Mameli, Amarcord è la poesia di un amore che ritorna

E’ il primo album di ufficiale dell’artista di Catania. E’ la storia di una relazione che si è interrotta per poi riprendere con ancora più amore. L’INTERVISTA

Tra rabbia e nostagia ma con tanta tenerezza. Mameli, all’anagrafe Mario Castiglione, dopo l’apprezzatissimo Ep Inno pubblica il suo primo album è lo intitola, fellinianamente, Amarcord. E’ la storia di un amore che è sfiorito per poi dopo un po’ di tempo rinascere ancora più colorato e profumato. Amarcord, io mi ricordo, è una rievocazione nostalgica del passato, quel filo sottile che avvolge i pensieri più quotidiani e li rende malinconici nei confronti di qualcosa o qualcuno. Per Mameli il leitmotiv per la scrittura del nuovo album è la nostalgia di una relazione ben precisa. Non ci sono sofferenza né lacerazione del proprio io, ma un sorriso dal gusto amaro. Una partita persa, che si vorrebbe rigiocare.

Partiamo dall’inizio: quando la relazione è finita e quando hai maturato l’idea del disco?

La parola giusta per entrare nell’album è nostalgia. E’ finita a maggio 2019 e ho iniziato a scrivere immediatamente, sentivo dentro l’urgenza di buttare dentro in musica tutto questo. Quando inizi a scrivere non hai una rotta ma dopo due canzoni capisci che il filo conduttore è quello.
Amarcord ha un’eco felliniana, poi ci sono le citazione di Pablo di De Gregori e di Fabri Fibra, di Futura di Lucio Dalla e di Borotalco di carlo Versone…ci sono altri indizi nascosti?
Possono essercene altri, qualcosa c’è ancora. Futuro è quasi un gioco con Lucio Dalla. C’è anche un po’ di Alan Sorrenti nella musica. Pablo rappresenta la nostalgia  perché sono stato a più concerti di De Gregori e mai la ha mai fatta, dunque me la sono ripresa a modo mio.
Ci sono momenti che la musica non ti ha aiutato a esorcizzare?
Ho scritto a caldo l’album, ho provato a prendermi un minimo di tempo ma il sentimento resta caldo. Futuro è ultima che ho scritto ed è anche quella che chiude il disco. Quasi una premonizione infatti poi siamo tornati insieme.
E lei che dice di Amarcord?
Le piace molto, è il disco della sofferenza. Se ci sono cose che non riesco a scrivere è o per mancanza di maturità o perché non le supero.
Dove è il confine tra la nostalgia e la consapevolezza che ormai nell’aria c’era solo cenere?
E’ il combattimento cerebrale, provi nostalgia ma il secondo dopo ti dici che non poteva funzionare.
E’ difficile declinare i sentimenti ai tempi dei social?
E’ difficile approfondirli, ci sono più conoscenze e meno amicizie, troppa superficialità…ci si ferma prima di approfondire. Poi dipende dall’uomo, abbiamo quantità di contenuti e informazioni che sono legate alla voglia di approfondire.
Il solo featuring è con Lorenzo Fragola.
Siamo conterranei, tifiamo Inter e ci siamo giocati i diritti della canzone alla playstation e ho vinto io. Tra noi c’è un buon rapporto, ne abbiamo scritto altre insieme, questa la prima che è uscita ma ci sono le basi perché la nostra collaborazione possa andare avanti. Non lasci facilmente le persone con cui chi scrivi bene.
Oggi a chi diresti vaffa… scemo?
Allo Stato perché ci deve far suonare, la musica non ha danneggiato il paese dal punto di vista sanitario e lui sta danneggiando chi ci lavora.
Chiudiamo con la tua opinione sull’ultimo dpcm.
In questo momento non ho una voglia di concerti ma dico che a piccoli passi si può tornare alla normalità. Però non aspettiamo troppo. Io sarei andato in tour a gennaio, non faccio instore e non uscirà il disco fisico. Stiamo studiando come fare gli instore digitali. 

Fonte : Sky Tg24