Così il Parlamento europeo vuole garantire la trasparenza e la responsabilità delle piattaforme online

Il futuro è digitale, o non è. Che l’Unione europea stia puntando sulla transizione e sugli investimenti digitali è chiaro da molto tempo, la Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen lo ha ribadito con forza anche in questi mesi, durante la pandemia da Covid-19, quando, presentando le misure per la ripresa ha sostenuto che: “non c’è mai stato un momento migliore per investire nell’industria tecnologica. Il 20% di Next Generation Eu sarà investito sul digitale”.

Ma che forma prende questo futuro digitale? Quali saranno le priorità? Come potranno essere tutelate le esigenze di aziende e consumatori? La prima risposta arriva dal Parlamento europeo che il 20 ottobre ha votato un pacchetto di iniziative per definire le proprie priorità e chiedere alla Commissione di intervenire in tal senso. Per l’Eurocamera il Digital Service Act – il pacchetto di misure che la Commissione europea si appresta a presentare entro fine anno – deve assicurare la sicurezza dei diritti online, internet più sicuro per i consumatori e regole più severe per combattere i contenuti illegali. Scopriamo insieme in che modo.

Dalla direttiva sull’e-commerce al Digital Service Act

La Direttiva sull’e-commerce è stata approvata nel giugno del 2000 e ha rappresentato la pietra fondativa del mercato unico europeo sul digitale durante gli ultimi venti anni. Nel corso di questo periodo il mercato unico ha però subito una serie di attacchi dovuti al rapido sviluppo delle tecnologie e alla frammentazione del quadro legislativo, che a oggi risulta insufficiente: è più complesso contrastare la posizione dominante di alcuni grandi player e quindi promuovere un ingresso più competitivo nel mercato ed è diventato più difficile proteggere gli interessi dei consumatori a causa dell’inefficacia dell’applicazione delle norme e della mancata cooperazione tra Stati Membri. Per far fronte a queste necessità si è intervenuto negli anni con una revisione delle direttive e con singoli provvedimenti, ma è ormai evidente la necessità di intervenire con un unico framework legislativo per evitare la frammentazione. Lo sta facendo la Commissione europea che con il Digital Service Act e il Digital Market Act punta a regolare il mondo del web e lo ha fatto il Parlamento europeo attraverso due relazioni di iniziativa legislativa e una terza risoluzione non legislativa. La prima è venuta dalla Commissione parlamentare IMCO, quella responsabile per il mercato interno e la protezione dei consumatori e si è concentrata sulle norme essenziali per migliorare il funzionamento del mercato unico, la seconda è arrivata invece da JURI, la Commissione giuridica, che e si è rivolta alla necessità di adeguare il diritto commerciale e civile ai soggetti commerciali che operano online. La risoluzione invece è arrivata per iniziativa della Commissione LIBE, responsabile per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e si è incentrata sulle questioni relative ai diritti fondamentali. Vediamo nel dettaglio quali sono le richieste del Parlamento europeo.

Le piattaforme online devono essere più trasparenti

Uno degli aspetti fondamentali affrontati dalla relazione IMCO, approvata dalla maggioranza degli eurodeputati con 521 voti a favore, 26 contro e 94 astensioni, è quello della trasparenza e quindi anche della responsabilità, a partire dal principio che tutti i fornitori di servizi digitali devono attenersi alle regole previste dalle norme europee quando dirigono i loro servizi ai consumatori o agli utenti europei.

Uno dei criteri che guida questa, e le altre iniziative prese dal Parlamento sui servizi digitali, è che “ciò che è illegale offline, lo debba essere anche online”, questo significa che i consumatori debbano essere ugualmente protetti sia quando fanno shopping online che fuori, ma anche che è necessario fare una distinzione tra “contenuti illegali” e “contenuti nocivi” quando si ha la responsabilità di giudicare un caso di disinformazione o hate speech. Gli
eurodeputati chiedono alle piattaforme dell’e-commerce di aumentare i loro sforzi nel riconoscere ed eliminare le merci contraffatte, come, per fare un esempio di stringente attualità, quanto è avvenuto nel caso del commercio di falsi dispositivi medici durante la pandemia da Covid-19.

Per rendere efficaci e attuabili questi principi il Parlamento europeo chiede che venga implementato un sistema di “notifica e azione”. In pratica gli utenti devono poter notificare agli intermediari online quei contenuti o attività potenzialmente illegali e i provider devono reagire rapidamente ed essere trasparenti rispetto alle azioni intraprese. Le piattaforme dovranno controllare e impedire ad aziende di usare i loro servizi per commerciare prodotti o contenuti illegali.

