Coronavirus, ecco perché Roma è messa meglio di altre grandi città: i numeri spiegati dagli esperti

I numeri parlano di una situazione in peggioramento. Il 20 ottobre scorso, nel Lazio, c’erano 16.333 persone contagiate, il 28 ottobre se ne contavano 27.946. Crescono anche i dati delle persone ricoverate e delle terapie intensive: da 1196 a 1669 per il primo, da 123 a 166 per il secondo. Per capire quale quadro hanno davanti i cittadini di Roma e del Lazio e per capire come leggere i numeri che abbiamo di fronte Romatoday ha intervistato Francesco Luchetta, dottore in fisica e uno degli autori della pagina Facebook ‘Coronavirus – Dati e analisi scientifiche’, un progetto di informazione messa in campo da giovani dottorandi e ricercatori con una passione per la comunicazione scientifica, che ormai da marzo sta elaborando analisi dei dati sulla situazione dell’epidemia in Italia e nel mondo. 

Che situazione abbiamo di fronte a Roma e nel Lazio?

Anche nel Lazio, come nel resto d’Italia, siamo in una fase di aumento dei casi di contagio e di una crescita degli ospedalizzati e dei pazienti in terapia intensiva. Leggendo i dati, però, si nota come il Lazio stia crescendo meno rispetto ad altre regioni. In relazione al Lazio c’è un dato interessante da rilevare: rispetto ad altre regioni in Italia ha sempre mantenuto un numero più alto di ospedalizzati, anche durante l’estate quando in altre zone si registravano valori vicini allo zero. Il numero degli ospedalizzati del Lazio, all’inizio della seconda ondata, era più alto eppure la regione sta crescendo meno di altre in termini di contagi. Questo ci porta a ipotizzare – e ribadisco che è solo un’ipotesi – che il Lazio abbia rispettato dei parametri più rigidi preferendo ricoverare anche pazienti meno gravi. Questa scelta da un lato grava di più sul sistema sanitario ma dall’altro assicura un maggiore controllo rispetto all’isolamento domiciliare. 

Qual è la situazione a Roma?

I numeri dei nuovi contagi per 100mila abitanti nelle varie città italiane nell’ultima settimana mostrano che Roma sta andando meglio rispetto a Milano, Genova, Torino e Napoli. A Roma sono quasi un terzo di Genova e Milano (rispettivamente 146, 411 e 400) e circa la metà di Torino a Napoli (rispettivamente 293 e 279). Roma non è quindi da considerare un epicentro anche se non bisogna dimenticare che i numeri sono in crescita anche qui. Nell’ultima settimana sono quasi raddoppiati (nel Lazio si è passati dai 16.333 positivi del 20 ottobre ai 27.946 di ieri, ndr).

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Elaborazione dati Francesco Luchetta

Su quali dati dobbiamo concentrarci, oggi, per capire la situazione?

Il Lazio è una delle poche regioni che presenta un rapporto non proprio buono ma decente tra i casi di contagio rilevati e il numero di tamponi effettuati tanto che a Roma possiamo ancora guardare al numero dei casi come un parametro da tenere d’occhio mentre in altre regioni è chiaro che non è più così. Per avere un riferimento: per l’Organizzazione mondiale della sanità la soglia di attenzione è del 5 per cento, nel Lazio siamo all’8,5 per cento mentre la media nazionale è del 12,6 per cento. Per quanto riguarda le misure restrittive vanno invece considerati i parametri ospedalieri. Sono questi che indicano quando la situazione è fuori controllo e si rischia il collasso. Anche da questo punto di vista il Lazio non è messo male ma è chiaro che non può discostarsi dal generale peggioramento della situazione nazionale (in numeri assoluti nel Lazio il 28 ottobre i ricoverati sono 1669 e le terapie intensive 166, ndr). C’è poi un altro dato da tenere in considerazione per capire cosa sta accadendo.

Quale?

Quello che indica quanti casi di contagio vengono individuati da attività di screening e quanti per un sospetto diagnostico. Nel primo caso il contagiato viene individuato grazie ad attività di tracciamento, nel secondo perché manifesta sintomi compatibili con il Covid 19, quindi non perché è stato cercato. Al contrario della Lombardia, il Lazio, insieme al Veneto, è una delle regioni che sta lavorando meglio in Italia da questo punto di vista (Tra il 14 e il 28 ottobre per il Lazio sono 4953 da sospetto diagnostico e 13532 da screening; in Lombardia 37415 da sospetto diagnostico e 16467 da screening). Questo significa che l’attività di screening, anche se non in maniera proprio perfetta, sta ancora funzionando.

Quale incidenza ha la città di Roma sui numeri del Lazio?

La situazione della provincia di Roma è in linea con le altre. Anzi. Nel rapporto tra numero dei casi e numero di abitanti nell’ultima settimana le province Viterbo e Latina erano messe peggio. Roma, quindi, pur essendo una città metropolitana ha una situazione simile a quella di una città di provincia. Per avere un metro di paragone, Milano performa peggio delle altre città in Lombardia. In numeri assoluti nell’ultima settimana la provincia di Roma ha avuto 8mila casi mentre Viterbo e Latina circa mille. Il dato, in relazione al numero di abitanti, è simile.

Nei giorni scorsi il Lazio ha dichiarato di avere il 64% dei casi testati in rapporto alla popolazione in più rispetto alla media italiana e il tasso di contagio è del 32% inferiore al dato medio nazionale. Come leggere i numeri relativi ai tamponi?

Tra le regioni più grandi il Lazio è tra le prime per numero di tamponi in rapporto alla popolazione. Siamo sui 26mila tamponi per ogni milione di persone mentre la media italiana è al di sotto dei 20mila. Questo numero ci dice anche perché lo strike rate (il rapporto tra i casi e i tamponi, ndr) sia rimasto abbastanza basso. Il Lazio è inoltre una regione con un numero alto di casi testati, più del doppio della media nazionale. I numero dei casi testati indica le persone che sono state tamponate per la prima volta, quindi non si contano i tamponi successivi effettuati ai positivi per testarne la negatività. Il fatto che questo dato sia alto significa che il Lazio sta usando tanti tamponi per cercare nuove positività e non solo per capire chi sono i guariti. Va specificato però che a livello nazionale i dati sui casi testati vanno maneggiati con cura perché non rilevano i tamponi effettuati a persone già tamponate e risultate negative (quindi positive solo ai successivi tamponi). Per assurdo, se una provincia decidesse di tamponare tutti i cittadini da quel momento in poi avrebbe il dato dei casi testati pari a zero. Però è comunque un numero utile per capire la situazione.

Roma Capitale ha annunciato la volontà di sottoporre a test salivari i suoi dipendenti e i relativi familiari. Quanto è utile un’attività del genere nella situazione in cui siamo?

Va sempre tenuto presente che il test ideale per individuare se una persona è stata contagiata è il tampone molecolare. Ė chiaro che i test salivari sono un’attività di controllo in più e quindi è sempre meglio che non fare nulla.

Quando si dovrebbero vedere i primi effetti delle nuove misure restrittive sui dati dei contagi?

I primi indizi, che non ci daranno una certezza ma che potrebbero suggerire un trend, saranno rilevabili a metà della prossima settimana. Se qualcosa di positivo accadrà, invece, in questi giorni sarà legato alle precedenti misure o semplicemente alla maggiore consapevolezza delle persone in merito alla crescita dell’epidemia. 

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Fonte : Roma Today