Nidi e materne, insegnanti in piazza: “Mancano personale e risorse, con covid organizzazione nel caos”

Mascherine e visiere protettive che mancano, referenti covid abbandonati a loro stessi, insegnanti in numero insufficienti a garantire il lavoro “a bolle” in tutti gli istituti. Per queste ragioni un centinaio di maestre delle scuole di Roma Capitale è sceso in piazza. Un sit in sotto il Campidoglio con le bandiere di Cgil, Cisl e Uil, fischietti, trombe, tamburi e distanza di sicurezza tra i manifestanti, per chiedere a Virginia Raggi di prendere in mano la situazione una volta per tutte. 

“In tanti denunciano la mancanza dei dispositivi di protezione e manca un coordinamento a livello comunale, ogni municipio va per i fatti suoi” spiega a RomaToday Giancarlo Cosentino, segretario della Cisl Funzione pubblica Roma e Lazio – abbiamo chiesto alla sindaca Raggi di riprendersi la delega e rimuovere Mammì (l’assessore alla Scuola, ndr), così che la scuola possa ripartire davvero in sicurezza. Servono attori politici in grado di prendere scelte precise”. Parliamo di 9mila insegnanti per la fascia di bimbi che va da 0 a 6 anni, impiegate in 500 plessi cittadini, e di un servizio che interessa 48mila famiglie a Roma. 

Totalmente riorganizzato per la riapertura di settembre post coronavirus, il nuovo impianto di asili e materne con i bambini organizzati “a bolle” (cioè per gruppi isolati di bambini sempre con gli stessi insegnanti) sta dando diversi segni di cedimento. Mancano le maestre per le supplenze, e spesso chi ha contratti di assunzione cosiddetti al 100% delle ore, viene sostituito con chi ha contratti al 75 e non può coprire quindi tutte le ore necessarie. E ancora le mascherine. Non tutti i i nidi ne hanno in dotazione in numero sufficiente. I cosiddetti “referenti covid” poi, è la denuncia, non sarebbero adeguatamente formati. 

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“Queste lavoratrici stanno protestando fuori dell’orario di servizio, con grande responsabilità, per non pesare ulteriormente su un servizio che peggiora sempre di pià – denuncia anche Marco D’Emilia, segretario Roma e Lazio della Cgil-Fp – l’amministrazione, dopo tanti squilli di tromba, l’estate scorsa aveva messo in piedi un’organizzazione del lavoro per abbassare il rischio di contagio, con tanto di bolle. Poi, pero’, ci ha convocato, smentendo se stessa, dicendoci che si erano sbagliati e che non c’erano più risorse finanziarie e umane. E quest’ultimo caso vuol dire che se un’insegnante è positiva e si infetta si devono chiudere più sezioni”. 

Fonte : Roma Today