Pechino: accademici e artisti chiedono il rilascio dell’editrice Geng Xiaonan

Era stata arrestata insieme al marito dopo aver preso le difese del giurista dissidente Xu Zhangrun. La petizione è stata firmata anche da importanti docenti di diritto come He Weifang e Zhang Qianfan. Promotori dell’iniziativa: Accuse false, l’arresto è illegale. Petizioni osteggiate dai governanti.

Pechino (AsiaNews) – Un gruppo di giuristi, artisti e intellettuali hanno lanciato una petizione per chiedere la liberazione di Geng Xiaonan, nota editrice arrestata dopo aver preso le difese dell’accademico dissidente Xu Zhangrun.

Geng è stata fermata il 9 settembre insieme al marito; nei giorni scorsi l’arresto è stato confermato dalla procura. La coppia è proprietaria della casa editrice Ruyia Books; negli ultimi anni ha organizzato diverse iniziative culturali e artistiche con intellettuali e artisti indipendenti. Secondo i resoconti iniziali di stampa, i due editori sono accusati di “operazioni commerciali illegali”, nello specifico di aver pubblicato in modo illecito più di 8mila libri. Rthk, televisione pubblica di Hong Kong, ha riportato ieri che il numero dei testi all’indice è salito a 200mila.

La richiesta pubblica di rilascio è stata firmata tra gli altri dallo stesso Xu Zhangrun, ex docente di diritto alla Qinghua; He Weifang e Zhang Qianfan, due suoi colleghi dell’università di Pechino; il sociologo Guo Yuhua; Hao Jian, professore in pensione dell’Accademia cinematografica della capitale; e il critico d’arte Li Xianting.

Per i firmatari del documento, Geng non è stata incarcerata per presunte attività illecite, ma per aver aiutato docenti e attivisti finiti in carcere con la sola colpa di aver espresso le proprie idee. Xu Zhangrun, finito nelle mire della censura per le sue critiche a Xi Jinping,  è uno di loro. In luglio egli ha trascorso sei giorni in prigione con l’accusa di aver “favorito la prostituzione”, imputazione che egli respinge. In seguito a tale vicenda, l’accademico è stato licenziato dal proprio ateneo per “corruzione morale”.

I sottoscrittori della petizione fanno notare che l’arresto di Geng è del tutto illegale. Dato che la motivazione del fermo è “inappropriata”, le autorità hanno violato l’articolo 35 della Costituzione, che protegge la libertà dei cittadini. In base all’art. 70 della legge di procedura amministrativa, esse hanno abusato poi del proprio potere.

Le statistiche ufficiali dicono che circa 6 milioni di petizioni sono presentate ogni hanno in Cina. Il meccanismo, che risale all’antica età imperiale, dovrebbe rappresentare un’alternativa al sistema giudiziario per i cittadini che denunciano violazioni da parte delle autorità. Osservatori notano però che esso risulta poco efficace, data l’ostilità nei suoi confronti dei governanti, soprattutto in ambito locale.

Fonte : Asia