Come funziona il bonus pc e internet che scontenta tutti

Il voucher per aiutare le famiglie con redditi bassi a dotarsi di connessioni a banda ultralarga e dispositivi attraverso la piattaforma Infratel non piace alle aziende

costi-disdetta-telefonica(foto: Getty Images)

I voucher banda ultralarga per le famiglie a basso reddito sono in dirittura d’arrivo, ma dopo cinque anni d’attesa il caos è dietro l’angolo. Esercenti, consumatori e operatori protestano: “Libertà di scelta compromessa, equilibrio di mercato a rischio”. È stata criticata la soglia dei 15 megabit al secondo (Mbit/s) indicata come banda minima garantita in download su una connettività di almeno 30 Mbit/s: piccoli e grandi operatori obiettano a vario titolo che non è chiaro come misurarla o certificarla.

Come funziona il voucher banda ultralarga

Da lunedì 19 gli operatori di rete possono caricare le loro offerte sulla piattaforma di Infratel Italia (l’ente attuatore per conto del ministero dello Sviluppo economico – Mise) e da fine ottobre i consumatori potranno riscattare il voucher. Il bonus da 500 euro varrà sull’abbonamento internet (per uno sconto fra 200 e 400 euro) e su un tablet o pc (per uno sconto fra 100 e 300 euro) incluso nell’offerta dell’operatore e non acquistabile presso altri rivenditori.

Il provvedimento mette a disposizione in totale 204 milioni di euro per una platea di 2,2 milioni di famiglie con Isee sotto i 20mila euro. La misura, immaginata sin dal 2015 quando è partita la Strategia italiana per la banda ultralarga, è arrivata lo scorso agosto con la firma del decreto attuativo da parte del ministro Stefano Patuanelli, sull’ondata di digitalizzazione imposta dalla crisi pandemica, ma sta provocando critiche e malumori tra player e categorie.

La protesta di venditori e consumatori

“Limitare l’acquisto del device tramite voucher solo presso gli operatori telefonici non garantisce al consumatore di scegliere liberamente tra le offerte delle catene di informatica e di elettronica”, spiega Salvatore Fanni, presidente di Grossisti riuniti elettrodomestici (Trony, MiniTrony e Sinergy) che boccia “il provvedimento, che così strutturato affossa in parte le catene del comparto”. Rincara la dose Davide Rossi, direttore generale di Aires, associazione dei retailer specializzati nella vendita di elettrodomestici: “Presenteremo ricorso al Tar insieme ad Ancra e Mediaworld e chiederemo la sospensiva. Si poteva dividere in due il voucher, ma ora questa misura rischia di danneggiarci, i beneficiari del bonus avrebbero potuto recarsi presso uno dei nostri esercizi”.

Parla di “assurdo” e di “consumatori di serie B” Marco Pierani di Euroconsumers: “Il legame fra connettività e device favorisce una leva anticoncorrenziale e fenomeni di lock-in, specialmente tra le fasce di utenza debole meno esperta. Speriamo che con la seconda tranche del voucher si corra ai ripari”. Il piano licenziato dal Comitato banda ultralarga il 5 maggio vale infatti 1,1 miliardi di euro in totale e assegna, in questa prima fase, anche altri 400 milioni per la connettività nelle scuole. I restanti 500 milioni verranno erogati entro fine anno nella fase due, che includerà imprese e famiglie con reddito Isee fino a 50mila euro, e solo per l’abbonamento internet.

L’attuale voucher famiglie prevede che il contratto con l’operatore duri un anno e che il livello di servizio garantisca connettività in download di 30 Mbit/s (banda ultralarga), con banda minima garantita pari ad almeno 15 Mbit/s, a un beneficiario senza contratto internet o comunque raggiunto da un servizio meno performante. “Tuttavia parlare di banda ‘minima garantita’ su connettività ethernet non ha alcun senso per come sono le reti eterogenee di erogazione servizi alla clientela. Si sarebbe dovuto parlare di ‘probabilità di scarto’ oppure ‘banda media efficace’”, spiega Giovanni Zorzoni, presidente dell’Associazione italiana internet provider.

Fibra ottica(foto: Getty Images)

La banda minima garantita

“Il punto è che l’impianto dell’offerta non ha i presupposti per la replicabilità”, secondo Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider, associazione che riunisce i piccoli e medi fornitori di rete in Italia. E spiega: “Non esiste oggi un prodotto wholesale (cioè all’ingrosso) di Tim che consegni 15 Mbit/s di banda minima garantita in download, sui 30 Mbit/s indicati a contratto, e che possa essere messo a disposizione anche degli altri operatori in base al principio di replicabilità dell’offerta, vista la posizione di incumbent di Telecom. Certo, un operatore può attrezzarsi in modo autonomo e con propri armadietti e fibra, ma chi ha bisogno del bitstream di Telecom non può appoggiarsi ad alcun wholesale con 15 Mbit/s, perché ancora non c’è”.

E per quanto riguarda la consegna del pc o tablet, per Bortolotto “non è detto che tutti gli operatori siano avvantaggiati dal ‘bundle’ ‘connettività più device’. Per i più piccoli che non sono dimensionati per fare magazzino o economie di scala ma vorrebbero mantenere i rapporti con i loro clienti potrebbe essere un disturbo all’attività principale, gli utenti tenderanno così a rivolgersi verso i grandi operatori con maggiore capacità”.

Modem (Pixabay)(foto: Pixabay)

Gli ostacoli del progetto

E non è tutto, le difficoltà paventate per i grandi operatori sarebbero “rischi intollerabili”, “pesante manualità” e “rischio di frodi” nella procedura di verifica del diritto del potenziale beneficiario a riscuotere il voucher, con la possibilità di contenziosi. Un’altra criticità riguarderebbe i limiti tecnici e di tempestività nell’aggiornamento delle piattaforme di Agcom per individuare la migliore tecnologia disponibile al civico del cliente e l’impossibilità “di verificare la velocità di download nel caso di tecnologia Fwa”. Difficoltà che renderebbero “indispensabile attendere tale adeguamento prima di procedere all’erogazione dei voucher come immaginata sinora”.

Un quadro insomma non all’altezza della cornice, dove tutti sono scontenti. Il chiodo lo mette Paolo Donzelli, direttore dell’ufficio trasformazione digitale alla presidenza del Consiglio, nel corso di una videoconferenza sul tema organizzata dalla Free Modem Alliance: L’Italia è 25esima in Europa in base all’indice Desi, le famiglie coperte con Vhcn sono solo il 30% rispetto al 44% della media Ue e quelle con velocità maggiore ai 100 Mbps sono il 13,4% rispetto al 25,9% Ue. Non c’è stato l’innesco di un circolo virtuoso domanda e offerta, i voucher sono un piccolo tassello” – osserva – “ora, le priorità sono: infrastrutture (5G, cloud, edge computing), competenze digitali di cittadini e imprese, una classe dirigente capace di lavorare sui dati. Qualcosa dovrà cambiare: questa misura emergenziale doveva arrivare subito dopo il lockdown, ma a cinque mesi dall’approvazione non abbiamo ancora le offerte. E poi: tra Adsl, banda larga e ultralarga siamo sicuri che le famiglie sappiano che tipo di connessione internet hanno in casa?”.

Fonte : Wired