non fornisce il numero delle installazioni della app di contact tracing. Così il dato sulle persone che la usano concretamente è parziale: si sanno solo gli utenti Android

I primi layout di Immuni, la app per fare contact tracing in Italia (fonte: Bending Spoons/Ministero dell'Innovazione)I primi layout di Immuni, la app per fare contact tracing in Italia (fonte: Bending Spoons/Ministero dell’Innovazione)

Il governo italiano non conosce tutti i dati su quante persone usano realmente Immuni. C’è un cono d’ombra nel bilancio delle installazioni, da tempo richiesto per stabilire la diffusione dell’app di contact tracing, e riguarda gli iPhone. A differenza di Google, Apple non ha condiviso l’informazione con le autorità nazionali, come scrive nero su bianco il ministero della Salute a una richiesta di accesso agli atti presentata da Wired. Risultato: a cinque mesi dal lancio di Immuni, il numero esatto di iPhone su cui la app è stata installata è ignoto ai vertici dell’esecutivo Conte. Mentre quello che le carte ufficiali certificano è che il numero degli utenti effettivi di Immuni è inferiore a quello che il governo divulga nelle comunicazioni ufficiali, ossia i download.

Mistero Apple

Finora l’esecutivo Conte si è sempre attenuto al numero delle persone che hanno scaricato Immuni. Tuttavia questo non esclude che l’utente possa aver disinstallato l’app immediatamente. La sua testa, quindi, sarebbe contata nel censimento dei download senza che però contribuisca in modo concreto al tracciamento dei contagi da coronavirus. 

Per la prima volta Wired è in grado di fornire il bilancio ufficiale delle installazioni di Immuni (fino al 12 ottobre). Ma solo per i dispositivi Android. Perché, come attesta la risposta del ministero della Salute, titolare dei dati dell’applicazione, il numero di device iOs attivi di Immuni non è disponibile attraverso gli strumenti messi a disposizione da Apple”.

La fotografia della situazione, quindi, è parziale. Lunedì 12 ottobre il contatore dei download di Immuni raggiunge quota 8.605.896. Lato Android, gli utenti attivi sono 4.907.010. In realtà a questi andrebbero aggiunti gli utenti con smartphone Apple, la cui quantità, però, è custodita gelosamente nei server della multinazionale di Cupertino e negata ai massimi vertici del governo italiano.

La questione dei numeri

A fine settembre Wired ha inviato al ministero della Salute una richiesta di accesso agli atti per conoscere lo storico giornaliero dei download e delle installazioni attive e funzionanti, che quindi contribuiscono all’attività di contact tracing, per tutti i lunedì dal debutto nazionale di Immuni (15 giugno), sia a livello nazionale sia regionale. 

Per i download il problema non si pone. Apple e Google, che il 10 aprile hanno annunciato una collaborazione per far dialogare via bluetooth i dispositivi delle rispettive scuderie e sviluppare una tecnologia chiavi in mano per tutti i governi alle prese con le app di contact tracing, forniscono un report puntuale. Tanto che rientrano tra quelli pubblicati nel nuovo repository su Github dal ministero dell’Innovazione.

Da mesi quello dei download è il dato che il governa divulga. E che usa pubblicamente quando deve misurare la distanza dell’Italia dalle soglie di adozione indicate in alcune ricerche dell’università di Oxford sull’impatto delle app di contact tracing nella prevenzione dei contagi. La più recente stabilisce che, con una diffusione del 15% sull’intera popolazione residente (come confermato a Wired), si può osservare una riduzione fino al 15% dei contagi e fino all’11, 8% dei decessi.

Tuttavia è il dato sulle installazioni attive a fare la differenza. Da tempo richiesto e finora mai divulgato pubblicamente. E ora si capisce perché: al governo manca un pezzo, quello di Apple. Il ministero della Salute non ha mai comunicato gli utenti reali di Immuni perché ne conosce solo una parte. Quel che si può dire, stando al cruscotto ufficiale dell’app, è che gli iPhone sono la minoranza: il 26,63% dei download è in ambiente iOs, il resto su Android (28 ottobre). Se si tenesse valido questo rapporto anche per l’ultimo dato sulle installazioni fornito a Wired, risalente al 12 ottobre (da quando è pubblico, la percentuale si discosta di poco), i download su Android ammonterebbero a 6,28 milioni sugli 8,6 totali. Di conseguenza, gli utenti attivi (4,9 milioni dai dati forniti a Wired dal ministero) sarebbero il 78,1% dei download. Per avere certezza dei dati, tuttavia, servirebbe l’altro pezzo del puzzle. Quello in mano ad Apple, che però lo cela al governo.

