Cosa rimarrà dei blockbuster moderni tra 100 anni?

A cosa ci riferiamo usando la parola “blockbuster”? Il termine viene utilizzato spesso per indicare opere d’intrattenimento capaci di raggiungere un ampio bacino d’utenza, attraverso quelle che potremmo definire istanze tematiche mainstream piuttosto che ancorate a una dimensione puramente di nicchia.
Nel corso degli anni sono numerosi i film che hanno saputo imporsi più di altri a livello di grande pubblico, basti pensare ad esempio a Star Wars o a Indiana Jones (e relativi seguiti), dando così luogo al sempre crescente fenomeno del film evento.
Ovviamente, anche nell’ultimo decennio non sono mancati i prodotti (così come le saghe) capaci di incarnare a pieno titolo il concetto di blockbuster, termine usato sempre di più per indicare produzioni ad alto budget spesso incentrate sull’azione e gli effetti speciali.
In questo speciale proveremo ad approfondire un po’ meglio la questione, così da mettere in luce tanto i pro quanto i contro di un tipo di cinema oggi più che mai in voga, anche in rapporto a come verrà forse ricordato/recepito tra un secolo e più.

Fenomenologia del blockbuster

Si potrebbe dire con un po’ di ironia che è sempre esistito un confronto capace di tenere vivo il nostro humus culturale: l’infinito scontro tra autorialità e blockbuster (e relativi fan di entrambi gli schieramenti).
Spesso, infatti, due specifiche linee di pensiero, soprattutto a livello cinematografico, non sono mai riuscite a trovare un vero punto d’incontro, con da una parte i duri e puri della settima arte, mentre dall’altra gli amanti dell’azione sfrenata, capaci in qualche caso di additare numerosissimi capolavori del cinema del passato come roba datata che non guarda più nessuno.
La verità è che queste due specifiche visioni, semplicemente agli antipodi e forse anche un pochino estremiste, risultano in realtà assolutamente identiche: parliamo infatti dell’incapacità di uscire dalla propria comfort zone (qualunque essa sia) per valutare tanto gli aspetti positivi che negativi di entrambi gli approcci di pensiero.
La cosa ottimale da fare sarebbe quindi (forse) cercare di valutare l’intera settima arte come un’infinita tela bianca in cui non esiste un qualcosa di giusto e di sbagliato, ma semplicemente di bello e meno bello, di riuscito e meno riuscito (e così via), lontano però da qualsivoglia paletto legato a uno specifico gusto personale – assolutamente insindacabile – ma comunque irrilevante ai fini di una critica oggettiva e puntuale su determinati aspetti.

Partendo quindi dal semplice concetto che anche i blockbuster sono in grado di regalare forti emozioni al pubblico e che anche tra loro si nascondono numerosi capolavori (basti pensare al recente Mad Max: Fury Road o allo Spider-Man 2 di Raimi), potremmo quindi ragionare sul perché si possa affermare con forza un tale concetto senza in alcun modo svilire il potenziale insito nella settima arte.
Bisognerebbe infatti ricordarsi che il cinema ci permette di spaziare con la fantasia in modi assolutamente inaspettati e talvolta realmente visionari, trasportandoci anche in universi coloratissimi, fantastici o metafisici totalmente estranei alla nostra realtà.
La stessa componente action/frenetica/esagerata di moltissimi blockbuster non dovrebbe essere quindi vista come un semplice espediente utilizzato dai creativi per sopperire alla mancanza di trame profonde o di qualsiasi altro aspetto, ma semplicemente una cifra stilistica riconoscibile che la stessa settima arte dovrebbe essere in grado di sfruttare ogni volta che può, proprio per far leva sulla natura non solo riflessiva e profonda del cinema ma anche su quella del puro intrattenimento.
Proprio per questo, anche i blockbuster dovrebbero essere trattati con la stessa dignità di un qualsiasi film considerato più autoriale o impegnato.

Gli spettatori amanti dei blockbuster dovrebbero alle volte sforzarsi maggiormente per comprendere la bellezza e la profondità delle opere del passato (o indipendenti del presente), anche quelle magari più impegnative da vedere (basti pensare ai film muti) perché parte fondante del media cinematografico e capaci di incarnare perfettamente lo status di capolavoro di indubbia qualità, con il merito di aver di innovato la settima arte in modo a tratti sorprendente.
Che voi apparteniate quindi a uno o all’altro schieramento, il consiglio è questo: cercate di non rimanere fossilizzati all’interno della vostra comfort zone perché magari, con un piccolo sforzo, potreste scoprire delle opere meravigliose che in precedenza avevate deciso di ignorare a priori.

Un balzo nel futuro dei blockbuster

Riconosciuta quindi l’importanza intrinseca di questo specifico tipo di cinema, potrebbe però sorgere spontanea una domanda: come verranno considerati i blockbuster moderni tra un secolo?
Difficile dirlo, soprattutto per via del disincanto postmoderno che ci ha colpito tutti nel corso di questi ultimi vent’anni, in cui il nostro stesso sense of wonder è inevitabilmente collassato di fronte alla miriade di prodotti simili che praticamente tutte le grandi case di produzione e distribuzione ci hanno presentato.
Se infatti un tempo l’arrivo in sala del già citato Star Wars ha rappresentato una vera e propria epifania per una (ma anche due o tre) generazioni di spettatori letteralmente estasiati dalla meraviglia presente su schermo, d’impatto diverso sono stati ad esempio i cinecomic, capaci sì di settare nuovi trend contenutistici, ma spesso incapaci di meravigliare lo spettatore allo stesso modo, ad esempio, del primo Jurassic Park.
In campo recente, forse solo l’Avatar di James Cameron è riuscito a creare quell’eco mediatica capace di renderlo uno spartiacque tra un prima e un dopo (principalmente per la grande cura riposta nella modellazione dei personaggi fittizi unita alla rinascita della visione in 3D), seppur in realtà solo il tempo ci dirà come e quanto verranno ricordati determinati blockbuster, tra cui Inception o magari film campioni d’incassi come Avengers: Endgame.

Quest’ultima opera in realtà è in grado di aprire un ulteriore sguardo sul futuro dei blockbuster, dato che ha inserito nel calderone una variabile in realtà inedita in campo cinematografico, cioè quella seriale.
Se infatti con il passare del tempo Hollywood non ha mai nascosto la sua intenzione di puntare sulle saghe di successo, i cinecomic del Marvel Cinematic Universe hanno adottato una struttura molto più simile a quella delle serie tv (rispetto alla concezione autoconclusiva dei film) per creare un senso di continuità maggiore tra opere diverse, arrivando proprio con Endgame a tirare le fila di un percorso iniziato in realtà una ventina di film prima.
Sarà quindi davvero interessante (per chi ci sarà ovviamente) capire come e quanto i blockbuster moderni, anche quelli improntati su una sempre maggiore serialità capaci di slegarli dal concetto di opera autoconclusiva, verranno ricordati all’interno della storia del cinema, con tutti i pro e i contro del caso.

Fonte : Everyeye