Google, l’Antitrust apre un’istruttoria L’ipotesi è di ostacolo alla concorren

Nuovi problemi con le autorità di vigilanza italiane per Google. La scorsa settimana il motore di ricerca ha subito una sanzione amministrativa da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per la violazione della normativa sul divieto di pubblicità relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro. Oggi, invece, è finito nel mirino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.L’Antitrust ha, nello specifico, avviato un’istruttoria nei confronti di Google ipotizzando un abuso di posizione dominante nel campo della pubblicità online. La questione, particolarmente sentita dal mondo dei media, riguarda la violazione delle disposizioni europee sulla disponibilità e l’utilizzo dei dati per l’elaborazione delle campagne pubblicitarie di display advertising, lo spazio che editori e proprietari di siti web mettono a disposizione per l’esposizione degli spot.L’Autorità contesta a Google “l’utilizzo discriminatorio dell’enorme mole di dati raccolti attraverso le proprie applicazioni (il sistema operativo mobile Android, il browser per dispositivi Chrome mobile, il browser per personal computer Chrome, i servizi di cartografia e di navigazione Google Maps/Waze e altri servizi come Gmail, Drive, Docs, Sheet o Youtube), impedendo agli operatori concorrenti nei mercati della raccolta pubblicitaria online di poter competere in modo efficace”. Google viene accusata di non aver fornito le chiavi di decriptazione dell’ID Google, di aver escluso i pixel di tracciamento di terze parti e di aver utilizzato elementi “traccianti” per rendere i suoi servizi più efficaci rispetto alla concorrenza.L’Antitrust, nel ricordare come la raccolta pubblicitaria online in Italia abbia raggiunto i 3,3 miliardi di euro (22% dell’intero settore dei media) e il solo display advertising oltre gli 1,2 miliardi, spiega di voler indagare su condotte dal “significativo impatto sulla concorrenza nei diversi mercati della filiera del digital advertising con ampie ricadute sui competitor e sui consumatori”. Il timore dell’Autorità è che la capacità di Google nel drenare investimenti pubblicitari vada a ridurre le risorse destinate agli editori, impoverendo la qualità dei contenuti finali, e a limitare l’innovazione tecnologica.Non si fa attendere la replica di Google che, tramite un portavoce, spiega come “i cambiamenti oggetto dell’indagine” dell’Antitrust siano “in parte misure per proteggere la privacy delle persone e rispondere ai requisiti del Gdpr”. Il colosso tech continuerà “a lavorare in modo costruttivo con le Autorità italiane su questi aspetti importanti, in modo che tutti possano ottenere il massimo dall’uso di internet”.La decisione dell’Antitrust, corredata da ispezioni presso le sedi di Google, ha spinto alcune associazioni di consumatori a esprimere preoccupazioni sulla gestione dei dati degli utenti. Il Condacons avverte, per esempio, della mole di dati “vasta e dettagliata” raccolta da Google che esclude tutti gli altri operatori del mercato, mentre Federconsumatori fa presente le “molte ombre in materia” e chiede quindi una svolta normativa. Svolta normativa che tra l’altro potrebbe arrivare a breve a livello europeo. L’Unione europea sembra, infatti, in procinto di stilare una black-list per limitare i monopoli sul web di aziende statunitensi del calibro proprio di Google. A chiedere una modofica delle regole è anche la politica. Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha infatti sottolineato la necessità di “porre un freno” all’arroganza dei colossi “che dominano il mercato digitale nell’assoluta impunità fiscale e ignorando volutamente le regole della concorrenza”.

Google – Antitrust: la posizione di IAB Italia

Considerati gli effetti distorsivi sulla possibilità di avere una concorrenza leale e condizioni di parità tra tutti gli operatori del mercato della raccolta pubblicitaria online, l’Interactive Advertising Bureau Italia (IAB), in qualità di associazione di riferimento del settore, ha deciso di intervenire proattivamente e segnalare il fenomeno all’Antitrust, che a sua volta ha ritenuto opportuno avviare un’istruttoria specifica sull’operato di Google.

IAB accoglie, quindi, con estremo favore la decisione dell’Antitrust e auspica che da questo confronto possa scaturire un percorso efficace volto a tutelare un settore destinato a diventare sempre più importante in termini di valore e di competenze, che in Italia impiega oltre 280 mila professionisti e vale il 3,7% del PIL.

In generale, la crescita della posizione dominante dei colossi della rete ha creato una situazione non più facilmente sostenibile per le aziende che operato nel mercato della pubblicità online, media inclusi. È urgente permettere a tutti gli operatori – editori, concessionarie, agenzie specializzate e ad-tech company – di giocare alla pari con chi può avanzare tecnologicamente grazie a risorse finanziarie sovente legate a un carico fiscale quasi inesistente. IAB conta che l’istruttoria avviata dall’Antitrust possa contribuire a fare chiarezza e a generare un impianto di regole più chiaro, capace di correggere le attuali storture e porre un freno all’attuale concorrenza sleale.  

Gli advisor legali di cui IAB si avvale sono Legance e DGRS.

Fonte : Affari Italiani