Il muro di gomma di Apple

Finora quella di Immuni è stata una corsa a ostacoli. Alcune Regioni, come il Veneto, l’hanno boicottata per settimane. Altre strutture sanitarie non sono state in grado di gestire le notifiche di contatto a rischio. E si moltiplicano le storie di utenti a cui l’avviso di esposizione non arriva.

Come hanno raccontato a Wired alcuni testimoni, soprattutto con gli iPhone (ma il malfunzionamento si verifica anche con Android) la notifica che avverte un cittadino di essere stato vicino a una persona risultata positiva al coronavirus resta imbrigliata nell’applicazione. Finché non si apre Immuni, non la si può visualizzare. Così succede che persone scoprano dopo settimane, se non mesi, di essere state esposte a un contatto a rischio, quando è ormai troppo tardi per applicare le misure di quarantena fiduciaria

A quanto risulta a Wired, una settimana fa il governo ha posto il problema a tutti i livelli di Apple, ma finora non ha ricevuto risposta. Un muro di gomma che, a quanto emerge dai documenti esclusivi che Wired ha ottenuto, ritorna nei rapporti tra il ministero della Salute e il colosso di Cupertino. 

La licenza della tecnologia di contact tracing

Apple non fornisce alcuna garanzia che i prodotti Apple, l’Api (application programming interface, le procedure per l’esecuzione di un software, ndr) per la notifica delle esposizioni o alcun dato derivante dalle Api per la notificazione delle esposizioni soddisfino i vostri requisiti”, si legge nei termini della licenza che il governo italiano ha sottoscritto con il colosso della Mela in merito all’uso del software alla base di Immuni. Apple, insomma, si solleva da ogni responsabilità relativa al mantenimento dell’applicazione.

E come precisa l’azienda nello stesso contratto, Apple non ha alcun obbligo di fornire manutenzione, supporto tecnico o di altro tipo per le Api della notifica delle esposizioni”, le cui attività di test ricadono interamente su chi ha sottoscritto il contratto, anche nel caso di “nuovi rilasci di aggiornamenti sul sistema operativo”. Nel caso di Google, invece, colpisce l’incipit del contratto di licenza. “Cliccando ‘accetto’ qui sotto”, si legge, come se fossero i termini di una qualsiasi app da scaricare. 

E non c’è ragione di credere che le cose siano state più complesse dell’installazione un semplice gioco online. “Questa Amministrazione ha solo sottoscritto online, in fase di pubblicazione della App Immuni negli store, l’accettazione dei termini di servizio addizionali”, chiarisce il ministero in una lettera che accompagna i documenti richiesti da Wired. E chiosa: Non sono intercorse ulteriori comunicazioni digitali tra questa Amministrazione e Apple e Google”

Nel complesso, la discesa in campo dei due colossi ha sbloccato l’impasse tecnologica sugli espedienti per far comunicare i rispettivi smartphone. E oggi consente di far circolare i dati a livello internazionale, come dimostra l’esperienza del nodo di interscambio europeo, che permetterà di usare l’app nazionale anche all’estero (che coinvolge finora Italia, Germania, Irlanda e, ultime arrivate, Lituania e Spagna). L’unico Paese tagliato fuori dai giochi è la Francia, che ha deliberatamente scelto un approccio contrario a quello di Apple e Google. Tuttavia la tecnologia chiavi in mano ha i suoi costi. Big G e Cupertino si riservano qualunque diritto di sospendere la distribuzione dell’app o di interrompere il funzionamento del framework da loro offerto. O, persino, di negare al nostro governo l’accesso ai dati

Fonte : Wired