Papa Francesco, le sue parole sulle unioni civili sono un tentativo di evitare uno scisma?

La Chiesa è in crisi da tempo e Bergoglio oltre a rinnovarla e a renderla più inclusiva, vuole sanare divisioni irrimediabili che minacciano da entrambi i fronti: conservatore e progressista

LaPresse — Only Italy

Da una parte, la più rumorosa, non si fanno problemi a chiamarlo l’Anticristo. Ci è andato vicino perfino il suo predecessore Jospeh Ratzinger, che aveva giurato dopo le dimissioni di starsene sereno in preghiera per Jorge Mario Bergoglio eppure, in almeno un paio di occasioni, ha tuonato la sua opposizione all’approccio pastorale ed evangelico del papa tramite libri e biografie amplificati da siti di ultraconversatori come LifeSiteNews. Ma non serve allontanarsi troppo dal Vaticano: pochi giorni fa il cardinale Camillo Ruini, ex capo della Cei, ammetteva candidamente che un movimento conservatore internazionale contro Francesco “in qualche modo, esiste; ma ha varie accentuazioni e sfaccettature. Solo pochi possono davvero essere considerati ‘contro’ Papa Francesco: ad esempio, non tutti coloro che hanno formulato qualche critica con intenti costruttivi”.

Difficile vederli, quegli intenti costruttivi, nelle parole e nelle posizioni di alcuni dei rappresentanti quell’internazionale antibergoglista come il 75enne cardinale e arcivescovo africano della Guinea, Robert Sarah o, in misura minore e perfino bizzarra, l’ex nunzio apostolico a Washington Carlo Maria Viganò: “Eresie materiali, eresie formali, idolatria, superficialità di ogni sorta: il Sommo Pontefice Bergoglio non cessa di umiliare pervicacemente la più alta autorità della Chiesa, demitizzando il Papato” ha scritto quest’ultimo lo scorso dicembre, tanto per stemperare la situazione in vista del Natale. Si tratta dell’arcivescovo che benedice le piazze negazioniste di Forza Nuova – è accaduto per esempio all’inizio di settembre – allineandosi alle posizioni fondamentaliste di chi vede l’omosessualità come una patologia e invita la popolazione a imbracciare i fucili per andare a messa durante il lockdown. E che spesso vengono cavalcate politicamente, dentro e soprattutto fuori dal Vaticano.
L’oscura galassia tradizionalista e contraria a ogni riforma dottrinale, stavolta starà scomodando demoni e dannazioni per le dichiarazioni di papa Francesco sulle unioni gay contenute in un documentario proposto alla Festa del Cinema in corso a Roma, Francesco, del regista Evgeny Afineevsky.

L’intervista, del maggio 2019 (rilasciata a una tv messicana) non dice molto di nuovo rispetto alle ormai numerose dichiarazioni del pontefice in merito e alla sua impostazione generale, ma la sua deflagrazione in pieno autunno e nel bel mezzo dell’ennesimo scandalo finanziario al cui centro si muove la figura dell’ex prefetto della Congregazione per le cause dei Santi Giovanni Angelo Becciu, già strettissimo collaboratore del papa, non sembra del tutto casuale. Come noto, l’inchiesta parte dalla compravendita di un immobile a Londra anche con i fondi dell’Obolo di San Pietro, passa dai favori famigliari ai fratelli e soprattutto squaderna una famelica rete di banchieri e affaristi ripagati con consulenze profumatissime e fuori mercato e in grado di dare corpo a un vero e proprio “sistema Becciu“, fatto di investimenti gonfiati con i soldi del Vaticano. Fino, appunto, alla unta dell’iceberg del palazzo di Sloan Avenue, nella capitale britannica, che dopo aver perso valore ha fatto crollare l’ennesimo castello speculativo addosso a Francesco.

