Dal lockdown in Irlanda alle zone rosse, a che punto sono le nuove restrizioni in Europa

Mentre l’Irlanda diventa il primo paese dell’Unione europea a imporre una nuova chiusura totale, secondo l’Oms metà dei 48 paesi del continente sta registrando un aumento verticale dei contagi di Covid-19

(foto: Wikimedia Commons)

Martedì 20 ottobre il primo ministro irlandese Micheal Martin ha annunciato un nuovo lockdown per contenere la pandemia di Covid-19, a partire dalla mezzanotte di mercoledì 21 ottobre per le successive sei settimane. L’Irlanda diventa così il primo paese dell’Unione europea a decidere di imporre una nuova chiusura totale. Mantenendo aperte scuole e strutture per l’infanzia, infatti, sono stati sospesi tutti gli spostamenti per la popolazione irlandese, a parte per motivi di salute o per questioni familiari di vitale importanza (come assistenza agli anziani, bambini o persone vulnerabili). Saranno chiusi musei, biblioteche e tutte le attività commerciali di vendita al dettaglio non essenziali (compresi bar e ristoranti), mentre resteranno attivi i servizi di consegna a domicilio e di asporto. 

In precedenza lunedì 19 ottobre solo il Galles, nel Regno Unito, aveva introdotto 17 giorni di lockdown temporaneo, a partire da venerdì 23 ottobre fino al 9 novembre. Il primo ministro Martin ha ammesso che le misure prese in Irlanda sono “probabilmente le più rigide d’Europa, ma che sono necessarie se si vuole avere l’occasione di “celebrare il Natale in modo significativo”. Il governo irlandese ha preso questa decisione dopo che il National Public Health Emergency Team, incaricato di fornire consulenza sulla pandemia, ha inviato una lettera al ministro della Salute Stephen Donnelly in cui sosteneva che un periodo di chiusura di sei settimane era il minimo necessario per portare il numero di nuovi casi quotidiani a un livello accettabile per il sistema sanitario del paese. In Irlanda, infatti, il numero di vittime è tra i più alti d’Europa: al 19 ottobre, si registravano 1.865 decessi correlati al Covid-19, su un totale di 52.256 contagi finora. 

La limitazione alla libertà di circolazione in Unione europea

Mentre anche la Polonia ha dichiarato l’intenzione di estendere delle misure di lockdown a tutto il Paese a partire da sabato 24 ottobre e la Spagna sta valutando di imporre un coprifuoco notturno (dopo l’esempio di Francia e Slovenia), l’aumento esponenziale dei casi in Svizzera e nel land tedesco della Baviera sta facendo scattare nuove restrizioni alla libertà di movimento e di assembramento e nuovi obblighi di mascherine. La situazione in Europa si sta facendo critica, come ha sottolineato il direttore per le emergenze dell’Oms Michael Ryan: l’aumento vertiginoso dei casi di coronavirus nell’emisfero settentrionale è dovuto al fatto che le persone entrate in contatto con un contagiato “non sono state messe in quarantena per un periodo adeguato”. Anche se ciò “non è accaduto ovunque e in modo sistematico”, Ryan si è detto convinto che questa mancanza sia all’origine dell’aumento del 50% dei contagi nella metà dei 48 paesi dell’area Europa che fanno parte dell’agenzia dell’Onu.

Lo scorso 13 ottobre, il Consiglio Ue ha adottato una raccomandazione per un approccio coordinato alla limitazione della libertà di circolazione in risposta alla pandemia di Covid-19”, che “mira a evitare frammentazioni e interruzioni e ad accrescere la trasparenza e la prevedibilità per cittadini e imprese”. Secondo questa raccomandazione, ogni settimana gli stati membri dell’Ue dovrebbero fornire al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) i dati disponibili sul numero dei nuovi casi registrati per 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni e sul numero dei test per 100mila abitanti effettuati nell’ultima settimana (più il tasso di positività di questi test). Sulla base di tali dati, poi, l’Ecdc dovrebbe pubblicare ogni settimana una mappa degli stati membri suddivisa per zone a seconda del tasso di contagio registrato, al fine di sostenere il processo decisionale dei singoli governi nazionali riguardo alla restrizione della libertà di circolazione da e per l’estero.

Fonte : Wired