In giro nella nobile Torino: misteriosa, magica e golosa

Gli appassionati di leggende e misteri sanno che da sempre questa città viene associata a storie di culti magici ed esoterici, in particolare Torino sarebbe uno dei vertici dei due triangoli della magia nera insieme a Londra e San Francisco e della magia bianca insieme a Lione e Praga. In giro per la città del resto si incontrano tanti simboli esoterici, tanti richiami alla magia e al soprannaturale, a partire dai mascheroni a tratti divertenti e inquietanti che vediamo sulle facciate dei palazzi antichi in giro per tutta Torino. Sono noti i mascheroni grotteschi che contornano le finestre di Palazzo Carignano, rappresentanti i capi tribù degli Indios Irochesi (Canada): è così che decise di raffigurarli l’architetto Guarino Guarini che seguì la progettazione dell’edifico. Un protagonista della gita alla Torino magica è il portone di Palazzo Trucchi di Levaldigi, meglio conosciuto come il Portone del Diavolo (per osmosi anche il palazzo è diventato “del Diavolo”) perché su questa grande e splendida porta in legno intagliato si trova un batacchio centrale che raffigura il diavolo accigliato contro quanti afferrino il maniglione, risultante da due serpenti intrecciati.

Ce ne sono lungo tutta la centralissima ed elegante via Roma e in piazza San Carlo: i mascheroni sembrano irridere i passanti che annoiati vanno su e giù per il solo gusto di osservare e farsi ammirare. Certo è che seguendo questa credenza popolare quando si giunge davanti alla stazione di Porta Susa, in corrispondenza della necropoli romana, ci coglieranno un po’ di brividi: sotto ai nostri piedi sorgeva la “vallis occisorum”, successivamente poi fu installato il patibolo, mentre laddove – al centro della piazza – si trova il tombino per qualcuno si tratta dell’ingresso per l’inferno. Del resto a poca distanza da qui in via Lessona viveva, in un edificio che non c’è più, Nostradamus, il più noto degli esoteristi. Per liberarsi dell’atmosfera “horror” il nostro viaggiatore deve raggiungere la zona del magnifico Palazzo Reale, dove sorge il confine fra bene e male, dove la suggestione porterà energia positiva in chi passeggia. 

Il lusso del palazzo – costruito a partire dalla fine del 1500 – si percepisce già dall’esterno, da quella enorme cancellata che fronteggia la facciata austera, dominante. Dentro poi è un susseguirsi di stupore e meraviglia: fregi, decorazioni, arazzi, mobili, ritratti, pavimenti, porcellane; nel salotto cinese, nell’appartamento d’inverno del re e nella sala del trono ci troveremo senza volere a giocare a calarsi nel sogno di quello stile di vita. Poi a bocca aperta il nostro viaggiatore ammirerà la Scala delle forbici dell’architetto Filippo Juvarra (www.museireali.beniculturali.it/palazzo-reale). 

Scendiamo dal piedistallo e accompagniamo il nostro viaggiatore al Museo Egizio, ma solo dopo aver fatto un pit stop al cioccolato da Guido Gobino, artigiano-artista che ha conquistato anche Giorgio Armani, per il quale produce la selezionatissima linea di cioccolato firmato Armani:  nella bottega di via Lagrange – ai cui tavoli all’aperto si assapora anche un pizzico di atmosfera di fine Ottocento – è da provare la torta di nocciole e la torta con cioccolato Tourinot, insieme alla spalmabile alle nocciole che non ha eguali; il rispetto di Guido Gobino per la tradizione, la scelta di  ingredienti al vertice della qualità e la saggia ricerca dell’innovazione gli sono valsi i prestigiosi e numerosi riconoscimenti a livello internazionale (www.guidogobino.it). 

Eccoci al Museo Egizio, entriamo nel superbo palazzo seicentesco dell’Accademia delle Scienze: Torino è considerata la patria dell’Egittologia ed è merito di re Carlo Felice di Savoia se dal 1824 abbiamo il più importante museo dedicato all’Egitto dopo quello del Cairo; si tratta dei reperti antichi di Casa Savoia uniti alla collezione dell’egittologo Vitaliano Donati e alle migliaia di pezzi acquisiti dal console generale di Francia Bernardino Drovetti, durante l’occupazione in Egitto, a cui si aggiunsero poi ulteriori ritrovamenti della Missione archeologica italiana. Fra le migliaia di reperti spiccano il Tempio Rupestre di Ellesija, fatto costruire dal Faraone Thutmose III e donato dall’Egitto all’Italia dopo che nel 1965 il Museo Egizio di Torino lo salvò dal pericolo di essere sommerso del lago Nasser (lo Stato Italiano donò poi il Tempio al museo); le statue delle dee Iside e Sekhmet e quella di Ramesse II; il Papiro delle miniere d’oro, ossia il più antico esempio di carta a tema, una mappa con già alcune caratteristiche della moderna cartografia, che indica le miniere della zona nel nord-est del Sudan, sede dell’antico insediamento urbano di Berenice Pancrisia; poi la tomba intatta di Kha e Merit, risalente alla XVIII dinastia in cui furono sepolti l’architetto Kha e sua moglie Merit con il corredo funerario e che fu ritrovata dall’egittologo italiano Ernesto Schiapparelli; e i rilievi di Djoser, faraone della III dinastia Egiziana. 
E cammina, cammina le curiosità salteranno agli occhi del nostro viaggiatore, come il “papiro dello sciopero”, primo sciopero di cui abbiamo testimonianza nella storia, verificatosi sotto Ramesse III (1186-1153 a.C.) ad opera dei manovali di Deir el-Medina impegnati nella costruzione e decorazione delle tombe dei sovrani dell’antica Tebe, o come la curiosità del “papiro erotico”: immagini e testi soprastanti per raccontare esplicite esperienze sessuali come in un fumetto (www.museoegizio.it).
 

Fonte : TgCom