Da novembre il nuovo contratto per i rider del food delivery: chi non firma è fuori

Scatta l’accordo tra le app di Assodelivery e l’Ugl. I fattorini che non accettano le condizioni saranno esclusi. Gli altri sindacati protestano, mentre il ministero tace

Un rider di Deliveroo (Foto: Matthew Horwood/Getty Images)(foto: Matthew Horwood/Getty Images)

Dentro o fuori. Tra due settimane il contratto per i fattorini del food delivery, siglato il 15 settembre tra la federazione delle piattaforme, Assodelivery, e il sindacato Ugl, sarà realtà per ventimila dei rider impegnati ogni giorno nelle consegne a domicilio. Le lettere sono già partite. Dal 3 novembre arrivano nuove condizioni per chi lavora con Deliveroo, Glovo, Uber Eats, Just Eat e Social Food (che compongono Assodelivery). E chi non le accetta è fuori.

I contratti esistenti non possono valere dopo quella data, è la posizione delle piattaforme. Per questo, se vogliono continuare a svolgere consegne, i rider devono siglare il nuovo contratto, salutato dai firmatari come il primo in Europa (tanto da averlo anche tradotto in inglese per presentarlo alla Commissione europea) ma bocciato dagli altri sindacati, Cgil, Cisl e Uil, e dal ministero del Lavoro.

Il problema è che se già la trattativa riavvata ad agosto arrivava sul filo del rasoio rispetto alla scadenza del 30 ottobre, termine fissato dal decreto legge 101 del 2019 per cucire un inquadramento su misura ai fattorini, due settimane sono insufficienti. Anche perché sulla scrivania del ministro Nunzia Catalfo stanno per ripiombare i dossier dell’emergenza coronavirus e al momento non c’è una strada per uscire dall’impasse.

La riunione con Cgil, Cisl, Uil e Assodelivery convocata in fretta e furia a settembre per rimettere in carreggiata il contratto dei rider è saltata e da allora il ministero tace. Per le app, un implicito via libera. Così è partita la campagna per modificare i contratti. E chi non accetta, come nel caso di Yiftalem Parigi, fattorino di Just Eat eletto rappresentante della sicurezza dei lavoratori per conto della Cgil, è fuori dai giochi.

I nuovi contratti

Wired ha potuto visionare copia degli accordi di Just Eat e Deliveroo. È messo in chiaro che il rapporto di lavoro è autonomo (mentre Cgil, Cisl, Uil e le sigle autonome dei fattorini reclamano la subordinazione). “Con la massima indipendenza e libertà in termini di tempi, luoghi, orari e modalità di prestazione dell’attività”, si legge nel testo di Just eat, mentre in quello di Deliveroo il rider deve dichiarare “di non essere disponibile ad assumerci alcun obbligo di presenza, né alcun vincolo di eterodirezione e/o coordinamento”. Non sono riferimenti casuali: proprio il riconoscimento di un coordinamento del lavoro dei fattorini da parte della app ha spinto la Cassazione a riconoscere che i rider vanno trattati come dipendenti a tutti gli effetti, anche se sono dei collaboratori.

Le condizioni di lavoro e le critiche

Per il resto, il rimando è al protocollo Assodelivery-Ugl. Che tuttavia ha passaggi criptici. Su tutti, il compenso di 10 euro. All’articolo 10 si legge che “si concorda che il rider riceverà compensi in base alle consegne effettuate. Un cottimo, quindi, e non il minimo orario richiesto dal ministero. Inoltre, se le piattaforme reputano che per fare una consegna un rider può impiegare meno di un’ora, viene pagato meno di 10 euro.

Le indennità per lavoro notturno (da mezzanotte alle 7), festività (e non giorni festivi: il weekend conta come il resto della settimana) e meteo avverso (pioggia sopra i 2 millimetri o neve), ovvero 10%-15%-20% in più, dipendono dalla concomitanza di una o più circostanze. Per arrivare al 20% bisogna lavorare di notte, in un giorno festivo e con il maltempo. L’incentivo per nuove città o zone, invece, consiste in un compenso di 7 euro equivalente a una consegna della durata di 42 minuti, se non si ricevono ordini in un’ora. Mentre il premio di risultato di 600 euro ogni duemila consegne ha un tetto annuale: 1.500 euro per ogni piattaforma.

Criptica è anche la formula sui delegati e dirigenti sindacali, che Assodelivery rifonde rispettivamente con 70 euro a giornata e rimborso spese o con un massimo di 1.500 euro all’anno.

Nel contratto di Just Eat, inoltre, si legge al punto 5.2.8. che il rider deve “evitare qualsiasi commento denigratorio con riferimento all’accordo quadro, ai contratti o ai servizi di consegna sui social media”. Non è una clausola pour parler, perché al punto 11.4.1 è indicato che il mancato rispetto fa scattare l’immediata rescissione dell’accordo. Interpellata da Wired, la app ha fatto sapere che “la clausola in questione si riferisce a condotte meramente dirette a danneggiare la società”, ma non ha risposto in merito a eventuali forme di controllo sui social network per accertarsi che nessuno la violi.

Il sistema di free login di Deliveroo

Il braccio di ferro

Per Valerio De Stefano, docente di diritto del lavoro all’università di Lovanio (e autore con il ricercatore Antonio Aloisi di un libro sulla gig economy, Il tuo capo è un algoritmo) l’aut aut delle piattaforme “è una forzatura e può succedere perché hanno il controllo dell’accesso alle app. Questo è uno di quei casi in cui la tecnologia si rivela escludente per il lavoratore”. L’esperto ritiene che “l’imposizione coarta la libertà sindacale, riconosciuta dalla Costituzione e dal diritto internazionale e dovrebbe essere l’Ugl stessa responsabile”. Al punto che, sostiene De Stefano, “si potrebbe configurare una discriminazione su base sindacale, contro cui il fattorino potrebbe fare ricorso”. “È una scelta unilaterale delle aziende, una mossa forzata che mette alle strette i lavoratori”, gli fa eco Mario Grasso della Uiltucs.

La rete Rider per i diritti (che aggrega le sigle autonome dei fattorini), Cgil, Cisl e Uil stanno pensando a una protesta. La data ipotizzata, 30 ottobre, è ancora da confermare. La loro alternativa è un inquadramento ispirato a quello della logistica. Perché rappresenti tutto il settore, per Michele Faioli, docente di relazioni del Lavoro dell’università Cattolica e consigliere del Consiglio nazionale di economia e lavoro (Cnel), “il protocollo va fatto aprendo alle federazioni di Cgil, Cisl e Uil, a Confcommercio e Confetra per le parti datoriali”.

Nel frattempo, in 80 città delle 224 in cui è presente in Italia, Deliveroo sta virando verso il modello free login. Il rider non deve più prenotare gli slot in cui è presente, ma può aprire l’app quando vuole e rendersi disponibile. Una mappa di calore, inoltre, suddivide le cartine in tanti esagoni viola di tre tonalità, in base al numero di ordini.

Fonte : Wired