Vetrine distrutte, bombe carta e fumogeni. I teppisti devastano il centro di Torino

Questa sera a Torino il legittimo diritto di manifestare di tutti, soprattutto di chi si sente più penalizzato dalle recenti restrizioni entrate in vigore, è stato compromesso da un gruppo di pochi facinorosi che hanno prima distrutto una manifestazione, quella di piazza Castello, organizzata per le 20.30 e finita alle 20.22 ancora prima di cominciare, e poi hanno tentato senza successo di invadere l’altra, quella di Piazza Vittorio. Quest’ultima (pacifica) manifestazione, nata spontaneamente su Facebook, ha dato la parola a commercianti, ristoratori, artigiani, organizzatori di eventi culturali e tutta quella vasta fascia di lavoratori entrati definitivamente in crisi con quest’ultimo DPCM.

Prima delle violenze sono riuscito a parlare con Aurelio Moroni, istruttore di Karate, che ha perso 3 corsi attivi e pieni di allievi. “Io me la sto cavando – spiega – perchè faccio l’informatico, ma chi vive di questo purtroppo sta soffrendo”. Non sono riuscito purtroppo a cogliere il nome di uno dei manifestanti più arrabbiati di piazza Castello, che fa il ristoratore e che è dovuto ricorrere alla cassa integrazione per i suoi dipendenti. “Io pago le tasse – mi ripete mentre mi guarda – e adesso sono chiuso per cosa? Per chi?”

Ecco queste voci, così normali e così vere, sono state messe a tacere da fumogeni e bombe carta. Come se con le bombe carta si potessero conquistare i palazzi del potere. Quello si fa con le parole, da sempre, eppure c’è ancora qualcuno a cui non è chiaro.

Così il gruppo di teppisti è stato disperso alla prima carica dalle forze dell’ordine. Alcuni si sono diretti in Piazza Vittorio, per tentare di contaminare con il virus della violenza anche l’altra piazza che cominciava la manifestazione alle 21, altri ancora si sono concentrati sulle vetrine di & Other Stories , di Gucci, di Geox, che abbiamo osservato sfondate e rapinate, come nelle più deprimenti scene di saccheggio.

Dall’altra parte invece, con un solido e nutrito blocco di polizia, l’altra manifestazione è riuscita a partire. Una cosa semplice, senza un palco ma con un piccolo gazebo, una cassa per amplificare e una serie di testimonianze che raccontano come le cose siano difficili in maniera inequivocabile, per tutti: servono ristori, denaro fresco, sicurezza per un futuro che non sia di miseria. Questo chiede la piazza di Torino di questa sera, anche se è costretta ad alzare la voce perchè i teppisti fanno casino.

“La mia attività ha chiuso con il primo lockdown – dice Nicola Di Tarza, ristoratore – mi raccontano che posso vivere con i pranzi, ma come facciamo se la maggior parte delle persone è in smart working?”

Come dargli torto?

Fonte : Fanpage