Per poter implementare realmente la trasparenza delle piattaforme il Parlamento europeo chiede anche che gli utenti siano informati ogni qualvolta un servizio è gestito attraverso l’intelligenza artificiale. Questo ha delle ripercussioni anche sulle pubblicità e sugli strumenti che rendono possibile politiche di prezzi personalizzati e la profilazione degli utenti: gli eurodeputati chiedono alla Commissione di introdurre delle regole che normino la pubblicità basata sui comportamenti degli utenti e di privilegiare forme di advertising meno intrusive per la privacy degli utenti.

Sanzioni a chi non rispetta le regole

L’iniziativa promossa dalla Commissione giuridica segue le stesse linee guida per costruire un internet più sicuro dove gli utenti, quindi i cittadini, possano essere meno dipendenti dagli algoritmi. L’obiettivo del report, approvato a grande maggioranza (637 voti a favore, 26 contrari e 28 astensioni) è stato ben riassunto dalle parole del suo relatore, il deputato socialista Tiemo Wölken: “Non vogliamo che siano le compagnie private a controllare internet”.

Le controversie tra le piattaforme e chi segnala un contenuto potenzialmente illecito (possibilità che appartiene sia alle singole persone che ad associazioni o enti) devono essere demandata a organismi indipendenti. Non ci si può affidare, come è il caso attuale, semplicemente l’autoregolamentazione delle piattaforme. Questo chiaramente non preclude la possibilità di ricorrere ad altri tribunali, ma gli Stati membri hanno la responsabilità di fornire organismi di risoluzione delle controversie extragiudiziali al fine di offrire un ricorso rapido ed efficiente e le piattaforme con un significativo potere di mercato devono contribuire ai costi operativi di questi organismi, attraverso un fondo specifico che verrà gestito a livello europeo.

Secondo l’Eurocamera, la Commissione europea deve valutare la possibilità di istituire un’entità europea incaricata del monitoraggio delle norme e che abbia il potere di infliggere sanzioni. Si legge inoltre nel testo che “l’Agenzia europea dovrebbe essere incaricata della verifica degli algoritmi utilizzati dalle piattaforme di hosting dei contenuti sia per la moderazione, che per la loro selezione”.

Il relatore Wölken fuga ogni dubbio a chi obietta che questi meccanismi potrebbero limitare la libertà d’espressione: “L’idea non è censurare i contenuti indesiderati, ma rendere gli utenti meno dipendenti dagli algoritmi, aumentando in questo modo la libertà di informazione”.

L’eurodeputato ha quindi ribadito la necessità di “affrontare la pratica aziendale di vendita di annunci personalizzati e il loro impatto sulla diffusione di contenuti illeciti e dannosi”. É per questo che nella relazione si chiede alla Commissione di prevedere che la direttiva Digital Service Act tuteli il diritto di usare, ove possibile, i servizi digitali in modo anonimo.

Non si può guadagnare dalla diffusione di odio

La questione della profilazione degli utenti al fine di proporre annunci mirati e personalizzati (micro-targeting) è stata affrontata anche dalla risoluzione che si è concentrata sul rispetto dei diritti fondamentali, proposta dalla commissione per le libertà civili e votata sempre a grande maggioranza dall’Aula, con 566 voti favorevoli, 45 contrari e 80 astensioni. Qui si è entrati più nel dettaglio di questa pratica chiedendo trasparenza sulle politiche di monetizzazione delle piattaforme online. Gli eurodeputati si sono dimostrati preoccupati di come “alcuni modelli commerciali si basano sulla presentazione di contenuti sensazionalisti e polarizzanti al fine di aumentare tempo di visualizzazione e, pertanto, i profitti delle piattaforme online”, questo comportamento è basato su “caratteristiche che espongono vulnerabilità fisiche o psicologiche”, portando a “effetti negativi di tali modelli commerciali sui diritti degli individui e per la società nel suo insieme”.

La risoluzione si concentra sulla tutela dei diritti fondamentali e quindi pone l’accento, tra le altre cose, sul rispetto del diritto alla privacy, ricordando quanto “la raccolta generalizzata e indiscriminata di dati personali” possa interferire con il diritto alla protezione dei dati personali.

Ha inoltre sottolineato il rischio particolare posto dalla “pubblicità politica oscura o ingannevole”, che, con il suo operato i minaccia i meccanismi che consentono il funzionamento delle società democratiche. La risoluzione ha quindi posto l’accento sull’importanza dell’alfabetizzazione mediatica, strumento indispensabile per contenere la diffusione di contenuti illeciti o dannosi.

Le misure chieste dal Parlamento europeo rappresentano una novità nel panorama giuridico internazionale. Non è la prima volta che l’Unione europea fa da apripista su temi complessi e sensibili da regolare, è accaduto per esempio rispetto alla protezione dei dati personali con il regolamento Gdpr. Con l’approvazione di questo pacchetto Bruxelles dimostra di voler essere un punto di riferimento per la regolamentazione dei servizi online e garantire un internet più sicuro, libero e accessibile.

Fonte : Fanpage