Nell’intervista, che di certo sposta l’attenzione da una storia grave che colpisce al cuore i credenti attingendo ai fondi dell’elemosina e della carità, il santo padre spiega che “le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia e che dunque “dobbiamo creare una legge sulle unioni civili”. E ancora, aggiunge Bergoglio, “io mi sono battuto per questo”. Gli omosessuali “sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o resto infelice per questo”. Sottolineando l’importanza della “copertura legale” fornita da istituti come quello presente in Italia. Per poi raccontare il suo incontro con una coppia omosessuale con tre bambini, invitata a continuare a portare i bambini nella parrocchia che frequentano nonostante il clima ostile.

Un passaggio che, in realtà più degli altri, disegna la sua concezione della chiesa come una comunità che accoglie, non giudica, applica misericordia anche a ciò che ritiene peccato o comunque fuori dalla dottrina. E soprattutto, si pone il problema dei diritti, come hanno confermato le contestate conclusioni del Sinodo dell’Amazzonia dello scorso anno, dove difendere e promuovere i diritti umani non è solo un dovere politico e un compito sociale ma un’esigenza di fede. Basti pensare anche al ruolo della donna nella comunità ecclesiale, per esempio verso un “diaconato permanente”, e soprattutto all’allarme per la crisi di vocazioni e l’abbandono, quasi la resa, della presenza sacerdotale e anche solo pastorale da immensi territori del pianeta. Un altro aspetto al quale Bergoglio deve pensare nella sua contesa tutta politica fra riformisti e teo-con, dossieraggi da oltreoceano e scandali che esplodono con tempismo puntuale e sospetto.

Le posizioni garantiste del papa vanno inquadrate non solo alla luce della sua linea di pensiero, quella teologia del popolo che ruota intorno alla figura degli “esclusi”, i poveri ma non solo, e all’impegno per rimuovere gli ostacoli verso una giustizia sociale basata sull’uguaglianza nei diritti e ovviamente sulla redistribuzione delle ricchezze ma anche come strumento in grado di serrare le fila di gran parte della comunità cattolica. Così da evitare qualsiasi margine di manovra per scismi e rotture anche locali del cattolicesimo, irrobustendo al contempo il fronte riformista e provando anche a muovere il focus dell’attenzione dal labirinto mangiasoldi che il Vaticano continua a rimanere anche sotto il suo pontificato, come il caso Becciu conferma, nonostante ogni sforzo.

Già quattro anni fa, nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia del 2016, Francesco scrisse per esempio che “ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Nulla di nuovo, insomma, nelle parole del papa che quelle posizioni le ha già acquisite e che gli servono a marginalizzare passo dopo passo chi lo trasforma in una specie di traditore e tenere dentro chi, invece, lo considera troppo morbido.

In qualche maniera, insomma, Bergoglio ricuce aprendo ai diritti. Non solo prosegue il suo braccio di ferro contro gli ultraconservatori, in un duplice piano che ai teo-con di mezzo mondo mescola la più feroce geopolitica (vedi l’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi, fumo negli occhi per l’amministrazione statunitense) ma prova a evitare un altro scisma, o almeno una rottura, che forse è meno discussa ma più preoccupante e concreta di quella capitanata dal fondamentalismo di Sarah e soci: quello “da sinistra” dei vescovi tedeschi che ormai da un anno vivono una sorta di sinodo perpetuo, avviato con la plenaria di Lingen, in cui rimettono al centro riforme radicali sugli aspetti tabù che spaventano anche un progressista (dei diritti e non del magistero) come Bergoglio.

Soffocato dai continui intrighi nel cortile di casa (la gestione criminosa delle finanze vaticane rimane da sempre il nodo più drammatico), a ben vedere Bergoglio continua dunque a sfoderare prova di forza usando la dottrina. Le ultime ed esplicite parole del documentario, solo apparentemente fuori sincrono rispetto alla più miserevole attualità, servono anche a questo: coprirsi in curia, limitare i danni a destra, evitare il sorpasso a sinistra e salvare i cocci di una chiesa sempre più divisa.

Fonte : Wired