Sei ancora qui – I Still See You, la recensione dell’horror/sci-fi

In seguito a un evento catastrofico che ha coinvolto un laboratorio di Chicago, il mondo dei vivi e quello dei morti sono ora strettamente collegati. Gli spettri di coloro che persero la vita in quel drammatico giorno fanno infatti ora quotidianamente ritorno, alle prese con brevi loop temporali durante i quali ripetono costantemente delle attività che svolgevano prima del trapasso.
Dieci anni dopo il drammatico evento i cosiddetti redivivi sono ormai un peso psicologico con il quale i sopravvissuti, legati o meno a essi, devono fare i conti, aspettandosi di vederli spuntare da un momento all’altro in qualsiasi occasione per poi osservarli scomparire nel nulla da lì a pochi istanti.
Veronica Calder, studentessa del liceo che ogni mattina siede a colazione con il fantasma del padre scomparso, è vittima di una nuova e inquietante apparizione, quella di un ragazzo a lei sconosciuto che le lancia una sorta di avvertimento secondo il quale la sua vita sarebbe in grave e imminente pericolo.

I vivi e i morti

Il romanzo alla base, Break My Heart 1,000 Times di Daniel Waters, era potenzialmente ricco di spunti come la sinossi sopra esposta già suggerisce, ma nel passaggio dalla carta allo schermo qualcosa deve essere andato storto.
Sei ancora qui – I Still See You spreca infatti le molteplici dinamiche insite nell’opera alla base e per via di un approccio confuso che guarda ai moderni teen-horror finisce in più occasioni per risultare improbabile e scarsamente avvincente dal punto di vista narrativo.
Il dilemma sul senso di colpa e sul relativo superamento del lutto non trova adeguata forza drammatica, sia per via di una regia più attenta alla messa in scena che per colpa di un cast poco credibile, capitanato da una Bella Thorne mai effettivamente in parte nel corso dell’ora e mezza di visione.

Un nuovo inizio

Al regista Scott Speer piace giocare col fantastico, come recentemente testimoniato dalla mediocre love-story tra due mondi di Endless (2020), ma anche in quest’occasione si preoccupa più della forma che della sostanza.
Se alcuni passaggi visionari possono risultare parzialmente accattivanti dal punto di vista visivo e la messa in scena si mantiene sull’ordine di una generale decenza, a mancare al film è tutto il resto.
Basti pensare che per introdurre il background relativo a quanto avvenuto si ricorre a una lezione scolastica durante la quale l’insegnante interroga i propri alunni sul catastrofico evento di dieci anni prima: quesiti quanto mai tardivi e gratuiti per una classe che ormai convive da anni con tali manifestazioni spiritiche, esclusivamente pensati a favore del pubblico.
Col procedere dei minuti le cose non migliorano e l’insistenza sul tema sovrannaturale alla base del racconto propende per soluzioni orrorifiche mai realmene spaventose o inquietanti, con la tensione che viene meno e i colpi di scena a risultare abbastanza prevedibili nella loro effettiva risoluzione.

Quando poi si citano i presunti fantasmi di Hiroshima e Nagasaki, conseguenti allo scoppio delle bombe atomiche, per trovare dei possibili nessi scientifici, si rasenta il cattivo gusto e un certo pressapochismo nell’avvicinarsi a una realtà come quella spiritica che ancor oggi fa discutere animatamente le antitetiche correnti di pensiero al riguardo.

Tra forzature che si moltiplicano nel sempre più rocambolesco procedere degli eventi e figure poco carismatiche sia tra i “buoni” che tra i “cattivi”, Sei ancora qui – I Still See You perde ben presto di interesse, lasciando l’amaro in bocca per quello che avrebbe potuto essere con maggior intelligenza ed equilibrio di toni e atmosfere.

Fonte : Everyeye