La quarantena eterna dei positivi al coronavirus

La quarantena da 14 a 10 giorni. Ma i conti non tornano. La riduzione dell’isolamento domiciliare introdotta dal nuovo Dpcm non è un “tana libera tutti” – come in molti avevano temuto o sperato – ma forse una corsa ai ripari alla luce dei tempi biblici che si devono attendere prima che la Asl di appartenenza sblocchi la quarantena con un tampone. É tutto fuorché raro restare reclusi in casa anche tre, quattro settimane, aspettando una telefonata che non arriva, e altri due, tre giorni per il risultato del test che dovrebbe sancire la definitiva ‘scarcerazione’. 

Giuseppe e Lara, a casa da 20 giorni 

Raffreddore, mal di gola e qualche linea di febbre, ma è stata l’assenza di olfatto e gusto che ha insospettito Giuseppe e Lara. Marito e moglie, in casa con loro – in un paese in provincia di Caserta – anche il figlio ventenne, con gli stessi sintomi. Al drive in allestito all’ospedale Maddaloni il responso: positivi. Era il 1 ottobre. Inizia il loro isolamento domiciliare, con la Asl che li chiama ogni due giorni e una cura a base di antibiotici e cortisone, “provvidenziale” spiegano al telefono a Today. “I primi tempi non abbiamo avuto problemi. I sintomi erano lievi e la Asl ci chiamava per sentire come stavamo e come andava la cura. Il 12 ottobre ci hanno chiamato per l’ultima volta, poi non si sono fatti più sentire – racconta Giuseppe – Ci hanno detto che avrebbero dovuto farci il tampone il 15 ottobre, dopo 14 giorni dal primo, ma non abbiamo avuto nessuna notizia. Non chiamava più nessuno né per sapere come stavamo né per dirci quando venivano a farci il tampone”. 

Sono loro ad alzare il telefono, ma nessuno risponde: “Abbiamo provato a chiamare. Ci chiamavano da due numeri diversi, uno era di un centralino e l’altro era un fisso a cui non rispondeva nessuno. Tramite alcune amicizie abbiamo chiesto di essere messi in contratto con i responsabili della nostra Asl e abbiamo chiamato questa dottoressa a un cellulare. Ci ha detto che non c’era ancora l’ok della Asl per il secondo tampone (che avrebbero dovuto fare, da regola, 3 giorni prima, ndr). Il giorno dopo, il 18 ottobre, ci ha chiamato la Asl e il giorno dopo ancora, il 19 ottobre, sono venuti a farci il tampone”. 

Oggi, 20 ottobre, Giuseppe e Lara, insieme al figlio, sono ancora a casa ad aspettare l’esito. “Stiamo bene da 12 giorni, non abbiamo più nessun sintomo – spiegano ancora – Ci siamo anche chiesti se e quando ci avrebbero chiamato se non avessimo avuto questa conoscenza”. Il primo pensiero, superata la paura delle malattia, è per il lavoro: “Io ho un’attività con altri soci, ma sono bloccato – si sfoga il signor Giuseppe – Se mi tieni a casa, anche se sto bene non posso comunque lavorare. Dicono dell’economia che subisce danni pesanti, ma questi anche questi ritardi incidono”.

L’attesa di 14 alunni (e 14 mamme)

Dalla Campania al Lazio, stessa situazione. A Roma 14 bambini di una classe elementare sono a casa dal 9 ottobre, da quando un loro compagno è risultato positivo al coronavirus. Scatta l’isolamento domiciliare – per loro e per le mamme – con la promessa di un tampone entro 10 giorni, da effettuare a scuola. Ne sono passati 11 e ancora nessuna notizia. “Stiamo aspettando che la scuola ci chiami per fare il tampone, altrimenti i bambini non possono tornare – fa sapere a Today R.D.C., una mamma – Ci avevano assicurato entro 10 giorni, invece ancora niente, la Asl non dà notizie. Mia figlia è nervosa, non sopporta più questa situazione, e le altre mamme mi dicono lo stesso. La cosa assurda è che mio marito può continuare ad uscire, io invece no perché mia figlia, in quanto minore, ha bisogno della presenza di un tutore per la quarantena. Continuiamo ad aspettare senza sapere nulla”.

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Nella stessa scuola, ci fanno sapere, altre 6 classi sono in quarantena. A voi i conti, ma cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia. 

“Vi racconto l’odissea dei tamponi a Roma”

Fonte : Today