BigPharma manda in fumo l’industria della canapa light

Dal prossimo 30 ottobre l’olio di cannabidiolo (Cbd) diventerà ufficialmente una sostanza stupefacente e, quindi, gli oli in commercio nei negozi saranno da considerarsi illegali. Il ministro Roberto Speranza ha infatti firmato un decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale venerdì scorso, che inserisce nella tabella dei “medicinali a base di sostanze attive stupefacenti” le “composizioni per somministrazione a uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di cannabis”.

Un provvedimento quello del ministero della Salute che rischia di mettere in ginocchio il settore della cannabis light e che va contro anche il parere dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che invece aveva raccomandato all’Italia di non inserire i prodotti a base di Cbd nelle tabelle di medicinali con stupefacenti.

A differenza del Thc che è il principio attivo responsabile dell’effetto psicotropo, il Cbd è la sostanza che possiede capacità rilassanti, antinfiammatorie e antidolorifiche e non a caso, viene utilizzata per il trattamento di diverse patologie. In seguito al provvedimento gli oli con cannabidiolo non potranno più essere commercializzati liberamente. 

Perché gli oli a base di Cbd non saranno più commercializzabili

Ma perché questa decisione? Nella premessa del decreto si fa riferimento al fatto che l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sta valutando una richiesta di autorizzazione all’avvio della commercializzazione “di un medicinale, in soluzione orale contenente cannabidiolo” che avrebbe già ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’agenzia europea del farmaco (Ema). Un medicinale che sarebbe sottoposto ai controlli “attraverso un programma di uso compassionevole, notificato all’Aifa” e impiegato nel trattamento dei pazienti con sindrome di Dravet e sindrome di Lennox-Gastaut, due forme piuttosto gravi di epilessia. 

Di “scelta illogica che penalizza gravemente tutto il settore della coltivazione della canapa, lasciando così campo aperto ai soli colossi farmaceutici” parlano i Parlamentari dell’intergruppo Cannabis legale tra cui Mario Perantoni, Matteo Mantero, Riccardo Magi, Michele Sodano, Enza Bruno Bossio, Paola Deiana, Francesco Berti, Doriana Sarli, Silvia Benedetti. “La decisione, inoltre, è in evidente contrasto con quanto promosso dal Ministero dell’Agricoltura che ha recentemente inserito i prodotti della Cannabis tra le varietà officinali, dando il via alle filiere estrattive dei principi di questa nobile pianta“.

“Mentre nel resto del mondo si supera il proibizionismo, in Italia si ha l’impressione di una tendenza alla criminalizzazione della natura, in contrasto con le politiche di lotta alle mafie, sviluppo sostenibile e potenziamento del settore agricolo in funzione della salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi.”

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Il provvedimento ha gettato nello sconforto un mercato che genera un indotto di 150 milioni di euro e che conta 15mila operatori di un settore già provato dal giro di vite dopo le restrizioni alla commercializzazione delle infiorescenze di cannabis light e in cui l’olio rappresenta più del 50% dell’indotto economico.  

Fonte : Today