Milano, ultimo concerto al Blue Note: “Coi soli ristori i nostri dipendenti sarebbero sul lastrico”

Il giorno dopo l’ultimo concerto chissà per quanto tempo (il Dpcm firmato ieri dal primo ministro Giuseppe Conte scade il 24 novembre ma sono molti a credere che verrà prorogato e ulteriormente reso più rigido), al Blue Note di Milano regna il silenzio. Là dove il Jazz e la live music hanno aiutato ad alimentare la leggenda del noto locale milanese, ora si possono ascoltare solo i sospiri di chi la chiusura delle sale concerti proprio non se l’aspettava. Tra di loro c’è anche Andrea De Micheli, presidente e amministratore delegato di Casta Diva Group, la holding proprietaria del locale milanese, che ricorda già con una punta di malinconia l’ultimo spettacolo tenutosi al Blue Note ieri sera: “C’è stata un po’ di commozione anche con gli spettatori al termine dello show perché sapevamo che almeno per un mese sarebbe stato l’ultimo”, spiega a Fanpage.it De Micheli, aggiungendo che “alla fine abbiamo fatto un grande brindisi tutti insieme“.

Presidente, dovevamo sentirci per commentare il coprifuoco lombardo e ora ci ritroviamo a parlare di una chiusura totale…

Siamo persone disciplinate e ci atterremo al Dpcm del Governo. Lo spettacolo di ieri sera è stato bellissimo, c’era quasi il sold out nel rispetto delle norme anti Covid che ha ridotto la capienza da 300 a 180 posti. Da oggi non faremo più nulla.

Vi aspettavate la decisione del Governo? 

No, ma avevamo una sensazione tale per cui l’esecutivo volesse far vedere che stava facendo qualcosa in merito all’emergenza. Se avessero annunciato un lockdown i cittadini sarebbero scesi in strada con i forconi, le scuole non possono ancora essere toccate per una questione di principio. Quindi non rimaneva che il settore della cultura e dell’intrattenimento. Non siamo mai stati focolaio di Covid, siamo più sicuri degli ospedali.

in foto: Il presidente e ad di Casta Diva Group Andrea De Micheli

Il presidente Conte ha però assicurato ristori. Quando arriveranno? 

Non lo sappiamo, questi nuovi aiuti fanno parte di un fondo già in parte erogato durante la prima parte dell’emergenza ma sono quasi effimeri. Ogni individuo riceve una tantum di mille euro, le aziende duemila. Ciò significa che ogni lavoratore ha dovuto vivere con poco più di 100 euro al mese negli ultimi sette mesi. Che razza di ristori sono?

Avete fatto una stima sulle perdite che questa chiusura può portare?

Il Blue Note fattura circa quattro milioni e mezzo di euro l’anno e i costi sono pressoché la medesima cifra. Non si guadagna con il Blue Note, la nostra è una mission. Quest’anno però abbiamo già perso tre mesi su nove che restiamo aperti. Questo sarà il quarto.

Potendo operare anche come bar e ristorante, pensate di tenere aperto almeno per la ristorazione? 

È una valutazione che stiamo facendo in questi giorni, dobbiamo valutare il rapporto costi certi ed eventuali ricavi.

Considerato che l’emergenza durerà ancora per diverso tempo, pensate ad una conversione del locale a solo ristorante? 

No perché abbiamo la fortuna di avere alle spalle un’azienda forte come Casta Diva che può supplire alle perdite del locale. Il gruppo ha sempre concesso la cassa integrazione e il fondo di integrazione salariale ai dipendenti, anticipandoli di tasca propria per poi rifarsi sullo Stato. Il problema è che l’altra volta i fondi sono arrivati con quattro mesi di ritardo, ora speriamo siano puntuali. Senza la solidità di Casta Diva avremmo lasciato sul lastrico i nostri 22 dipendenti e le rispettive famiglie.

Fonte : Fanpage